L'Europa emette i primi bond comuni per finanziare Sure

Economia

Lorenzo Borga

È partita la prima emissione di debito europeo per finanziare il prestito Sure agli stati. La prima di una lunga serie

La Commissione europea ha messo sul mercato obbligazioni a dieci e venti anni per 17 miliardi di euro per finanziare la prima parte del prestito Sure per il mercato del lavoro.

Richieste boom

E la risposta dei risparmiatori è stata enorme: sono arrivate richieste per 233 miliardi di euro, quasi 15 volte più dell'offerta. E anche i prestiti a disposizioni sono quindi incrementati, da 11-15 miliardi a 17. Gli analisti d'altronde lo avevano previsto: il mercato ha fame infatti di titoli sicuri e che paghino più, seppur di poco, dei titoli di stato tedeschi di cui i risparmiatori e le banche si sono abbuffati negli ultimi anni. I bund tedeschi "pagano" infatti solo -0,62%. La Commissione si è affidata a un gruppo di banche per gestire l'operazione (Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e UniCredit).

Un passo per il debito comune

Si tratta di un passo fondamentale per finanziare la ripresa economica: nei prossimi anni infatti il debito comune europeo si gonfierà per finanziare anche i 750 miliardi per il Next Generation Eu, oltre ai 100 di Sure. Non è la prima volta che l'Europa emette titoli di debito, era già successo per il Mes, ma ora siamo su tutt'altra scala. Questa scalata porterà l'Unione europea a essere il più grande emittente di debito sovranazionale al mondo, e anche di "social bond" cioè la forma scelta per Sure.

I soldi che verranno raccolti sul mercato saranno poi girati ai sedici stati europei che ne hanno fatto richiesta. Ai paesi membri serviranno per pagare la cassa integrazione e gli altri sussidi, già in vigore o nuove misure, utili a sostenere il mercato del lavoro durante la pandemia. Tutto a un costo di interesse minore rispetto a quanto sarebbe accaduto se avessero emesso titoli nazionali.

Tassi di interesse

I rendimenti per gli investitori istituzionali (non erano infatti ammessi i singoli risparmiatori) in questa prima emissione sono sotto lo zero per i prestiti a dieci anni (-0,26%), e poco sopra per i ventennali (+0,1%).

 

Dal punto di vista degli stati del Sud Europa, si tratta di costi sugli interessi più bassi rispetto ai classici titoli di stato nazionali. Nonostante, con la caduta dei rendimenti su tutti i bond Italia inclusa, il risparmio per gli stati si stia velocemente riducendo. E non è un caso che il governo spagnolo stia ragionando sulla possibilità di non chiedere i prestiti del Recovery Fund. Tanto vale emettere debito nazionale, a più o meno lo stesso prezzo e senza condizioni.

 

Eppure, dopo anni a discutere di Eurobond, l'Ue riversa sul mercato fiumi di titoli di debito comune. Per ora la cosa che ci assomiglia di più.

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