Serramenti, corsa alla certificazione e rischio multe fino a 50mila euro: cosa cambia

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Il comparto dei serramenti rappresenta una componente centrale dell’edilizia italiana, con un fatturato che nel 2025 ha raggiunto circa 8,7 miliardi di euro e oltre 110-111mila addetti coinvolti lungo la filiera. Nonostante il suo peso economico, il settore sta attraversando una fase di forte trasformazione, segnata da nuove regole tecniche, rallentamento della domanda e progressivo esaurimento della spinta degli incentivi edilizi. Le stime di ANCE ed ENEA indicano per il biennio 2025-2026 una contrazione delle ristrutturazioni compresa tra il 6% e l’8% annuo, mentre il mercato si trova sempre più esposto a processi di selezione legati alla conformità normativa e non più soltanto alla concorrenza. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Nuove regole e certificazione obbligatoria

Dal febbraio scorso è diventato obbligatorio, per le installazioni di serramenti negli edifici della pubblica amministrazione, il rispetto della norma UNI 11673. Senza formazione specifica e superamento dell’esame abilitante, le imprese non possono più accedere agli appalti pubblici, che rappresentano una delle fette più rilevanti e redditizie del mercato. In apparenza si tratta di una misura orientata al miglioramento della qualità, con l’obiettivo di garantire edifici più efficienti e installazioni più performanti. Tuttavia, nella pratica, il nuovo assetto normativo introduce una barriera significativa, soprattutto per le piccole imprese.

 

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Il nodo dei costi e della formazione

Attorno alla certificazione si è sviluppato un mercato formativo sempre più articolato. Diverse società offrono corsi di preparazione, ma i costi risultano tutt’altro che marginali: circa 500 euro per la formazione, 350 euro per l’esame, oltre alle spese di trasferta, necessarie poiché la prova è disponibile solo in alcune città italiane. Secondo Francesco Siervo, presidente di Unicedil, per una piccola impresa con dieci operatori la spesa complessiva può arrivare a circa 10 mila euro, una cifra pesante in un momento in cui il settore sta già affrontando una fase di rallentamento dopo la stagione del Superbonus e l’aumento dei costi di energia, carburanti e materie prime.

 

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Il rischio di esclusione dal mercato

Un’analisi dei dati Unioncamere, incrociata con le certificazioni già rilasciate, evidenzia un potenziale squilibrio: oltre il 50% degli operatori rischierebbe di non essere in regola con i nuovi requisiti. Su circa 38.800 imprese attive, questo divario potrebbe tradursi nell’esclusione di una quota significativa di aziende dai cantieri e dagli appalti più rilevanti. La conseguenza è una trasformazione profonda del settore, in cui la conformità alla norma diventa un fattore decisivo di permanenza sul mercato.

Un comparto tra eccellenza e vincoli normativi

Il settore dà lavoro a oltre 111mila addetti e rappresenta una delle filiere più importanti del Made in Italy. Tuttavia, l’eccellenza del prodotto non è sufficiente se non accompagnata da una posa in opera certificata secondo la UNI 11673. In assenza di conformità, le imprese non possono accedere ai lavori pubblici né ai cantieri soggetti ai Criteri Ambientali Minimi (CAM), perdendo così le opportunità più significative del mercato.

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Sanzioni e rischio legale

Il quadro normativo prevede anche conseguenze sanzionatorie rilevanti. Il Decreto Legislativo 106/2017 stabilisce multe comprese tra 2 e 50 mila euro per chi commercializza o installa infissi privi di marcatura CE. Oltre all’impatto economico diretto, si aggiunge il rischio di contenziosi che potrebbe mettere sotto pressione l’intero sistema produttivo, soprattutto in assenza di adeguati standard certificativi.

La risposta del settore: formazione gratuita

Per fronteggiare queste criticità, Unicedil ha avviato un programma straordinario di formazione gratuita destinato ai professionisti del comparto. L’iniziativa consente di ottenere le qualifiche di Posatore Senior e Caposquadra senza costi, anche per chi necessita di corsi in presenza. La scelta rappresenta una rinuncia ai ricavi immediati, ma al tempo stesso un investimento strategico sulla qualificazione della filiera e sulla competitività futura delle imprese. Secondo Siervo, il settore si trova di fronte a una transizione obbligata: senza adeguamento, molte microimprese rischiano di scomparire, pur rappresentando l’ossatura del sistema produttivo italiano. La formazione gratuita viene quindi interpretata come un diritto professionale e non come un costo aggiuntivo, con l’obiettivo di evitare che la burocrazia diventi una barriera d’ingresso al mercato.

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Cosa cambia per i consumatori

Per le installazioni private l’obbligo non è ancora previsto, anche se non si esclude un possibile ampliamento futuro della normativa. Per questo motivo, viene già consigliato di verificare che imprese e tecnici siano certificati UNI 11673. Le finestre moderne non sono più semplici elementi edilizi, ma dispositivi tecnologici che incidono su isolamento termico e acustico. Una posa errata può compromettere le prestazioni dichiarate, riducendo comfort ed efficienza energetica.

Valore dell’immobile e tutela economica

Oltre al comfort, entra in gioco anche il valore dell’immobile. In caso di vendita, l’attestato di prestazione energetica (APE) potrebbe evidenziare che gli interventi non hanno prodotto il miglioramento atteso della classe energetica, con possibili ripercussioni economiche. Per questo motivo, la corretta installazione certificata rappresenta oggi una forma di tutela preventiva contro futuri contenziosi e una garanzia di maggiore stabilità del valore immobiliare.

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Una trasformazione inevitabile

Il settore dei serramenti si trova quindi in una fase di “selezione naturale” guidata non dalla concorrenza tradizionale ma dall’adeguamento alle norme tecniche e legali. In un mercato in rallentamento, la capacità di operare in modo certificato diventa l’unico vero elemento competitivo. Come sottolinea Siervo, investire nella formazione significa trasformare un vincolo normativo in un’opportunità di rilancio, puntando su qualità, sicurezza e professionalizzazione dell’intera filiera.

 

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