Confindustria: "Lo scenario continua a deteriorarsi"

Economia

Gli economisti di viale dell'Astronomia rilevano che la chiusura dello stretto di Hormuz, "con transito di navi ancora ai minimi, tiene alto il prezzo del petrolio Brent, a maggio poco sopra i livelli di aprile, mentre si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas"

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Lo scenario continua a deteriorarsi. Il petrolio resta caro. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l'inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l'unico driver per la produzione dell'industria restano, per ora, gli investimenti del PNNR. Lo dichiara Confindustria. 

Il petrolio è ancora caro

Gli economisti di viale dell'Astronomia rilevano che la chiusura dello stretto di Hormuz, "con transito di navi ancora ai minimi, tiene alto il prezzo del petrolio Brent, a maggio poco sopra i livelli di aprile, mentre si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas, che a maggio resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025". 

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Sale l’inflazione

"In Italia l’atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile, mentre i mercati si aspettano che la Bce inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali".  Possibile frenata in arrivo, per gli investimenti che "sono ancora sostenuti in avvio di 2026 dal Pnrr. Tuttavia, i dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel primo trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso e sebbene il tasso pagato finora non sia salito; in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali". 

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La fiducia delle famiglie in calo

La fiducia in calo delle famiglie comporta "rischi di un prossimo freno ai consumi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022".  L’industria "tiene ma con un peggioramento in vista. Ad aprile il Pmi segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta".

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Nei servizi rischio stop

"In aprile, l’S&P Global Pmi dei servizi è risalito (49,8 da 48,8) ma resta in area recessiva, segnalando domanda debole; inoltre, è calata la fiducia delle imprese dei servizi, che aveva retto a marzo, in particolare con una riduzione degli ordini per turismo e trasporti". "La crescita della spesa dei turisti stranieri in Italia è a rischio col proseguire del conflitto nel Golfo". 

L'export si mostra resiliente

Nei primi tre mesi del 2026 "le esportazioni italiane hanno continuato a crescere", ed  "a marzo, primo mese del conflitto in Iran, la crescita delle vendite si è consolidata, nonostante il crollo nel Medio Oriente (-52,5% tendenziale, da +15,2%), che per il momento è stato compensato dalla forte crescita in Svizzera (+84,6%), in Cina (+23,9%) e nei principali paesi Ue".  Quanto allo scenario globale, in Eurozona "industria debole, servizi in sofferenza; l'economia Usa appare indebolita; la Cina non rallenta a sostenerne la crescita è soprattutto l'export" rileva Confindustria. 

La spesa Pnrr continua a consolidarsi

Lo stato di avanzamento finanziario del Piano è "elevato": le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari che ad oggi non risultano ancora impegnati. Lo rileva Confindustria nella nota sulla Congiuntura flash di maggio. La spesa già effettuata è poco più bassa, pari a 113,5 miliardi a febbraio 2026 (58%), di cui circa 9 miliardi da inizio anno; ma il monitoraggio sconta persistenti ritardi e disallineamenti nei caricamenti sulla piattaforma REGIS. Le ultime stime del CSC prevedevano a 35 miliardi la spesa nell'intero 2026: perciò, gli investimenti PNRR continuano ad essere il principale driver della crescita del PIL. Le risorse non utilizzate, o derivanti da risparmi di spesa, saranno dapprima accantonate presso la tesoreria dello Stato e poi, dopo il 30 giugno, potranno essere riallocate per finanziare nuovi interventi o per rifinanziare e riprogrammare misure esistenti, secondo priorita' gia' definite. 2026: la fase piu' delicata di attuazione del PNRR. 

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