Insolvenze aziendali in ascesa: la crisi mediorientale spinge il picco al 2027. I dati

Economia

Il rapporto annuale di Allianz Trade, pubblicato il 22 aprile 2026, offre una fotografia dettagliata e aggiornata di questo fenomeno a livello globale, mettendo in luce come una combinazione di fattori strutturali e congiunturali stia rendendo il quadro più complesso e preoccupante rispetto alle previsioni di inizio anno, soprattutto a causa delle conseguenze della crisi mediorientale 

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Global Insolvency Outlook è il nuovo rapporto di Allianz Trade del 22 aprile 2026 e segnala che il 2026 si configurerà come il quinto anno consecutivo di crescita delle insolvenze aziendali a livello mondiale, con un incremento del 6% rispetto al 2025. La crisi geopolitica in Medio Oriente costituisce il principale fattore di accelerazione: i suoi effetti si propagano attraverso i mercati energetici, le catene di approvvigionamento e le condizioni finanziarie globali, incidendo per un terzo dell'aumento previsto. Il plateau atteso è posticipato al 2027. In questo scenario, circa 2,2 milioni di posti di lavoro risultano direttamente a rischio su scala globale, con l'Europa in prima linea.

Un 2025 di crescita ininterrotta: il punto di partenza

Il 2025 ha segnato il quarto anno consecutivo di aumento delle insolvenze aziendali a livello mondiale. Tre imprese su cinque nei paesi monitorati hanno registrato un incremento dei fallimenti, con metà di esse che ha riportato variazioni superiori al 10%. L'indice globale è cresciuto del 6% su base annua, confermando le previsioni formulate in precedenza, con punte significative in Germania (+10%), nel segmento delle economie emergenti dell'Asia e in diversi mercati europei. A livello geografico, l'Asia si è confermata il principale contributore alla crescita globale, rappresentando il 39% dell'indice complessivo. La Cina ha segnato un +7% e il Giappone un +3%, mentre diversi mercati della regione hanno toccato livelli record storici: l'Australia ha raggiunto il massimo di sempre con 11.774 casi, la Corea del Sud il picco degli ultimi 25 anni con 2.282 casi. In America Latina, il Brasile ha subito un'accelerazione del 24%, penalizzato dall'elevato costo del credito e dalle pressioni sui margini aziendali. Sul fronte positivo, si segnala invece che il numero di paesi con insolvenze stabili o in calo è raddoppiato rispetto al 2024, raggiungendo quota 19, tra cui Olanda, Canada e India.

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L'effetto Medio Oriente: il catalizzatore del 2026

Il conflitto in Medio Oriente rappresenta la principale variabile di discontinuità rispetto alle previsioni di inizio anno. I suoi effetti si manifestano attraverso due canali distinti ma interconnessi: gli impatti diretti legati all'aumento dei prezzi dell'energia e alle perturbazioni delle catene di approvvigionamento e gli effetti di secondo livello, che includono l'accelerazione dell'inflazione, il deterioramento delle condizioni finanziarie e l'erosione della fiducia di imprese e consumatori. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, si trova al centro di questa perturbazione. Il rapporto di Allianz Trade stima che, nello scenario base, che ipotizza una progressiva normalizzazione dei flussi commerciali entro maggio, il contributo diretto del conflitto ammonterà a 7.000 casi aggiuntivi di insolvenza a livello globale nel 2026 e a circa 7.900 nel 2027. Per l'Europa occidentale, la stima è di 3.750 casi in più nel 2026 e 3.600 nel 2027 rispetto a quanto previsto prima dello scoppio del conflitto. I settori più esposti agli impatti diretti sono quelli ad alta intensità energetica: chimica, metallurgia, trasporti e logistica. Ma le ripercussioni si estendono anche a comparti apparentemente distanti, come l'agroalimentare — attraverso il rincaro dei fertilizzanti e la farmaceutica, che dipende da materie prime la cui produzione è concentrata nell'area del Golfo. 

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Rischi al ribasso e impatto occupazionale: uno scenario che potrebbe peggiorare

Il rapporto dedica un'ampia sezione ai rischi che potrebbero far deragliare lo scenario base, rendendolo più severo. Il primo e più immediato è rappresentato da un prolungamento del conflitto mediorientale: se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere bloccato più a lungo, le insolvenze globali potrebbero avvicinarsi al +10% nel 2026 e al +3% nel 2027, con 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel biennio. Il secondo rischio riguarda il ciclo dell'intelligenza artificiale. Un collasso delle aspettative legate al boom dell'IA, con dinamiche simili a quelle che caratterizzarono lo scoppio della bolla dot-com all'inizio del secolo, potrebbe generare circa 15.600 insolvenze aggiuntive negli Stati Uniti e in Europa occidentale nel biennio 2026-2027. Per la sola Francia, la stima ammonta a 3.700 casi aggiuntivi, per il Regno Unito a 1.200, per l'Italia a 900 e per la Germania a 800. Il terzo vettore di rischio è fiscale: shock di fiducia legati all'elevato debito sovrano, in particolare nell'Eurozona, potrebbero incrementare le insolvenze di 22.500 imprese in Europa occidentale nel biennio, con un aumento del 6% rispetto allo scenario base. Sul fronte occupazionale, le proiezioni sono preoccupanti. Nel 2026, l'aumento delle insolvenze metterà direttamente a rischio circa 2,2 milioni di posti di lavoro a livello globale, 94.000 in più rispetto al 2025. L'Europa guida questa classifica con 1,3 milioni di lavoratori esposti, di cui circa 960.000 in Europa occidentale, il livello più alto degli ultimi dodici anni. I paesi più colpiti in termini relativi sono la Francia (11% dei disoccupati), il Regno Unito (9%) e la Germania (7%), mentre l'Italia si attesta intorno al 4% e la Spagna all'1%. Costruzioni, retail e servizi restano i comparti dove il rischio occupazionale è più elevato, ma le fragilità si stanno estendendo ai settori industriali.

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