Introduzione
Per le imprese globali il 2026 potrebbe essere il quinto anno consecutivo di aumento delle insolvenze. Secondo il “Global Insolvency Outlook” di Allianz Trade "le ripercussioni della crisi in Medio Oriente e le implicazioni immediate per i mercati energetici hanno spinto le previsioni al +6% nel 2026", +2 punti percentuali rispetto alle previsioni e facendo seguito a un aumento del 6% nel 2025 che dipende, si legge nel rapporto, "da una progressiva normalizzazione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz entro giugno".
Quello che devi sapere
Cosa succederebbe se la guerra proseguisse a lungo
Un conflitto prolungato porterebbe i casi di insolvenza a livello globale ad aumentare di circa il 10% nel 2026 e del 3% nel 2027, con +4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e +10.500 in Europa tra il 2026 e il 2027.
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Il peso globale della crisi in Medio Oriente
A livello globale, il peso diretto del Medio Oriente rappresenta +7.000 casi aggiuntivi per il 2026 e +7.900 per il 2027, inclusi rispettivamente +700 e +200 casi per gli Stati Uniti, e rispettivamente +3.750 e +3.600 per l'Europa occidentale, mentre si prevedeva già un aumento di +1.400 casi nel 2026 e un calo di -11.000 nel 2027.
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Asia in difficoltà
Secondo le stime del “Global Insolvency Outlook” di Allianz Trade, l'Asia rimarrà il principale contributore, con le insolvenze in Cina che dovrebbero aumentare del +9% nel 2026 e del +5% nel 2027 a causa delle continue sfide strutturali. Il Nord America registrerà tendenze contrastanti, con gli Stati Uniti che estenderanno la loro ripresa (+9% nel 2026) mentre il Canada continuerà il suo declino (-4%).
Milioni di posti di lavoro a rischio
Il protrarsi dell'aumento delle insolvenze, inoltre, rischia di mettere a rischio 2,2 milioni di posti di lavoro a livello globale nel 2026 (+94.000 rispetto al 2025), seguito da una diminuzione nel 2027 pari a -34.000. In Europa possibili 283mila licenziamenti in Francia e oltre 200mila in Germania. Negli Usa sono 428mila le persone che potrebbero perdere l’impiego.
I settori più colpiti
A livello globale, i principali settori a rischio sono l'edilizia, il commercio al dettaglio e i servizi. "Nel 2026, l'Europa - si legge nel rapporto - sarebbe in testa a questo conteggio globale, in particolare l'Europa occidentale, davanti al Nord America, entrambi con il picco più alto degli ultimi 12 anni, seguiti dall'Europa centrale e orientale e dall'Asia. Ciò equivale al 6% del numero di disoccupati negli Stati Uniti e in Europa, ma con differenze significative tra i vari Paesi (1% in Spagna, 4% in Italia, 7% in Germania, 9% nel Regno Unito e 11% in Francia).
La situazione in Italia
Per quanto riguarda l'Italia, sempre secondo l'analisi, l'accelerazione dei fallimenti aziendali registrata negli ultimi tre anni (+9% nel 2023, +17% nel 2024 e +26% nel 2025) ha spinto il Paese a raggiungere la maggior parte dei Paesi europei nel ritorno ai livelli pre-pandemia, con un "aumento prolungato nel 2026 a 12.750 casi (+5%), mentre il 2027 potrebbe registrare una potenziale diminuzione a 12.300 casi".
Il caso italiano
Come scrive Il Sole 24 Ore, il quadro italiano dipende dal fatto che “la crescita economica resterà modesta, in parte a causa della strutturale ed elevata dipendenza dell’Italia dall’energia importata e del suo impatto sulle famiglie e sulle industrie ad alta intensità energetica”, spiegano gli economisti di Allianz Trade. Questo si potrebbe tradurre in circa 50 mila posti di lavoro in bilico nel nostro Paese. Gli analisti parlano di “livelli di rischio storicamente elevati” per il mercato domestico, con possibili ripercussioni sulla “solidità finanziaria delle filiere più orientate all’export”.
I motivi
Per le imprese italiane, spiega il report, i pericoli a cui badare non riguardano il temuto crollo della domanda nei mercati chiave. Il rischio maggiore è invece nella tenuta finanziaria delle principali piazze estere di vendita. “Un livello di insolvenze persistentemente alto implica una maggiore probabilità di ritardi di pagamento, ristrutturazioni del debito e default selettivi, soprattutto tra pmi e operatori b2b”, si legge nel rapporto. Un quadro che suggerisce un “approccio più maturo alla gestione del rischio. Meno fiducia implicita e più valutazione esplicita della controparte”, concludono gli analisti di Allianz Trade.
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