"Per scrivere bene basta fare l'anatra": il podcast sui libri con Trevi e Veronesi

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Filippo Maria Battaglia

E' online la prima puntata di una serie di Sky TG24 dedicata ai libri e alla scrittura. Tra gli ospiti, oltre al vincitore del Premio Strega e all'autore di "Due vite", anche Gian Arturo Ferrari e Fabio Stassi. IN FONDO ALL'ARTICOLO I LINK PER ASCOLTARE IL PODCAST INTEGRALE

Cosa significa scrivere? E soprattutto: come si deve scrivere per fare buona narrativa e buona letteratura? Una delle riposte più efficaci riguarda un'anatra e arriva da Raffaele La Capria: “Se dovessi proprio dire qual è lo stile che preferisco - scrive - dirò che è quello dell’anatra, che senza sforzo apparente fila via tranquilla e impassibile sulla corrente del fiume, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano: ma non si vedono.” La Capria racconta così un esercizio faticoso e invisibile, solo apparentemente neutro ma in realtà straordinariamente letterario.

 

Ed è questo il tema della prima puntata del podcast di Sky Tg24 "Tra le righe" dedicato ai libri e  in particolare a "Il grande equivoco della scrittura". A parlarne nella prima puntata del podcast sono quattro autori: Emanuele Trevi, Sandro Veronesi, Fabio Stassi e Gian Arturo Ferrari (nel video un'anteprima, in fondo all'articolo trovate i link per ascoltare l'integrale).

Trevi: "La materia prima della letteratura è la voce"

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"La materia prima della letteratura è la voce - dice Trevi -  La bruttezza in letteratura si annida nell’eufemismo". Prima di aggiungere: "Non voglio dire che la scrittura debba essere un magnetofono; e però la letteratura efficace, cioè quelle che ha una resa emotiva del mondo, si raggiunge quando la scrittura ha un’idea di resa di come parliamo. Non è il contrario scrivere, scrivere è una rappresentazione della voce".

 

Veronesi: "La realtà aumentata c'è dai tempi di Victor Hugo"

Semplice no? Mica tanto. Per molti anni, una parte rilevante di critici, giornalisti, letterati è andata in direzione opposta; lo stile cristallino ha finito così col coincidere, in una concezione distorta e autoreferenziale, con una versione riduttiva e schematica della parola e della realtà.

A farne le spese sono stati quei grandi scrittori che, come Alberto Moravia, hanno dedicato la propria opera a un obiettivo: produrre, coi propri romanzi e con le proprie storie, una quantità maggiore di realtà. A ricordarlo è Sandro Veronesi: "Molte delle belle menti delle lettere italiane - racconta durante il podcast - sono schierate contro l’idea che il romanzo abbia verità. Io invece sono dell’idea come dice Moravia che ne può portare più di quella che c’è: la realtà aumentata nella letteratura c’è dai tempi di Victor Hugo".

 

Ferrari: "La letteratura non è una forma di espressione univoca"

La pensano più o meno così Fabio Stassi (che con Minimum Fax sta riscoprendo molti grandi narratori del Novecento italiano) e Gian Arturo Ferrari, una lunga esperienza editoriale culminata con la direzione dell’intera divisione Libri Mondadori.

Questa forma di dimenticanza, racconta ad esempio Ferrari, è probabilmente la spia di qualcosa di più ampio, e in particolare di ciò che la letteratura non dovrebbe mai essere. "Da parte di moltissimi - dice l'autore di "Ragazzo italiano" - c’è il desiderio di ridurre l’immenso continente della letteratura a un’unica forma di espressione, ma non è così. La letteratura e la narrativa sono belle, o meglio sono meravigliose, proprio perché c’è tutto: si può navigare dentro senza annoiarsi e senza stancarsi mai"

Come ascoltare la puntata

 

La prima puntata del podcast "Tra le righe", dedicata a "Il grande equivoco della scrittura", si può ascoltare:

sul sito di Sky Tg24

su Spotify

su Spreaker

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