Inps: "141mila italiani emigrati nel 2024, il valore più alto degli ultimi 10 anni"

Economia

La maggioranza dei connazionali che lasciano il nostro Paese cerca migliori opportunità lavorative e retribuzioni più alte. In particolare, sono i giovani laureati che guardano all'estero e, una volta trovata occupazione, solo uno su sei è propenso al rientro

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Nel 2024 sono emigrate dall'Italia 141.056 persone, il valore più alto degli ultimi 10 anni. Lo si legge nel Rendiconto sociale dell'Inps presentato oggi secondo il quale nell'anno gli immigrati nel nostro Paese sono stati 247.274. Il saldo migratorio è positivo per 106.218 unità mentre il saldo demografico complessivo che tiene conto del saldo naturale (tra nascite e morti) negativo per 283.165 unità è stato negativo per 176.947 unità. 

Guardano all'estero soprattutto i laureati italiani 

Guardando nel dettaglio i dati, questo fenomeno riguarda per una quota crescente soprattutto i giovani italiani con una laurea. Secondo un'analisi di AlmaLaurea, ripresa da l'Espresso, ogni anno circa 7.800 laureati iniziano il proprio percorso professionale fuori dall'Italia subito dopo il conseguimento del titolo. Il fenomeno riguarda il 3% dei laureati triennali occupati e il 5% dei laureati magistrali occupati a un anno dalla laurea. La dimensione del fenomeno cambia ulteriormente osservando il medio periodo. A cinque anni dal conseguimento del titolo, continua a lavorare all'estero il 5% dei laureati triennali e il 6,3% dei laureati magistrali. Un dato che suggerisce come il trasferimento internazionale non rappresenti soltanto una fase iniziale, ma tenda a consolidarsi.

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Solo un emigrato laureato su sei decide di tornare nel nostro Paese

Anche il ritorno in Italia appare sempre meno frequente. Tra i laureati emigrati, soltanto uno su sei immagina di rientrare in futuro. La mobilità internazionale si configura così sempre più come una scelta stabile di vita legata alle prospettive occupazionali. A scegliere l'estero sono in misura maggiore i laureati con risultati accademici più elevati. Tra chi ha una media superiore rispetto ai colleghi, il 5,6% lavora fuori dall'Italia, contro il 3,4% di chi presenta performance inferiori. Incide anche la regolarità del percorso universitario: cinque anni dopo il titolo è occupato all'estero il 5% di chi si è laureato in corso o con ritardi contenuti, mentre la quota scende al 2,4% tra chi ha accumulato almeno due anni di ritardo. Un altro elemento riguarda il contesto familiare. I laureati provenienti da famiglie con almeno un genitore laureato mostrano una propensione più elevata alla mobilità internazionale rispetto a chi non dispone dello stesso capitale culturale.

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In fuga dall'Italia soprattutto per cercare lavoro

Le motivazioni della partenza sono principalmente legate al lavoro. Quasi il 30% dei laureati magistrali occupati all'estero indica la mancanza di opportunità professionali soddisfacenti in Italia come ragione del trasferimento. Una quota analoga dichiara invece di aver accettato un'offerta particolarmente interessante ricevuta da un datore di lavoro straniero. Per chi lavora nella ricerca, il tema delle risorse disponibili assume un peso specifico ancora maggiore. L'11,5% indica nella scarsità di finanziamenti in Italia la causa principale della scelta di trasferirsi. Tra i laureati occupati all'estero, inoltre, la quota di chi riceve borse o assegni di ricerca risulta quasi quattro volte superiore rispetto a quella registrata tra chi è rimasto nel Paese.

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Fuori dai confini nazionali si guadagna di più

Sul fronte economico il divario resta marcato. A un anno dalla laurea, un laureato magistrale che lavora all'estero guadagna in media 2.290 euro netti al mese contro i 1.452 euro percepiti in Italia. Dopo cinque anni il differenziale aumenta ancora: 2.941 euro contro 1.840 euro. In entrambe le rilevazioni il vantaggio economico supera il 57%. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, sempre riportato da l'Espresso, tra il 2006 e il 2024 si sono registrati circa 1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri, con un saldo negativo superiore a 817 mila cittadini italiani. All'1 gennaio 2025 gli iscritti all'Aire hanno raggiunto quota 6,4 milioni: un numero equivalente a quasi un residente su nove.

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