Trevi a Sky TG24: "Per scrivere un grande racconto serve trovare la distanza ideale"

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Filippo Maria Battaglia

© Ipa

Minimum fax  riporta in libreria un ritratto di Cesare Garboli dedicato ad Antonio Delfini. Ne firma la prefazione il critico e scrittore, che durante la rubrica di libri di Sky TG24 spiega: "Se andiamo troppo vicino a una persona, quella descrizione diventa ingovernabile. Se ci spostiamo troppo indietro, rischia di essere troppo simile a tutte le altre. Per questo, dobbiamo trovare il punto in cui la sua unicità è visibile"

Il libro di cui parla Emanuele Trevi in questa intervista si intitola "Un uomo pieno di gioia", l'ha firmato un grande critico (Cesare Garboli) ed è dedicato a una delle voci irregolari del nostro Novecento (Antonio Delfini). L'ha pubblicato Minimum Fax (con la prefazione proprio di Trevi) e tra le altre cose offre la possibilità di riflettere sulla letteratura e sulle sue priorità. 

"Quando oggi parliamo di libri - racconta Trevi durante 'Incipit', la rubrica di Sky TG24 - lo facciamo perlopiù attraverso il loro contenuto. Un maestro della critica come Garboli ci ricorda invece come la comprensione del mondo non abbia alcun valore estetico. Quando noi, di un libro, diciamo ad esempio che ha anticipato la globalizzazione, o spieghiamo che si ribella alla cultura digitale, in realtà non abbiamo detto nulla: il contenuto di quel libro, infatti, è uguale a un articolo di giornale che posso leggere con più rapidità e con più risparmio di tempo, ricevendo magari una comprensione del mondo più chiara  e razionale. Garboli, durante la sua vita, si è ribellato innanzitutto a questa cosa qui, spiegandoci come il movimento della scrittura non abbia nulla a che fare con ciò che di cui noi possiamo fare un riassunto".

“Trovare il punto in cui l'unicità è visibile”

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Non solo. "Scrivere un grande racconto come questo di Garboli su Delfini - nota sempre Trevi - significa anche aver colto il momento giusto per scriverlo, che equivale alla distanza ideale, all’aurea proporzione tra l’esperienza e la scrittura". E visto che lo stesso Trevi, nel suo ultimo libro ("Due vite", candidato allo Strega), si è sperimentato nel racconto e nel ricordo delle persone e delle amicizie, sembra quasi inevitabile chiedergli quanto conti in una storia quella distanza.

"Se noi andiamo troppo vicino alla persona che vogliamo descrivere,  quella descrizione diventa ingovernabile; se ci spostiamo troppo indietro, rischia di essere troppo simile a tutte le altre". "Per questo - osserva  - serve trovare il punto in cui l’unicità di quella persona è visibile", prima di aggiungere che c’è un'altra cosa che ha imparato da Garboli, e cioè che "la posizione del tempo rispetto all’avvenimento determina la forma di quell’avvenimento". E qui Trevi torna di nuovo ai libri: "Quanti sono - si domanda - quelli che ci hanno davvero cambiato la vita? Otto-dieci forse, ma questo non vuol dire che gli altri siano brutti, o che abbiamo abbiamo sbagliato a leggerli e a comprarli. Significa solo che l’appuntamento è stato mancato: sono arrivati troppo presto o troppo tardi, e per questo hanno fatto parte solo della nostra cultura. Una cosa bellissima, certo, ma che non ha il potere di orientare la nostra vita interiore".

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