Trevi: "I luoghi insignificanti? In realtà sono spesso ricchi di significato"

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Filippo Maria Battaglia

©IPA/Fotogramma

Torna in libreria "L'onda del porto", un taccuino di viaggio scritto dal vincitore del Premio Strega nel 2021. Che durante "Incipit", la nostra rubrica di libri, racconta: "Non dobbiamo illuderci che il piccolo equivalga all'universo: tutti i microcosmi sono una rappresentazione infedele del macrocosmo"

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Tecnicamente, quello di questa settimana è un libro di viaggio. Si intitola "L'onda del porto" è stato scritto nel 2005 da Emanuele Trevi e, a quasi vent'anni dalla sua prima edizione, è da poco tornato in libreria per i tipi di Neri Pozza.

È il 2005 infatti quando il critico e scrittore (che nel 2021 ha vinto il premio Strega con "Due vite") decide di partire per l’India a pochi mesi dallo tsunami che ha provocato oltre 200mila vittime. Il punto è che quel taccuino di viaggio, nelle mani di Trevi, si trasforma presto in un  libro di sfuggente definizione, in bilico tra racconto, diario e divagazione. 

"Il luogo insignificante è un luogo che brulica di significato"

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 "Chiunque vada in India - racconta Trevi durante 'Incipit', la rubrica di libri di Sky TG24 - sa che ci sono la Lonely Planet del Nord e quella del Sud, e uno così si orienta: il rilievo è dato da un bel monumento, da un buon albergo o da un ristorante raccomandato. Ecco: a me, invece, ciò che ha sempre colpito è invece quanta realtà sfugga alle descrizioni orientate sull'importanza delle cose. Perché spesso il luogo insignificante è un luogo che brulica di significato, in cui può capitare di restare incantati dall'osservazione di dettagli trascurabili che in India sono particolarmente evidenti per un certo modo di vivere il tempo assai diverso dal nostro".

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Con queste premesse, inevitabile che il viaggio di Trevi si concentri nel racconto di una quotidianità distante dalle rotte più solcate, nutrendosi dei particolari di "un paesaggio immenso che diventa così piccolo da poter essere trattenuto quasi in una mano".  Ma attenzione, avverte Trevi: "Non dobbiamo illuderci che il piccolo equivalga all'universo. Tutti i microcosmi, a eccezione di quelli dei maghi, sono una rappresentazione infedele del macrocosmo. E tuttavia - conclude il critico - il microcosmo, con tutti i suoi limiti, resta pur sempre un’immagine credibile del mondo. Per questo, crea tra chi scrive e il lettore una specie di comunità".

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