Il prestito Sure per pagare la cassa integrazione

Economia

Lorenzo Borga

All'Italia arrivano dall'Europa 27 miliardi e mezzo in prestito per pagare la cassa integrazione e i bonus per sostenere il mercato del lavoro. Il monitoraggio di Sky TG24

Missione Recovery è il nuovo monitoraggio di Sky TG24, sugli aiuti europei al nostro paese. Traccia i progressi sul Next Generation Eu, sui prestiti di Sure e del Mes e sui finanziamenti della Banca europea per gli investimenti. Gli articoli vengono aggiornati periodicamente.

 

Sure, il nuovo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione, è un altro prestito d’emergenza messo a disposizione dall’Unione europea. In pratica serve a finanziare la cassa integrazione e le altre spese che gli stati europei hanno sostenuto per contenere la crisi occupazione durante e dopo i lockdown.

Si tratta di un fondo che può raggiungere i 100 miliardi di euro, di cui per ora ne sono stati richiesti 87. All’Italia sono riservati 27 miliardi e mezzo, più di tutti gli altri paesi, seguita da Spagna con 21,3 miliardi e Polonia con 11,2.

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La somma destinata a ogni paese viene calcolata sulla base dell'aumento repentino della spesa pubblica per misure di sostegno al mercato del lavoro subito dai paesi europei. Il prestito per ora è stato richiesto da 16 stati su 27.

 

Fondi promessi all’Italia – 27,4 miliardi euro di prestiti

Fondi pagati all’Italia – 0 miliardi di euro

Quando arriva 

Gli stati a metà settembre avevano fornito le garanzie, pochi giorni dopo il Consiglio dei capi di stato e di governo aveva approvato i prestiti, e inizio ottobre invece la Commissione europea si è detta pronta ad andare sul mercato e trovare risparmiatori pronti a prestare i soldi. Ha infatti annunciato che la prima transazione avverrà nella seconda metà di ottobre. Secondo fonti tecniche, Sure dovrebbe essere finanziato attraverso due emissioni da 10 miliardi ciascuna entro la fine dell’anno.

Come funziona Sure

Il prestito Sure è per gli stati membri, ma per trovare i soldi la Commissione si indebita autonomamente sul mercato finanziario e consegna successivamente il prestito ai paesi. In questo modo gli stati possono beneficiare di un tasso di interesse molto basso, o per giunta negativo, di cui gode la Commissione vista la solidità finanziaria e politica dell’Unione europea (a cui attribuito il rating più alto dalle agenzie internazionali).

 

È per questo motivo che paesi solidi come Francia e Germania non hanno richiesto i fondi, perché possono farsi prestare i soldi dai risparmiatori a tassi molto vantaggiosi, più di quelli offerti dalla Commissione europea. 

 

La forma che verrà utilizzata sarà quella delle obbligazioni sociali, vale a dire prestiti concessi per sostenere obiettivi sociali e risolvere problemi che possono danneggiare il benessere della popolazione. In questo caso l’obiettivo è alleviare l’impatto sociale devastante del coronavirus sui cittadini europei. Perciò gli stati dovranno rendicontare le spese che faranno con i soldi del prestito Sure, per garantire agli investitori che i loro soldi saranno utilizzati per questi scopi.

Come li spenderà l’Italia

Il governo italiano ha già chiarito che intende spendere i soldi di Sure per finanziare la cassa integrazione da marzo in poi, i bonus per i lavoratori autonomi, lavoratori dello spettacolo, agricoltori e altre categorie, i contributi a fondo perduto per autonomi e imprese individuali, i soldi per il congedo parentale e il voucher baby sitter. In tutto si tratta di una spesa attorno ai 50 miliardi di euro, che quindi non potrà essere completamente ripagata dal prestito di Sure.

Quando la Commissione fornirà il prestito al nostro paese, il governo potrà coprire le spese già effettuate con il nuovo debito e ridurre così la spesa nazionale per pagare i tassi di interesse. 

Come restituire il prestito

Sure, essendo un prestito, andrà ovviamente restituito. Non è ancora chiaro quali saranno i tempi, mentre già sappiamo che il tasso di interesse sarà fisso. Per decidere i dettagli dei prestiti ogni paese dovrà concordare un accordo con la Commissione, prima della concessione, come stabilisce il regolamento europeo di attuazione.

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