Gabriele Tinti racconta The Boxer: un libro tra poesia, boxe e fragilità umana

Lifestyle
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Nel giorno dedicato alla poesia, il 21 marzo, pubblichiamo l’intervista a Gabriele Tinti su The Boxer, libro bilingue edito da Eris Press e ispirato al Pugile a riposo. Un progetto nato in oltre quindici anni che intreccia poesia, arte e pugilato, trasformando la boxe in una metafora dell’esistenza: una forma di resistenza tra corpo e parola, tra limite e immaginazione. Al centro resta una domanda essenziale: cosa rimane dell’uomo quando cade il mito dell’eroe?

ascolta articolo

Il pugile e lo sguardo

Il pugile è seduto. Non esulta, non alza le braccia, non chiede applausi. Respira. Sanguina. Guarda.

E in quello sguardo c’è già tutto: la fatica, la gloria consumata, la vertigine di un corpo che ha combattuto troppo a lungo per poter ancora credere nella vittoria.

Con The Boxer, libro bilingue pubblicato da Eris Press, Gabriele Tinti torna a quella figura – il Pugile a riposo, uno dei bronzi più perturbanti dell’antichità – e la attraversa come si attraversa una ferita: lentamente, senza protezione.

Ne nasce un’opera che è insieme poesia e corpo, parola e colpo, un monologo che rifiuta lo spettacolo e cerca qualcosa di più essenziale.

Perché qui la boxe non è solo sport, non è nemmeno mito. È un linguaggio. È una forma di resistenza. È il punto esatto in cui l’uomo smette di raccontarsi e comincia, finalmente, a mostrarsi.

E alla fine, quando il sangue si deposita e il rumore si spegne, resta solo questo: un uomo.

Intervista a Gabriele Tinti

Un’immagine che ritorna

C’è un momento preciso in cui il Pugile a riposo ha iniziato a parlarti?

«Come sempre, non c’è mai un solo momento. Mi sono trovato di fronte a quell’opera, ma tutto nasce da un accumulo. Avevo già una passione molto forte per il pugilato.

Da bambino mio padre mi portava al palazzetto dello sport a vedere gli incontri. Ricordo che vicino a casa nostra abitava un pugile che aveva raggiunto anche un titolo europeo, e quell’atmosfera mi è rimasta addosso. Poi sono arrivati gli anni di campioni come Sumbu Kalambay, che è diventato anche un caro amico, e andavo a vedere gli incontri anche a Pesaro.

Quell’idea di blood, sweat and tears, sangue, lacrime e sudore, mi è rimasta dentro.

Quando ho incontrato il Pugile a riposo, che è una delle opere più importanti che l’uomo abbia mai realizzato, è stato un colpo di fulmine. Ma un colpo di fulmine preparato: preparato dalla mia vita, da quello che avevo visto, da quello che mi aveva già emozionato. Alla fine, tutto dipende sempre da quello che sei, da quello che hai vissuto.»

Quindici anni di scrittura

Il libro raccoglie più di quindici anni di scrittura. Come si è evoluto il tuo rapporto con questa figura?

«È una lunga storia d’amore, con alti e bassi. Non è mai stata una relazione lineare.

Nel tempo è cambiata la mia poesia. E questo si vede anche nel libro: ci sono testi più antichi, più scomposti, più irregolari, e poi c’è una scrittura che si è fatta via via più essenziale.

C’è quella parte scandita dal tic tac, che è il tempo del pugile. Il pugile vive nel tempo: i dodici round, i tre minuti di ogni round, il tempo in cui deve trovare una soluzione, imporre la propria volontà, mentale e fisica.

Ho scritto molto di più di quello che poi ho selezionato. Ho scelto pochi testi e li ho messi insieme come se fossero un closet drama, una sorta di monologo per una sola voce.

Non è teatro, non è spettacolo. È qualcosa di antispettacolare: niente scena, niente apparato, solo una voce che legge. Però allo stesso tempo ha una sua coerenza interna, quasi fosse un piccolo libretto teatrale.»

Approfondimento

A Milano Kevin Spacey dà voce ai Divine Echoes di Gabriele Tinti

La boxe come linguaggio

La boxe nei tuoi versi diventa una metafora dell’esistenza.

«È una metafora potentissima. Il pugile, prima di ogni cosa, combatte con l’ombra. Si allena con l’ombra, quindi combatte con se stesso.

La poesia è sempre una forma di resistenza contro forze che ci trascendono. Non sappiamo quali siano, ma sappiamo che ci finiranno.

Lottare contro queste forze, lottare contro se stessi, è quello che l’uomo fa. E nel modo più alto lo fa attraverso la poesia. Ma anche attraverso il pugilato, che per me è davvero una nobile arte.

Walter Pater parlava della boxe come di una delle belle arti, al pari della musica e della letteratura. Perché in fondo è il conatus dell’esistenza: quella spinta a vivere, anche quando sei alle strette, quando stai soffocando, quando stai per annegare e cerchi comunque di tornare a galla.

La poesia è resistere alla morte con le parole.

E la boxe è la sua metafora perfetta.

Sei sempre all’angolo, anche quando stai dominando. Combatti qualcosa che va oltre il ring.

Per questo è uno spettacolo crudele, ma anche uno dei pochi che davvero libera. Ti mette davanti a domande radicali: cosa può un corpo? cosa può una mente? fino a che punto vogliamo che uno sopraffaccia l’altro?

Approfondimento

Trafugarte, Willem Dafoe legge Tinti davanti al Giuda di Rubens

L’immagine del pugile a riposo

Nel libro ritorna spesso l’immagine del pugile a riposo, sospeso.

«È l’immagine della scultura. Il pugile è seduto, ferito, segnato: le orecchie deformate, il volto tumefatto, il corpo che porta i segni della lotta.

Ma la cosa più potente è quel gesto: il voltare il capo verso qualcosa che non vediamo.

Non sappiamo cosa stia guardando. Gli studiosi hanno formulato molte ipotesi. Una delle più suggestive è che si volga verso la Vittoria alata, in attesa di essere incoronato.

Ma nei Greci c’è sempre una densità di significato. La Vittoria è alata perché è destinata a sfuggire. La felicità è un istante.

Quindi sì, è un vincitore — perché i Greci rappresentavano solo vincitori — ma è anche un uomo segnato, appesantito, quasi schiacciato dalla sua stessa vita.

Non è un eroe glorioso. È un uomo che ha vinto, ma portandosi addosso il peso di tutto ciò che ha attraversato.

Eppure, alza lo sguardo. Perché l’uomo è colui che guarda verso l’alto, che non si accontenta.»

Approfondimento

Willem Dafoe tra il Giuda di Gabriele Tinti e L’ultima cena di Rubens

Un uomo, non un eroe

“Più si è feriti e più si è grandi. E più si è vuoti.”

«Sì, ma non è un libro epico. Non c’è retorica.

Il pugile è un uomo. È fragile, è sconfitto anche nella vittoria.

Questi testi non celebrano la vittoria, la mettono in crisi. Dentro c’è un’immagine che è quella della scultura, ma anche tutte le storie dei pugili che ho conosciuto, e le mie idee su di loro.

Il paradosso è proprio questo: più si è feriti, più si è grandi. Ma allo stesso tempo ci si svuota.

E allora la domanda è: siamo davvero speciali? Oppure siamo solo materia che si è evoluta fino a credersi qualcosa di più?»

Approfondimento

Abel Ferrara e Gabriele Tinti, tra arte e poesia, tra Davide e Golia

Arturo Gatti

Hai un pugile che senti vicino?

«Arturo Gatti. Non era il più grande, ma si dava completamente. Riempiva le arene.

Il pugile allo stato puro è desiderio di morte. Molti hanno avuto vite tragiche. Gatti è morto in modo tragico, forse suicida, forse no.

Il pugilato muove qualcosa di profondissimo. Anche oggi è uno degli sport più seguiti e più pagati.

Perché ti mette davanti a domande fondamentali: cosa può un corpo? cosa può una mente? fino a che punto siamo disposti ad andare?»

Approfondimento

Hungry Ghosts, l'intervista agli autori del libro

La voce e l’attore

Che cosa succede quando un attore legge i tuoi versi?

«Ogni volta è un’emozione diversa.

Gli attori portano la loro personalità, il loro talento. Arricchiscono sempre il testo.

Io lo leggerei in un modo molto più intimo, forse troppo. Diventerebbe quasi una preghiera, una litania.

Loro invece lo trasformano, inevitabilmente, in qualcosa di più aperto, più condivisibile.»

Una voce, nessuno spettacolo

Le presentazioni del libro saranno tra Stati Uniti e Italia.

«Saranno letture semplici, antispettacolari.

A New York ci sarà probabilmente John Turturro o Michael Pitt. A Milano Abel Ferrara. A Roma Alessandro Haber.

Contesti diversi, certo, ma sempre la stessa idea: una voce, un testo.»

Il corpo non mente

Se oggi la boxe continua ad attrarre così tanto, forse è perché resta uno degli ultimi luoghi in cui il corpo non può mentire. Non c’è narrazione che tenga: ogni colpo è reale, ogni resistenza è visibile.

È lo stesso spazio che attraversa The Boxer. Un territorio in cui la parola prova a fare quello che fa il corpo sul ring: restare.

Se questo libro fosse un cocktail, si chiamerebbe Resting Boxer.
Un drink secco, essenziale: whisky torbato, vermouth rosso, una goccia di bitter. Niente zucchero. Nessuna concessione.

Un gusto che non cerca di piacere, ma di restare.

E alla fine, come nel bronzo da cui tutto nasce, non resta uno spettacolo.
Resta uno sguardo.
E in quello sguardo, soltanto un uomo.

Il progetto The Boxer

TThe Boxer è un piccolo volume che raccoglie una selezione di poesie scritte da Gabriele Tinti tra il 2009 e oggi, ispirate al Pugile a riposo — uno dei rarissimi bronzi originali giunti fino a noi dall’antichità — e, più in generale, al mondo della boxe.

Il libro, bilingue (italiano e inglese), sarà pubblicato nei prossimi mesi da Eris Press (New York), all’interno della collana Eris Gems.

Negli anni, queste poesie sono state lette da attori come Burt Young, Kevin Spacey, Robert Davi e Franco Nero, in sedi come il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e il J. Paul Getty Museum.

Un verso tratto da questi testi ha dato il titolo alla mostra Strike Fast, Dance Lightly, organizzata dalla FLAG Art Foundation di New York, con opere di artisti come George Bellows, Edward Hopper ed Ed Ruscha, poi presentata anche al Norton Museum of Art di Miami nel 2024.

Le presentazioni del libro si terranno tra Stati Uniti e Italia, con letture previste a New York, Milano e Roma.

Questo percorso — fatto di letture, collaborazioni e attraversamenti tra arte e parola — è stato reso possibile anche grazie al sostegno di realtà come Robilant+Voena (New York e Milano) e il Palazzo delle Esposizioni a Roma, che continuano a sostenere ciò che nella poesia non promette nulla, se non la sua stessa necessità.

Lifestyle: I più letti