È quanto emerge dal report “Milano inside out. Abbordabilità della casa e dinamiche di trasformazione nella regione urbana” realizzato dall'Osservatorio case abbordabili. Nel capoluogo lombardo i prezzi per l'acquisto di immobili sono cresciuti dell’8,5% mentre i canoni di locazione hanno segnato un +6,8%. In media, un operaio con mutuo può permettersi di comprare solo 16 metri quadri
A Milano uno stipendio medio non è più sufficiente: la forbice fra reddito e costo della casa si amplia sempre più rendendo impossibile vivere nel capoluogo lombardo. A dirlo è il terzo rapporto di ricerca dell’Oca, Osservatorio casa abbordabile, “Milano inside out. Abbordabilità della casa e dinamiche di trasformazione nella regione urbana”, presentato presso la sede della Cisl Metropolitana. La ricerca mette in evidenza il sempre maggiore divario tra gli stipendi dei cittadini e il costo delle abitazioni. Come spiega lo stesso Oca nel documento, “l’abbordabilità indica la relazione tra costi dell’abitare e risorse economiche disponibili. A essa si affianca il concetto di housing accessibility, ovvero la capacità effettiva di individui e famiglie, date specifiche condizioni di reddito e di stock abitativo disponibile, di accedere ad alloggi abbordabili in un determinato mercato locale”. Secondo questo rapporto, la soglia massima di spesa abitativa sostenibile per un individuo dovrebbe fermarsi al 30% del reddito. A Milano arriva quasi al doppio: il 60% del reddito finisce tra casa e trasporti.
I dati
I numeri si riferiscono al 2024: i prezzi di compravendita degli immobili a Milano sono cresciuti dell’8,5% mentre i canoni di locazione hanno segnato un +6,8%. Peccato che gli stipendi non seguano la stessa velocità di crescita: i salari medi si fermano infatti al +4,2%. Per i redditi medi la situazione è ancora peggiore: +3,7% per gli operai e +2,6% per gli impiegati, che rappresentano oltre l’85% dei lavoratori dipendenti privati. Il canone medio dei nuovi contratti passa da 189 a 201 euro al metro quadro annuo. Parallelamente diminuiscono i contratti a lungo termine (-7%), mentre aumentano quelli transitori e a canone concordato, che però si avvicinano sempre più ai valori di mercato.
Quanti metri quadri posso permettermi?
Considerando sempre come abbordabile una rata massima del 30% della retribuzione netta, ecco un quadro di quanti metri quadri può permettersi un lavoratore di diverse categorie: facendo un acquisto con mutuo, un operaio si può mediamente permettere di comprare 16 metri quadri (3 in meno dell’anno precedente), un impiegato 22 metri quadri (4 in meno), un quadro 41 metri quadri (7 in meno) e un dirigente 90 (17 in meno). In percentuale, l’ampliamento della forbice tra redditi e costi dell’abitare colpisce maggiormente le qualifiche medio-basse che vedono l’indice dei metri quadri abbordabili ridursi del 27,7% dal 2015. I lavoratori con qualifiche centrali (impiegati e quadri) vedono invece riduzioni più ridotte (24,5% e 23,8% rispettivamente) e i dirigenti riducono il loro indice solo del 21,6%.
Fuori Milano
Il problema dei costi abitativi ha ormai sconfinato i limiti del Comune di Milano. Non basta più uscire dalla città per trovare prezzi bassi perché ormai i canoni crescono rapidamente anche in tutto l’hinterland, che comprende oltre 330 comuni. Paesi e città come Sesto San Giovanni, Rho, Melzo, Seregno, Paderno Dugnano, Bresso, Brugherio, Rozzano, Corsico e Melegnano presentano condizioni simili a Milano, con livelli di abbordabilità sempre più bassi. Questo anche perché, allontanandosi dal centro di Milano e quindi dal luogo di lavoro di molte persone, ai prezzi delle abitazioni vanno aggiunti quelli del pendolarismo. I costi del trasporto pubblico e il valore del tempo impiegato negli spostamenti - come si legge nel rapporto Oca - rendono molti comuni della regione urbana addirittura meno economici di alcuni quartieri nella città centrale. I comuni più abbordabili sono quelli da cui è più difficile raggiungere Milano, mentre quelli meglio serviti hanno costi che si attestano tra il 50% e il 60% del salario.