Guerra Iran, impatto su imprese italiane: persi 1,6 mld export, boom costi materie prime
EconomiaIntroduzione
Il conflitto in Iran sta avendo pesanti ripercussioni sulle imprese italiane. A lanciare l’allarme è Confartigianato che avverte sul peso di “una doppia forte pressione”. L’Italia ha perso oltre un miliardo e mezzo di esportazioni, peggio della media dei Paesi dell’Unione Europea. A ciò si aggiunge l’aumento dei prezzi di energia e materie prime. “È un effetto tenaglia”, è l’avviso di Marco Granelli, presidente della confederazione di artigiani e piccole e medie imprese.
Quello che devi sapere
Cala l'export: i dati
Tra marzo e aprile, secondo i calcoli di Confartigianato, l’Italia ha perso 1,6 miliardi di euro di esportazioni nell'area del Medio Oriente, un calo del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025, peggio della media Ue e con risultati “ampiamente” più negativi rispetto al calo per la Germania, che registra una perdita del 23,2% e della Francia che scende del 14%. A marzo il calo è del 52,5%, “la flessione più pesante tra le principali economie dell'Unione europea”, fa sapere la confederazione.
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Il crollo delle esportazioni nel Golfo Persico
“A pesare è soprattutto il crollo delle vendite Made in Italy verso i Paesi del Golfo dove a marzo l'export italiano è sceso del 63% rispetto a marzo 2025”, segnala Confartigianato. La confederazione evidenzia che “le battute d'arresto più significative riguardano il Kuwait (-89,6%), il Qatar (-66,1%), gli Emirati Arabi Uniti (-65,9%), e l'Arabia Saudita (-35,5%)”. Ad aprile “le esportazioni italiane verso il Medio Oriente sono diminuite di un ulteriore 6,9% su base annua”.
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L'aumento dei costi dell'energia
La seconda “pressione” segnalata da Confartigianato è relativa all'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime. Nei tre mesi di crisi il gas è salito del 38,3%, l’elettricità dell’11,6% e il costo industriale del gasolio del 49,8%.
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Il boom dei prezzi delle materie prime
Le imprese italiane hanno subito anche l'impennata dei prezzi di metalli e minerali, fondamentali per numerose filiere manifatturiere, che a maggio risultano mediamente superiori del 39,3% rispetto a un anno fa. I maggiori rincari riguardano:
- lo stagno che è salito del 67,5%
- l'alluminio che segna +49,7%
- il rame che registra il 42,1% in più
- lo zinco con un’impennata del 31,7%
- e il nichel con un aumento del 22,5%
Una crescita dei prezzi più contenuta si è verificata per il minerale di ferro (+12%) e il piombo (+1,7%).
Quali sono i rischi per l'economia italiana
Marco Granelli, presidente di Confartigianato, sottolinea che “da un lato la perdita di sbocchi commerciali in un'area strategica per il Made in Italy, dall'altro l'aumento dei costi di produzione legato ai rincari dell'energia e delle materie prime” creano “un mix che rischia di rallentare la crescita e comprimere la competitività delle filiere manifatturiere nei prossimi mesi”.
L'aumento dei tassi della Bce
Sull’economia italiana pesa anche la decisione della Bce di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, scelta che, secondo Confartigianato, arriva in una fase in cui il sistema produttivo sta ancora scontando gli effetti della stretta monetaria avviata nel 2022 e rischia di compromettere la ripresa degli investimenti, in particolare quelli destinati alla transizione digitale e ambientale.
Sale il costo del credito
La confederazione degli artigiani e delle Pmi segnala poi il progressivo aumento del costo del credito. Ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in crescita rispetto al 3,49% di marzo e superiore di 202 punti base rispetto a giugno 2022, prima dell'avvio della politica di rialzo dei tassi da parte della Bce per contrastare l’inflazione.
L'allarme sulle piccole imprese
Granelli avvisa che “le tensioni risultano particolarmente pesanti per le piccole imprese. Per i finanziamenti fino a 125mila euro il costo del credito è infatti superiore di 160 punti base rispetto alla media, accentuando le difficoltà di accesso alle risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e sviluppo”. “Le piccole imprese italiane - aggiunge il presidente di Confartigianato - stanno affrontando una fase particolarmente complessa. Da un lato sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l'efficienza energetica e rafforzare la competitività; dall'altro devono fare i conti con condizioni di accesso al credito sempre più onerose”.
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