Dichiarazione Iva 2026, si avvicina la scadenza: chi deve farla e cosa sapere
EconomiaIntroduzione
Si avvicina la scadenza finale per trasmettere la dichiarazione Iva 2026, relativa all’anno fiscale 2025. I contribuenti interessati dovranno completare l’adempimento entro il 30 aprile 2026, pena l’applicazione di sanzioni in caso di ritardo o mancato invio.
Da quest’anno, inoltre, entrano in vigore controlli più rigidi nei confronti di chi omette la presentazione: la normativa ha infatti introdotto un sistema più severo che prevede verifiche automatiche, multe elevate e il divieto di utilizzare crediti fiscali in compensazione per il pagamento delle somme richieste.
Quello che devi sapere
Cos’è la dichiarazione Iva
La dichiarazione annuale Iva è il documento attraverso il quale viene riepilogata l’attività Iva svolta dal contribuente durante l’anno precedente. Nel modello da presentare nel 2026 devono quindi essere indicate tutte le operazioni effettuate nel corso del 2025. Attraverso questo adempimento viene determinato il saldo finale tra l’imposta riscossa sulle fatture emesse e quella sostenuta sugli acquisti documentati dalle fatture ricevute. Quando il risultato del conteggio evidenzia un importo a debito, il contribuente deve procedere con il versamento della somma dovuta. Se invece emerge un credito, quest’ultimo può essere richiesto a rimborso oppure utilizzato per compensare altri debiti tributari.
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Chi è obbligato a presentarla
Devono trasmettere la dichiarazione Iva tutti i soggetti titolari di partita Iva che esercitano:
- attività d’impresa;
- attività professionali;
- attività artistiche.
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Chi non deve presentarla
Esistono diverse categorie di contribuenti che non sono tenute alla presentazione della dichiarazione annuale Iva. Tra i principali soggetti esonerati rientrano:
- i contribuenti che hanno effettuato esclusivamente operazioni esenti per tutto l’anno d’imposta, salvo particolari eccezioni;
- coloro che applicano il regime forfettario per l’intero periodo d’imposta;
- chi aderisce al regime fiscale di vantaggio per imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
- i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti fiscali;
- gli operatori che svolgono attività di giochi, intrattenimento e attività assimilate, se esonerati dagli obblighi Iva;
- le imprese individuali che hanno concesso in affitto la propria unica azienda e non svolgono ulteriori attività rilevanti ai fini Iva;
- alcuni soggetti passivi residenti in altri Paesi dell’Unione europea che hanno effettuato esclusivamente operazioni senza obbligo di imposta;
- determinati operatori del settore spettacolo e intrattenimento beneficiari di regimi agevolati;
- soggetti residenti fuori dall’Unione europea identificati fiscalmente in Italia per specifici servizi;
- raccoglitori occasionali di prodotti selvatici e piante officinali entro determinate soglie di fatturato;
- organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale che adottano regimi fiscali agevolati.
L’esonero per chi ha effettuato solo operazioni esenti non si applica tuttavia in presenza di specifiche situazioni, ad esempio quando siano state svolte anche operazioni imponibili, acquisti particolari o operazioni intracomunitarie.
Come si trasmette
La dichiarazione deve essere inviata unicamente per via telematica. La trasmissione può avvenire:
- direttamente da parte del contribuente;
- tramite un intermediario abilitato, come un commercialista;
- mediante soggetti incaricati, nel caso delle amministrazioni pubbliche;
- attraverso una società appartenente al medesimo gruppo.
Cosa accade in caso di ritardo
La dichiarazione viene considerata presentata nel giorno in cui l’Agenzia delle Entrate completa la ricezione dei dati trasmessi. Qualora l’invio avvenga dopo il 30 aprile, ma entro i successivi 90 giorni, la dichiarazione rimane valida, pur essendo considerata tardiva. In tale circostanza è prevista una sanzione amministrativa compresa tra 250 e 2.000 euro, che può essere notevolmente ridotta con il ravvedimento operoso. Una volta superati i 90 giorni dalla scadenza, invece, la dichiarazione viene qualificata come omessa.
Cosa succede se manca la dichiarazione
Dal 2026, in caso di mancata presentazione, l’Agenzia delle Entrate può attivare una procedura di liquidazione automatica per determinare direttamente le somme dovute dal contribuente. L’amministrazione finanziaria può effettuare questo calcolo utilizzando i dati già in suo possesso grazie al sistema di fatturazione elettronica, che consente di monitorare tutte le operazioni effettuate dai titolari di partita Iva. La richiesta di pagamento può essere notificata fino al 31 dicembre del settimo anno successivo rispetto a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere inviata.
Comunicazione e controlli
Una volta elaborata la liquidazione, l’Agenzia comunica l’esito al contribuente, che ha 60 giorni di tempo per:
- fornire chiarimenti;
- contestare eventuali errori;
- segnalare elementi non considerati;
- procedere al pagamento degli importi richiesti.
Se il contribuente non interviene oppure le sue osservazioni non vengono accolte, l’importo viene iscritto definitivamente a ruolo. Nel caso in cui le spiegazioni presentate portino a una modifica degli importi inizialmente calcolati, viene trasmessa una nuova comunicazione e decorre nuovamente il termine di 60 giorni per adempiere.
Divieto di compensazione e rischio sanzioni
Le somme richieste a seguito della liquidazione automatica dovranno essere versate integralmente senza possibilità di compensarle con crediti fiscali eventualmente disponibili. Pertanto, il contribuente non potrà utilizzare crediti maturati su altre imposte per ridurre il debito richiesto. Quando dai controlli emerge un’imposta non versata, trova applicazione una sanzione pari al 120% del tributo dovuto, con un importo minimo stabilito in 250 euro. La penalità può comunque essere ridotta di un terzo se il pagamento viene effettuato entro 60 giorni dalla comunicazione dell’Agenzia.
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