Dopo l’Epifania si torna alla vita quotidiana, smontando le decorazioni e riordinando tutta la casa. Ma c’è una tradizione antica, quella della festività che ricorda la presentazione di Gesù al Tempio, per la quale bisognerebbe aspettare altri 40 giorni prima di riporre tutto negli scatoloni
L’Epifania è passata e con essa termina anche il periodo natalizio. I bambini tornano a scuola, le attività lavorative riprendono a tempo pieno e le luci, gli addobbi e l’albero di Natale possono essere smontati e riposti in cantina fino al prossimo anno. Tradizionalmente, in Italia, il 6 gennaio (o al massimo il 7) sono i giorni dedicati a mettere via tutte le decorazioni. Le tradizioni però sono tante molto diverse tra loro: c’è, ad esempio, la festività della Candelora che cade il 2 di febbraio e che, con la sua antica usanza, viene incontro a chiunque voglia godere dell’atmosfera natalizia ancora per qualche settimana.
Cos’è la Candelora
La festa della Candelora ha un’antica radice cristiana: si tratta infatti del giorno in cui Gesù, 40 giorni dopo la sua nascita, viene presentato al Tempio di Gerusalemme. Si celebra il 2 febbraio e nella liturgia cattolica corrisponde al giorno della Purificazione di Maria. Da qui il termine popolare di Candelora per indicare la festività perché le candele, benedette durante la celebrazione, sono simbolo di luce e purezza.
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La fine del periodo natalizio
Di fatto, quindi, secondo la tradizione della Candelora, il giorno effettivo in cui si chiude il periodo natalizio è proprio il 2 febbraio, con la presentazione di Gesù al Tempio che rappresenta la fine della sua infanzia e il vero inizio della sua vita nel mondo. Per questo lo smontaggio di albero e altre decorazioni dovrebbe aspettare altri 40 giorni: in attesa del giorno delle Candelore che portano simbolicamente luce anche nelle nostre case e consentono di dire salutare serenamente il Natale fino all’anno successivo.