Tassi Bce verso il rialzo a settembre, la situazione tra mutui e inflazione

Economia
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Introduzione

Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha segnalato un quasi certo aumento dei tassi da parte della Bce a settembre, ma si dice cauto sulle successive mosse dell'istituto centrale per via dell'incertezza, della volatilità dei mercati, dei prezzi delle materie prime e dell'aumento dei rendimenti. Già nella riunione del 22 e 23 luglio, alcuni membri del Consiglio direttivo della Bce non si sarebbero opposti a un rialzo dei punti percentuali, ritenendo che i dati pubblicati dopo l’appuntamento di giugno avessero rafforzato le ragioni a favore di un’ulteriore stretta monetaria.

Quello che devi sapere

Il possibile aumento dei tassi Bce

In un'intervista a Le Monde, il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha sottolinato come "i mercati stiano prezzando un 95% di probabilità di aumento dei tassi e io direi che hanno una buona comprensione di come noi probabilmente risponderemo" a questa situazione. Per Nagel dopo settembre "c'è una grande incertezza”. Anche Olli Rehn, governatore della banca centrale finlandese e membro del Consiglio direttivo della Bce, in un'intervista al Financial Times, ha detto che le attese di mercato per un ulteriore aumento del costo del denaro da parte della Bce sono “comprensibili”. 

 

Per approfondire: Da Hormuz al boom dell’Ai, il rischio bolla e l’allerta Bce

Quando è previsto il rialzo dei tassi

La Banca centrale europea si riunirà il 10 settembre, data in cui un ritocco al costo del denaro è dato ormai per scontato dai mercati. L’obiettivo principale della Bce è quello di mantenere la stabilità dei prezzi, cioè un'inflazione contenuta e prevedibile. Per Rehn, la Bce deve prepararsi a uno scenario di tensioni prolungate sullo scacchiere geopolitico con il proseguimento della guerra in Medio Oriente e la chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz. Il conflitto duraturo nell'area del mondo in cui si concentra la produzione e il transito di petrolio e gas, avrebbe conseguenze dirette sui prezzi dell'energia. Per la politica monetaria dell'eurozona, è fondamentale capire l'impatto che prezzi energetici elevati hanno sull’inflazione. 

 

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Cosa sono e a cosa servono i tassi d’interesse Bce

I tassi d’interesse rappresentano il costo del denaro per banche, imprese e famiglie e sono lo strumento principale con cui la Bce prova a raffreddare l'economia e a riportare l'inflazione verso l’obiettivo di un aumento del 2%. Lo scenario internazionale, con la prospettiva di un innalzamento dell’inflazione, sta portando i mercati a ritenere sempre più probabile un nuovo intervento restrittivo nella riunione del 10 settembre. 

 

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Quali sono gli obiettivi della Bce

A giugno, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si è impegnato a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine. In linea con questo impegno aveva deciso già tre mesi fa di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028.

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I dati sull’inflazione

Intanto l’Istat ha fatto sapere che il tasso di inflazione registrato ad agosto (3,3%) è il dato più alto da quasi tre anni. Secondo Federconsumatori, l’incremento “risente delle tensioni internazionali sui prezzi dei beni energetici, sia non regolamentati (il cui tasso passa de +11,4% a +16,9%) sia regolamentati (da +14,8% a +18,8%), costi che avranno un impatto particolarmente pesante con l'avvicinarsi della stagione autunnale”. Con l'inflazione a questi livelli, secondo le stime dell'Osservatorio nazionale Federconsumatori, "le ricadute per ogni famiglia ammonteranno a +1.089 euro annui”.

Quali sono i tassi sui prestiti

Secondo le statistiche della Bce, il costo dei nuovi finanziamenti bancari nell'area euro è rimasto sostanzialmente invariato a luglio. Il tasso composito applicato ai nuovi prestiti alle imprese si è attestato al 3,80%, mentre quello sui nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni è rimasto al 3,54%. Sono invece aumentati di 5 punti base i rendimenti dei nuovi depositi a scadenza prestabilita. Per le imprese il tasso è salito al 2,26%, mentre per le famiglie ha raggiunto il 2,14%. Sostanzialmente fermo allo 0,60% il rendimento dei depositi a vista delle imprese. Quello riconosciuto sui conti delle famiglie è rimasto invariato allo 0,28%.

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Cosa succede ai mutui se Bce rialza i tassi

I tassi Bce influenzano direttamente le rate dei mutui a tasso variabile quando il tasso è per contratto espressamente collegato alle percentuali della banca centrale europea. Se crescono i tassi Bce, a loro volta aumenta il costo del mutuo a tasso variabile e quindi cresce l'importo della rata, sia per i mutui già in essere sia per quelli da stipulare. Per chi ha già un mutuo a tasso fisso non cambia nulla mentre per chi deve stipulare un nuovo mutuo a tasso fisso, la percentuale probabilmente sarà più alta. 

 

Per approfondire: Tutte le ultime notizie sull'inflazione

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