Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Borse, con guerra in Medio Oriente in fumo già 1.100 mld. Esperti: crisi peggiore del 2022

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence lo scoppio, il 28 febbraio scorso, del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz nel Golfo Persico, strategico per i traffici commerciali, rischiano di avere sulle Borse europee un impatto peggiore rispetto allo choc inflazionistico del 2022. Ecco perché

Quello che devi sapere

L’indice Stoxx 600

A dare la misura del contraccolpo sulle Borse europee, fiaccate da oltre un mese di pesanti sedute in perdita, è lo Stoxx 600. L’indice che raccoglie le principali società quotate in Borsa nel Vecchio Continente ha registrato un calo del 6%. Il dato equivale ad una perdita superiore ai 1.100 miliardi in termini di capitalizzazione.

 

Per approfondire: Inflazione Italia, Istat rivede al ribasso stime a febbraio: i dati

Utili per azione in calo

Gli analisti stimano per quest’anno una crescita dell’utile per azione intorno al 5%, venti punti percentuali in meno rispetto al valore registrato nel 2022. Secondo gli operatori di mercato, tuttavia, è ancora prematuro parlare di recessione degli utili. Per determinare una contrazione economica il prezzo del petrolio dovrebbe mantenersi sopra la soglia dei 100 dollari a barile “per diversi mesi”.

 

Per approfondire: Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e negli Usa

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Utili aziende in calo

A dettare l'entità della crisi sono dunque i tempi del conflitto. L'incertezza sui mercati aumenta la difficoltà delle aziende a determinare i prezzi e a difendere i risultati, considerato anche il margine operativo vicino al record del 12,5% registrato nei settori non finanziario ed energetico. Vanno poi aggiunti i dati macroeconomici che intravedono un rallentamento della crescita globale nominale, una domanda più debole e ricadute negative sul mercato del lavoro e sui sostegni fiscali dei singoli Stati.

Il confronto con il 2022

Le stime sugli utili delle aziende europee differiscono dalla reazione seguita allo choc inflazionistico causato dalla fiammata dei prezzi energetici dopo lo scoppio, il 24 febbraio 2022, della guerra tra Russia e Ucraina. In quell’occasione, gli utili hanno tenuto soprattutto grazie alla domanda dei consumatori sostenuta da investimenti pubblici come l’American Rescue Plan e, più da vicino, il Next Generation EU.

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Le difficoltà attuali

Sui mercati europei la resilienza degli utili delle aziende è oggi è minacciata da nuovi fattori, a partire dalla concorrenza crescente della Cina sul settore automobilistico. In secondo luogo, l’epicentro della crisi in corso nel Golfo Persico impatta sulla domanda di beni di lusso in Medio Oriente e nel resto dell’Asia. Va poi considerato lo stato di salute dei settori finanziario e industriale che partono da una base di utili elevata.

Remunerazione azionisti in calo

Un’ulteriore “spia” sulle nubi che si addensano sui mercati finanziari del Vecchio Continente arriva dalla remunerazione degli azionisti delle società quotate in Borsa. Viene prevista una diminuzione pari al 16% nel 2026 per quanto riguarda il riacquisto di azioni soprattutto sui settori energetico, sanitario e finanziario.

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Le previsioni per il settore finanziario

Sul fronte finanziario, gli analisti prevedono per quest’anno una riduzione dell’attività delle banche dopo il picco di 54 miliardi di euro registrato nel 2025. A motivare il freno è soprattuto l’obiettivo di tutelare il capitale e fronteggiare accantonamenti più elevati contro potenziali perdite sui crediti. Di conseguenza, la discesa del riacquisto di azioni potrebbe tagliare di oltre 20 punti base il rendimento di cassa aggregato delle società europee, un calo stimato di oltre 4,5%.

Bankitalia riduce le stime sul Pil

La durata del conflitto impatta sulle prospettive di crescita anche sull'economia italiana. Nei giorni scorsi, Bankitalia ha tagliato, nell'aggiornamento delle previsioni di dicembre, le stime sul Pil relativo al prossimo triennio come effetto della guerra in Medio Oriente e del rialzo delle materie prime energetiche. Secondo le previsioni di via Nazionale l'economia italiana crescerà dello 0,5% quest'anno, contro lo 0,6% stimato a dicembre. Inoltre le stime per il 2027 flettono da +0,8% a +0,5%, e nel 2028 da +0,9% a +0,8%

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Rischio crescita zero

Nelle sue previsioni Bankitalia traccia la situazione in uno scenario non di base, ma legato a un quadro di "aumento dell'incertezza, deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con irrigidimento delle condizioni di finanziamento". In questo caso, l'Italia rischierebbe una crescita zero quest'anno e una contrazione dello 0,6% nel 2027 se il prezzo del petrolio, a causa del conflitto, dovesse balzare sopra i 150 dollari al barile quest'anno e se quello del gas restasse sopra i 120 euro a megawattora.

 

Per approfondire: Bankitalia riduce stime Pil: tempi guerra cruciali

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