Introduzione
Sono in vigore alcune novità che riguardano da vicino molti italiani: infatti da oggi, 1 maggio, Poste Italiane non offre più gran parte dei servizi di Posta Prioritaria così come sono stati conosciuti negli ultimi anni. Lo stop è arrivato dopo che l’ultima Legge di Bilancio, che ha prorogato l’affidamento del Servizio Universale a Poste per il prossimo decennio, ha parzialmente modificato la normativa relativa e dunque rimosso alcuni servizi precedentemente inclusi nel sistema di garanzia pubblico.
Quello che devi sapere
Che cos’è il Servizio Universale
Il Servizio postale universale, come spiegato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha lo scopo di erogare il servizio postale al fine di “garantire la coesione sociale, senza discriminazioni tra gli utenti”. Attualmente, come detto, è affidato a Poste Italiane che è “obbligata ad erogare su tutto il territorio nazionale” una serie di servizi che sono indicati dalla legge. Ed è proprio l’elenco di questi servizi a essere cambiato con l’ultima Legge di Bilancio, provocando dunque i cambiamenti in discussione.
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Quali servizi escono di scena
Come spiegato dalle stesse Poste Italiane sul loro sito, da oggi 1 maggio non sono più disponibili diversi servizi legati alla posta prioritaria. Si tratta di:
- Posta1 (iI servizio universale di posta prioritaria per spedire in Italia),
- Posta1Pro (il servizio dedicato alle imprese) e Posta1Pro Risposta Pagata,
- Posta1online (sia nazionale che internazionale) e
- Postapriority Internazionale (il servizio di posta prioritaria per spedire all'estero). In quest’ultimo caso però, spiega sempre Poste, “a partire da metà maggio 2026 continuerà ad essere erogato fuori dal perimetro del Servizio Universale ed esclusivamente presso gli Uffici Postali”.
Cosa succede adesso
L’uscita dal sistema del Servizio Universale, comunque, non implica necessariamente la scomparsa di un servizio: Poste Italiane infatti specificano che “per continuare a spedire in modo veloce e in linea con le proprie esigenze” l’aziende mette “a disposizione un'ampia gamma di soluzioni nazionali e internazionali alternative”.
Gli altri cambiamenti
Tra le altre novità, come spiegato ancora da Poste, la Legge di Bilancio 2026 “ha aggiornato i livelli di servizio, che prevedono ora il recapito entro il quinto giorno lavorativo successivo alla spedizione, secondo le percentuali definite dall’AGCom” per molti metodi ancora compresi nel Servizio postale universale. Inoltre, “i servizi Posta4, Posta4Pro e Posta4online saranno rinominati rispettivamente ‘Posta Ordinaria’, ‘Posta Ordinaria Pro’ e ‘Posta Ordinaria Online’”.
I cambiamenti del settore
Dei cambiamenti nel settore ha parlato il 21 aprile l’amministratore delegato Matteo Del Fante, in audizione di fronte alla Commissione Trasporti della Camera: secondo l’ad, con i volumi della corrispondenza tradizionale "in picchiata", per Poste Italiane "è una sfida continuare a operare il servizio", come previsto con le garanzie del servizio universale, "con ricavi di anno in anno in diminuzione". Del Fante ha spiegato che “la stima che facciamo è, ogni anno, di perdere circa 100 milioni di ricavi dalla posta. Se volessi mantenere i conti in ordine dovrei ridurre di 100 milioni i costi e non è possibile ridurre di 100 milioni di euro la forza lavoro, che è il costo principale. Anzi, il nostro costo del lavoro negli anni è salito".
L’addio alla posta prioritaria
Con esclusione della posta prioritaria "si passa a cinque giorni" per le consegne, ha spiegato ancora Del Fante: "Questo ci dà più flessibilità nella gestione operativa. Quando dobbiamo andare nei cinque giorni a consegnare la lettera magari aspettiamo che in quei cinque giorni in quella casa ci vada anche un pacco, quindi riusciamo a fare un po' di sinergia, di economia”.
Il costo del Servizio universale
Infine l’amministratore delegato ha confermato che la presenza sul territorio "non solo rimane ma viene rafforzata da un eventuale sostegno di una parte della rete terza, in particolare citiamo la rete dei tabaccai. Ma i requisiti di capillarità e continuità continueranno ad essere soddisfatti con la sola rete degli uffici postali". E ancora, “il finanziamento dello Stato” per il Servizio universale “rimane costante a 262 milioni di euro" annui, e anche se "l'azienda avrebbe titoli per presentare una richiesta di integrazione più alta” essendo il “costo effettivo del servizio di 700 milioni”, Poste ha deciso di non farlo “essendo la nostra azienda in utile crescente”.
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