Troppo facile amarti in vacanza, Giacomo Bevilacqua: "L'Italia con gli occhi di Linda"

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Gabriele Lippi

Nel nuovo romanzo a fumetti dell'autore di "A Panda piace", una ragazza lascia un'Italia sempre più isolata e preda dei suoi vizi. Un racconto distopico on the road che è critica e riflessione sulla società attuale. Con un pizzico di speranza in un futuro migliore

Linda ha lasciato un biglietto attaccato al portone di casa, ha preso lo zaino, la sua cagna Follia, ed è partita. Si apre così Troppo facile amarti in vacanza (Bao Publishing, 240 pagine, 21 euro), ultimo romanzo a fumetti di Giacomo Bevilacqua, in arte Keison, papà di A Panda piace e molto altro. La prima tavola raffigura il Colosseo, a tutta pagina, in una giornata di sole di quelle che rendono Roma ancora più bella e che fanno male al cuore di chi la deve lasciare. Non a quello di Linda, che di quella città non ne può più, di quell’Italia imbruttita nell’animo non ne può più. E nel suo viaggio verso Nord, Linda incontrerà tutte le ragioni che l’hanno spinta verso quella scelta ma anche una per provare a restare.

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Quella di Troppo facile amarti in vacanza è un’Italia distopica. Come l’ha costruita?
Quello che ho immaginato è un’Italia che ha numerose zone nere su Google Maps, un Paese completamente invaso dalla "fog of war" tipica dei videogame, dove vieni a conoscere la mappa solo man mano che avanzi. Così noi la vediamo solo attraverso gli occhi di Linda, vediamo quello che lei vuole mostrarci, il resto non ci è dato sapere com’è. Vediamo le brutture perché sono le conferme che lei cerca nell’andarsene.

Perché ha scelto una protagonista femminile?
A parte A Panda piace, in realtà, i protagonisti di tutti i miei fumetti sono donne. Con personaggi femminili posso attingere a un range emozionale molto più ampio e considero più affascinante l’idea di scrivere personaggi femminili, mi annoio molto meno, è una sfida continua. Per farlo, spesso, mi rivolgo ad amiche e alla mia compagna, mi faccio aiutare da loro, è uno studio continuo. In questo caso particolare, il senso è quello di un riscatto in generale, visto che oggi ci sono tante voci femminili forti ma inascoltate e volevo trasmettere questa rabbia e urgenza di comunicare. Ho pensato di poter essere un portatore di quel messaggio nonostante non faccia parte della categoria che lo lancia.

Si direbbe femminista?
Senza dubbio, non è che mi ci scopra ora, lo sono sempre stato. Sono cresciuto in una famiglia femminista e matriarcale. Il femminismo non è appannaggio esclusivo delle donne, l’uguaglianza è una lotta che sento così come la lotta alla violenza contro le donne, sono contro il razzismo e a favore del Ddl Zan. Mi sono sempre espresso in questo senso fin dai tempi di A Panda piace.

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Ed è semplice trattare certe tematiche essendo uomo?
Passi falsi ne ho fatti, in quanto autore e da utilizzatore dei social. Qualche battuta, qualche vignetta presa fuori contesto e fraintesa, o anche qualche errore mio. Ne ho fatto tesoro e non li ho più ripetuti. Sono pur sempre un maschio etero cisgender, gli errori si fanno, l’importante è non ripeterli. Inoltre, quando facciamo un libro abbiamo un dialogo con un lettore o una lettrice, siamo soli con chi ci legge in quel preciso istante, quando postiamo sui social siamo invece davanti a una platea ed è giusto che la platea dica la sua.

La cancel culture esiste?
Sul punto si è espresso bene Michele, Zerocalcare su Internazionale. Quando fai degli errori spesso non li vedi come tali, serve qualcun altro a farteli notare. Poi bisogna capire da dove arrivano queste critiche, avere capacità di discernimento. Infine, il contesto fa la differenza per chi scrive e racconta storie. Se sei capace di creare un contesto, puoi dire quello che ti pare. Quelli che si lamentano che non si può più dire niente non sono in grado di farlo o sono pigri e non gli va.

Da dove nasce l’ispirazione per Troppo facile amarti in vacanza?
Chiaramente La strada di Cormack McCarthy, tutto parte da lì. Poi però devo dire che ho attinto molto dal mondo videoludico, di cui sono grande appassionato. The Last of Us è un titolo a cui devo molto e non lo nascondo, mi ha coinvolto emotivamente. Anche Zelda Breath of the Wild. Amo le opere in cui il lettore è parte attiva nel processo creativo.

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Il fumetto comprende una serie di vignette e tavole completamente nere.
Dovevano esserci anche in Il suono del mondo a memoria, una serie di silenzi simili, poi però ho trovato un mio taccuino di appunti presi a New York e ci ho messo dentro quelli come se fossero appunti di Sam. Mi sono fatto prendere dall’horror vacui, stavolta ho avuto la forza e il coraggio di superarlo e lasciare che fosse il lettore a riempire quegli spazi neri con le sue emozioni.

Il libro contiene una serie di personaggi secondari allegorici che Linda incontra nel suo viaggio.
Sono partito dall’idea di raccontare l’Italia attraverso una serie di storture che fossero facilmente riconoscibili. Ho preso i peccati capitali e li ho trasformati in macchiette tirando all’estremo delle dinamiche che esistono anche oggi. Sono personaggi caricaturali e stereotipati, ma che secondo me sono inquietantemente simili ad alcuni personaggi realmente esistenti nel nostro Paese. Ormai questo è il metodo di comunicazione più adatto a raggiungere le persone, e alla fine l’Italia ne è diventata lo specchio.

La sua è un’Italia uscita dall’euro…
Sì, e spiego anche che a un certo punto, nel tempo che intercorre tra oggi e i fatti narrati, si sono chiuse persino le frontiere di internet. Il contesto è quello di un nazionalismo talmente estremo che se vuoi comunicare con qualcuno fuori dall’Italia devi mandare delle lettere. Sono accenni brevi che inserisco nel libro, ma ci sono.

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È preoccupato per il futuro dell’Italia?
Sono nato e cresciuto in Italia, sto qui da sempre, ho visto tante persone in gamba andarsene per cercare opportunità che qui non trovavano. Sinceramente sì, sono preoccupato. Abbiamo fatto errori, li abbiamo scoperti ma non abbiamo fatto niente per correggerli. L’unica cosa che facciamo è che ciclicamente, quando le cose vanno troppo male, ci affidiamo a dei tecnici. Una cosa terribile perché dimostra che non abbiamo politici lungimiranti. Anzi, coi social che accelerano i processi comunicativi la situazione è persino peggiorata, ogni giorno è un giorno zero e si può dire tutto e il contrario di tutto. In un Paese che già ha poca memoria storica, questo è molto preoccupante.

Internet fa male?
Internet è il luogo in cui tutti questi processi avvengono, nel male come nel bene. È anche il terreno su cui avvengono le battaglie per i diritti civili e l’ambiente, e questo fenomeno si è ulteriormente amplificato durante la pandemia. Ecco, spero che ora ci sia un effetto rebound che ci riporti a tornare nelle strade e nelle piazze.

Il finale, però, lascia spazio all’ottimismo, alla possibilità di ritrovare l’umanità. C’è speranza?
C’è. La vedo arrivare dalle persone più impensabili, i giovani, ragazzi e ragazze che stanno crescendo con una serie di valori e hanno capacità di discernimento. Eppure i giovani sono sempre stati i meno ascoltati all’interno di questo Paese che è demograficamente vecchio. Il finale è un inno a tutti quelli che si sono rotti di questa situazione eppure restano e combattono. Spero che sappiano prendere il buono che c’è da internet e che il loro fuoco resti acceso e porti dei cambiamenti effettivi. 

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Troppo facile amarti in vacanza, Giacomo Keison Bevilacqua, Bao Publishing, 240 pagine, 21 euro - Bao Publishing

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