Smart City in Italia, mercato vale oltre 1 miliardo: le strategie dei Comuni post Pnrr
EconomiaGli investimenti maggiori riguardano mobilità intelligente e illuminazione pubblica, mentre la scadenza del Piano apre un tema di sostenibilità economica per i progetti avviati
Secondo la ricerca dell'Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano delle Smart City vale circa un miliardo di euro, con mobilità intelligente, illuminazione pubblica, monitoraggio ambientale e del territorio come aree principali di investimento.
Dopo il Pnrr: sostenibilità e nuove risorse
Con la scadenza del Piano nel giugno 2026, l'85% dei comuni prevede di ricorrere a nuovi bandi, il 49% a risorse interne, mentre il 22% non ha una strategia post-Pnrr. Nonostante l'incertezza, gli enti intendono continuare a investire nel 2026-2027: in sicurezza (69%), Cer - Comunità Energetiche Rinnovabili - (67%) e servizi al cittadino (56%).
L'intelligenza artificiale come leva di capacità operativa
L'Intelligenza Artificiale si inserisce come strumento capace di colmare gap di competenze e ottimizzare i processi. Oggi è già adottata solo dal 7% dei comuni, ma le prospettive di crescita sono ben superiori a quelle delle altre tecnologie: il 18% pianifica di adottarla nel 2026, il 34% dal 2027 in poi.
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Smart Land: il territorio come ecosistema
In questo scenario, come ecosistema chiave per l'innovazione urbana si afferma la "Smart Land": un territorio coeso e interconnesso che condivide standard e infrastrutture per massimizzare l'impatto degli investimenti. Circa metà dei comuni ritiene le regioni gli enti capaci di coordinare territori diversi, il 48% vuole collaborare con altri enti locali in futuro, ma ad oggi solo uno su otto partecipa attivamente a una Smart Land. E un ruolo fondamentale è rappresentato dal privato: per il 72% dei comuni project financing e Partnership Pubblico-Private possono contribuire a nuovi progetti e il 29% degli enti vuole sfruttare questi strumenti finanziari. "Nel contesto post-Pnrr, le città sono chiamate a reinventare l'innovazione urbana, trovando nuovi modelli e risorse per uno sviluppo sostenibile e condiviso. Bisognerà garantire la continuità operativa delle infrastrutture e degli applicativi realizzati e assicurare la capacità di avviare nuovi progetti", spiega Giulio Salvadori, Direttore dell'Osservatorio Smart City. "La Smart Land è una soluzione a questo problema e si declina in due approcci: uno verticale, guidato da Regioni ed enti centrali e uno orizzontale, nato dalla cooperazione tra comuni limitrofi, Pmi locali e associazioni per rispondere in modo mirato ai bisogni del territorio". "L'AI porta nelle amministrazioni una capacità inedita: non si limita ad elaborare dati e restituire analisi, ma è in grado di tradurli autonomamente in raccomandazioni operative, decisioni e azioni", spiega Matteo Risi, Direttore dell'Osservatorio Smart City. "Per un comune, questo si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità operative: ottimizzare l'allocazione delle risorse, personalizzare i servizi ai cittadini, anticipare criticità prima che si manifestino o rendere più efficienti processi amministrativi ad alta intensità manuale. La vera sfida dell'AI non è tecnologica, ma di sistema. Serve etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzione alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città Smart non possono più eludere. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni, integrando l'ambizione digitale con la tutela delle risorse del territorio".
Ostacoli strutturali e distanza con i cittadini
Le principali barriere restano le carenze di personale (67%), le risorse economiche (52%) e le competenze tecniche (51%). Una ricerca Ipso-Doxa segnala inoltre una forte distanza tra istituzioni e cittadini: solo il 7% percepisce che i propri bisogni siano al centro delle decisioni, pur desiderando maggior partecipazione.
L'AI nelle città: diffusione e criticità
Nel triennio 2023-2025, il censimento dell'Osservatorio ha mappato 821 progetti di AI nel settore pubblico, quasi metà in ambito Smart City. In Europa, l'86% delle iniziative è concentrato nei comuni sopra i 250.000 abitanti, con un divario percepito anche dai cittadini. I benefici riguardano efficienza e reattività, ma restano timori su sicurezza, etica dei dati e rischio di esclusione digitale.