Diritto alla riparazione, come funziona in Italia? Il report di Altroconsumo
EconomiaIntroduzione
Il 31 luglio 2026 scadeva il termine fissato dalla direttiva europea sul diritto alla riparazione (2024/1799) per il recepimento da parte degli Stati membri. L'Italia, però, non riuscirà a rispettare la scadenza: il decreto legislativo è ancora all'esame del Parlamento e, salvo ulteriori slittamenti, le nuove regole dovrebbero entrare in vigore non prima della seconda metà di agosto. "Una direttiva fondamentale" secondo Altroconsumo, perché consente di far riparare i prodotti "a condizioni eque, con costi ragionevoli e anche rivolgendosi a riparatori indipendenti, senza essere vincolati alla rete autorizzata del produttore". L'obiettivo della riforma è infatti quello di promuovere la riparazione dei beni anziché la loro sostituzione. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
Cos'è il diritto alla riparazione
La direttiva rafforza le tutele dei consumatori riconoscendo il diritto a far riparare i prodotti anche dopo la scadenza della garanzia legale, a condizioni eque e con costi ragionevoli. Le nuove norme puntano inoltre a rendere più semplice il ricorso ai riparatori indipendenti, senza obbligare i cittadini a rivolgersi esclusivamente alla rete autorizzata del produttore. I produttori saranno quindi tenuti a mettere a disposizione ricambi, informazioni tecniche e strumenti necessari per effettuare gli interventi.
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Quali prodotti sono coinvolti
Le novità riguarderanno inizialmente alcune categorie di apparecchi elettrici ed elettronici, tra cui frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, aspirapolveri, display elettronici, smartphone, tablet, telefoni cordless, server, sistemi di archiviazione dati, apparecchi per il riscaldamento domestico e prodotti dotati di batterie per mezzi di trasporto leggeri. L'elenco potrà essere ampliato in futuro attraverso nuovi regolamenti europei.
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Gli obblighi dei produttori
Le aziende dovranno garantire la riparazione anche oltre il periodo di garanzia, direttamente oppure tramite altri professionisti, pubblicando informazioni trasparenti sui servizi disponibili e sui prezzi indicativi degli interventi. Dovranno inoltre fornire ai riparatori indipendenti e ai consumatori ricambi, documentazione tecnica e strumenti necessari. Non potranno rifiutare una riparazione soltanto perché il prodotto è già stato riparato da un tecnico indipendente o dallo stesso proprietario, né sostenere esclusivamente che l'intervento sia economicamente sconveniente. Se la riparazione risulterà impossibile, sarà possibile proporre un prodotto ricondizionato.
Ricambi, costi e tempi
Le nuove regole vietano ai produttori di adottare soluzioni hardware o software che rendano più difficile la riparazione, salvo motivate esigenze di sicurezza o di tutela della proprietà intellettuale. Sarà inoltre consentito utilizzare ricambi originali, compatibili, usati o realizzati con stampa 3D, purché conformi alla normativa. La direttiva non introduce un prezzo massimo per le riparazioni, ma stabilisce che debbano essere offerte gratuitamente oppure a costi ragionevoli, evitando che il prezzo dei ricambi scoraggi gli interventi. Anche i tempi dovranno essere congrui e, se necessario, il produttore potrà mettere a disposizione un bene sostitutivo durante la riparazione. Per molte categorie di prodotti i pezzi di ricambio dovranno restare disponibili per almeno sette o dieci anni dall'ultima commercializzazione del modello.
Più informazioni per i consumatori
Per rendere il mercato delle riparazioni più trasparente, entro il 31 luglio 2027 sarà attivata una piattaforma europea gratuita che consentirà di individuare riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori specializzati nel recupero dei beni e iniziative come i repair café. I consumatori potranno inoltre richiedere un modulo europeo contenente il preventivo, i tempi e le condizioni dell'intervento, con validità di 30 giorni se rilasciato dal professionista.
Secondo Altroconsumo, uno dei limiti del recepimento italiano è proprio il fatto che "la piattaforma europea che consentirà ai consumatori di individuare facilmente i riparatori sarà operativa soltanto da luglio 2027".
Garanzia e prodotti nuovi
Con il recepimento della direttiva, la riparabilità diventerà uno dei requisiti di conformità dei prodotti. Se un bene non rispetterà tali requisiti, il consumatore potrà far valere la garanzia legale anche in assenza di un vero e proprio guasto. Durante il periodo di garanzia il referente resterà il venditore, che dovrà garantire riparazione o sostituzione senza costi. Una volta scaduta la garanzia, invece, il consumatore potrà rivolgersi direttamente al produttore o a un riparatore di propria scelta. Inoltre, chi sceglierà la riparazione di un prodotto ancora coperto da garanzia beneficerà di una proroga della garanzia stessa di un ulteriore anno.
Incentivi mancati
La direttiva invita gli Stati membri a introdurre misure per favorire la riparazione, come voucher, contributi economici, agevolazioni fiscali e campagne informative. Tuttavia, il decreto italiano, allo stato attuale, non prevede alcun incentivo.
Secondo Altroconsumo si tratta di una delle principali criticità del recepimento. L'associazione ricorda che "strumenti come i voucher già sperimentati con successo in Francia avrebbero potuto rappresentare un incentivo concreto, soprattutto nella fase iniziale". Rendere la riparazione economicamente più conveniente rispetto all'acquisto di un prodotto nuovo, sottolinea, è infatti essenziale per modificare le abitudini di consumo e diffondere "una vera cultura del riuso".
Risorse limitate
Sempre secondo Altroconsumo, "l'assenza di risorse dedicate impedisce oggi di cogliere questa opportunità e rischia di limitare l'efficacia della riforma". L'associazione evidenzia inoltre che, oltre al ritardo nel recepimento della direttiva, si prospetta "un ulteriore periodo transitorio di circa un anno per l'applicazione delle nuove regole", con il rischio di rinviare ulteriormente i benefici per i consumatori.
Per Altroconsumo "il diritto alla riparazione rappresenta una svolta importante per i consumatori e per la transizione verso un modello di consumo più sostenibile", ma rischia di rimanere "un'opportunità solo parzialmente realizzata" senza strumenti concreti che ne favoriscano l'utilizzo. Per questo l'associazione chiede al Governo di completare rapidamente il recepimento della direttiva e di introdurre incentivi economici e campagne informative, affinché la riparazione diventi una scelta realmente conveniente, accessibile e capace di ridurre i rifiuti, contenere la spesa delle famiglie e promuovere l'economia circolare.
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