Assorted Crisis Events, il fumetto sci-fi che racconta le crisi della contemporaneità
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La serie scritta da Deniz Camp (Absolute Martian Manhunter, Ultimates) coi disegni di Eric Zawadzki e i colori di Jordie Bellaire trasforma l'archetipo delle crisi nel tempo e nello spazio in uno strumento di critica sociale, tra sfruttamento e consumismo capitalistico e tensioni xenofobe
Il flusso temporale si è rotto e ripararlo appare impossibile. Tutto e il contrario di tutto si incontra sullo stesso piano spaziale e temporale in Assorted Crisis Events, serie antologica sceneggiata da Deniz Camp, astro nascente del fumetto americano (suoi gli acclamatissimi Absolute Martian Manhunter per DC Comics e Ultimates per Marvel Comics) coi disegni di Eric Zawdzki e i colori di Jordie Bellaire, già candidata agli Eisner come miglior serie, miglior numero unico, migliore sceneggiatore, migliore disegnatore e migliore colorista.
Crisi nel tempo e nello spazio
Assorted Crisis Events decostruisce il topos fumettistico delle crisi, tipiche del contesto supereroistico in particolar modo marchiato DC Comics, mettendo al centro della storia persone comuni le cui vite sono stravolte da anomalie temporali e dimensionali dagli esiti imprevedibili e pericolosi. La serie è pubblicata negli Usa da Image Comics e portata in Italia da Panini Comics, che ha ospitato Camp al recente Napoli Comicon, ed è una vera ventata di aria fresca nel panorama fumettistico internazionale.
Cinque storie nel primo volume
Il primo volume italiano contiene le prime cinque uscite: la quotidianità di una ragazza costretta a muoversi in un mondo in cui epoche diverse si mescolano sullo sfondo di improbabili set cinematografici; il trauma permanente di un immigrato di prima generazione costretto a lavorare, immerso nel peggiore sfruttamento, in un mattatoio che finisce per essere attaccato da predatori e killer ancora più letali dell’uomo; l’incontro di due universi paralleli popolati da doppelganger che dopo un inizio di convivenza apparentemente pacifica finiscono per scontrarsi con la diffidenza e la xenofobia; la storia di un uomo la cui vita scorre a una velocità incontrollabile privandolo di esperienze e ricordi; il dramma di una giovane donna incastrata in un loop temporale fatto di abusi e violenze.
Una potente allegoria
Camp dissemina il racconto di dettagli allegorici, a partire dall’orologio guasto che Ashley cerca di far riparare nel primo racconto, ultimo lascito dei suoi genitori e di un mondo che non esiste più. A livello metanarrativo appare lodevole e riuscitissimo il tentativo di utilizzare l’archetipo narrativo della crisi nel tempo e nello spazio per raccontare in maniera critica la nostra società: dall’iperconsumismo capitalistico preso di mira nel secondo racconto all’allegoria del trauma del quinto.
I drammi della contemporaneità
A essere candidato all’Eisner come miglior one shot è il numero 4, storia di Mickey che nel giro di poche ore passa dalla condizione neonatale a quella di anziano, senza riuscire ad assaporare i momenti cardine della sua vita di cui viene a conoscenza solo attraverso l’incontro con gli altri. Ma forse il vero gioiello è il numero 3, che racconta di come gli abitanti di Tierrah 2 siano stati costretti a lasciare le loro case dopo un devastante incendio per cercare rifugio dai loro gemelli di Tierrah 1, di come l’odio per lo straniero riesca a prendere il sopravvento sebbene lo straniero sia tale e quale a noi e di come la politica cavalchi questo sentimento.
Un personaggio ricorrente
Assorted Crisis Events è una serie antologica, come detto, ma i cui racconti appaiono chiaramente uniti da un unico filo rosso incarnato in un personaggio ricorrente che si aggira per le strade nei vari mondi, una sorta di vagabondo della crisi dotato di jetpack sulle spalle, testimone di tutto ciò che accade, portatore forse di una risposta. Un singolo e sottile elemento di trama orizzontale che potrebbe legare le splendide trame verticali, già perfette in realtà presa ognuna di per sé.
Un eccellente comparto grafico
I disegni di Eric Zawdzki, esaltati dai colori di una delle più note professioniste del settore qual è Jordie Bellaire, si caratterizzano per uno stile morbido, mai troppo realistico, e sono accompagnati da una regia e da uno storytelling sapienti, caratterizzati da un grande dinamismo tanto sulla singola vignetta quanto nella gestione di pagine in cui spesso i confini tra gli spazi vengono superati con scelte grafiche che trascendono la gabbia e la rigida divisione in vignette sequenziali. Ci si trova così spesso trascinati nello stesso vortice temporale che travolge i protagonisti, trasportati direttamente dentro la storia. Una lettura fondamentale, tra le migliori del 2026 e probabilmente non solo.