Introduzione
L’Unione europea continua a essere divisa sugli Ets, acronimo di Emissions Trading System, il sistema di scambio delle quote di emissione di CO2. In sintesi, serve ad attribuire un costo alle emissioni di gas serra prodotte dalle attività industriali e dalla produzione di energia, per rendere più svantaggioso l'utilizzo dei combustibili fossili e spingere verso la transizione ecologica e la neutralità climatica entro il 2050. Ma quanto pesano gli Ets sul costo delle bollette?
Quello che devi sapere
Il dibattito sugli Ets
L’Unione europea è sostanzialmente composta da due blocchi: da un lato ci sono i Paesi che vogliono continuare a spingere sempre di più verso le energie rinnovabili, dall’altro quelli, come l’Italia della premier Giorgia Meloni, che chiedono di porre un freno alle politiche europee sulle rinnovabili, per evitare che si traducano in costi difficilmente sostenibili per le imprese.
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Il principio “chi inquina paga”
Alla base degli Ets c’è il principio “chi inquina paga”. Bruxelles fissa un limite massimo alle emissioni complessive e lo riduce nel tempo, comprimendo il margine per inquinare. Ogni tonnellata di CO2 emessa ha un prezzo: le imprese acquistano quote alle aste o ne ricevono una parte gratuitamente. A fine anno devono restituire un numero di quote pari alle emissioni effettive. L'eventuale surplus può essere rivenduto, mentre i deficit devono essere colmati sul mercato.
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Il prezzo degli Ets
Il prezzo si forma quindi seguendo la logica della domanda e dall'offerta, trasformando le emissioni in un costo industriale strutturale. Le quote gratuite, destinate alle industrie energivore più esposte alla concorrenza internazionale - come acciaio, cemento e chimica - restano uno dei nodi più sensibili: servono a evitare la delocalizzazione (carbon leakage), ma saranno progressivamente ridotte fino alla loro eliminazione entro il 2034, in parallelo all'attuazione del meccanismo alle frontiere (Cbam). Il sistema delle aste per il resto dei settori continuerà invece fino al 2039.
L’impatto sulle bollette
Il sistema degli Ets nato nel 2005, in attuazione del Protocollo di Kyoto, riguarda anche le centrali elettriche che producono energia bruciando gas o carbone. Il costo delle quote di CO2 sostenuto da questi impianti – che devono quindi acquistare quote Ets, producendo anidride carbonica - può essere trasferito, almeno in parte, sul prezzo dell'elettricità venduta sul mercato, che poi va a incidere sul prezzo della bolletta. Non si tratta quindi di una tassa applicata direttamente alla bolletta del consumatore, ma di un costo che può comunque incidere indirettamente sulla spesa energetica.
Il sistema Ets2
Il passaggio più delicato ruota attorno all'Ets2, che dal 2028 è destinato a incidere su edifici e trasporti su strada, con effetti diretti su famiglie e consumi. Uno studio condotto da Legambiente e Kyoto Club, diffuso nel dicembre 2025, ha stimato che il nuovo sistema potrebbe comportare per le famiglie italiane un aumento della spesa energetica fino a 230 euro l'anno.
Le conclusioni del Consiglio europeo sugli Ets2
Lunga e difficile è stata la strada che ha portato a formulare le conclusioni sugli Ets nel Consiglio europeo iniziato ieri, 15 ottobre. Il testo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'Ets2. "Nel contesto della revisione in corso del sistema Ets e al fine di sostenere la competitività industriale europea", il vertice "ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di proteggere efficacemente dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l'impatto sui prezzi dell'energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell'Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l'innovazione", è la formulazione finale.
La posizione dell’Italia
L’Italia, sul fronte Ets, ha fatto asse con i Paesi Visegrad, chiedendo che nelle conclusioni si considerassero gli aggiustamenti necessari per la crisi dell'energia, senza però deviare dagli obiettivi climatici. Roma non vuole smantellare l'Ets 1 né vuole rinviare ulteriormente gli Ets 2, come ha già chiesto in passato, anche perché la partita sarebbe persa in partenza, senza l’appoggio non solo della Commissione, ma anche di Germania e Francia, così come di tutti gli altri Paesi convinti che la vera causa del caro energia sia la dipendenza dalle fonti fossili. L'unico spiraglio, potrebbe essere puntare a "un'eccezione temporanea nazionale", sull'onda dell'eccezione iberica del 2023 con la quale l'Ue concesse a Spagna e Portogallo un price cap al prezzo dell'elettricità.
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