Colf e badanti, bonus fino a 1.200 euro riconosciuto anche senza dichiarazione dei redditi
EconomiaIntroduzione
Come chiarito dal ministero dell’Economia, il recupero dell’ex bonus Renzi, confluito dal 2021 nel trattamento integrativo, viene riconosciuto ai dipendenti del comparto lavoro domestico - colf, badanti e babysitter - anche in caso di mancata presentazione, entro la scadenza, della dichiarazione dei redditi. Ecco come funziona
Quello che devi sapere
Come viene pagata la retribuzione di colf e badanti
In occasione di una recente interrogazione sul tema in Commissione Finanze alla Camera, il Mef ha chiarito la modalità di fruizione del sostegno economico mensile in busta paga destinato ai lavoratori dipendenti che percepiscono redditi fino a 28mila euro. Per quanto riguarda il comparto del lavoro domestico, il recupero del bonus passa solitamente attraverso il modulo 730 in quanto il datore di lavoro, che nella maggior parte dei casi coincide con la stessa persona assistita, non riveste la qualifica di sostituto d’imposta.
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Cosa succede quando si presenta la dichiarazione
A differenza della maggior parte dei dipendenti per i quali le ritenute Irpef vengono applicate direttamente sullo stipendio mensile, per colf e badanti il calcolo slitta a fine anno in fase di dichiarazione dei redditi dove emerge il totale delle imposte da versare così come delle agevolazioni, incluso l’ex bonus Renzi. Di conseguenza, l’invio del modulo 730 consente al Fisco di "scontare" il trattamento integrativo direttamente sulle imposte dovute all’erario.
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Cosa succede in caso di mancato invio
Per i contribuenti che mancano di dichiarare al Fisco i redditi percepiti nell’anno precedente, il beneficio viene riconosciuto anche in caso di successivi accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il Ministero equipara le regole per il trattamento integrativo con quelle previste per le detrazioni sul reddito. In fase di istruttoria, l’ente potrà dunque considerare il bonus a riduzione delle imposte da versare.
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Che cos’è il trattamento integrativo
Il trattamento integrativo resta anche nel 2026 una delle più importanti agevolazioni applicate in busta paga. A beneficiare del TIR sono lavoratrici e lavoratori dipendenti, che entro specifici limiti di reddito hanno diritto a un bonus mensile di 100 euro riconosciuto direttamente in busta paga.
Come funziona oggi
A poter beneficiare per intero del bonus del valore complessivo, come detto, di 1.200 euro, sono i lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito annuale fino a 15mila euro. Nella soglia compresa tra 15mila e 28mila euro il riconoscimento non è automatico: il trattamento scatta solo se l’imposta lorda supera le detrazioni e solo per la parte effettivamente spettante. Oltre la soglia annuale di 28mila euro di reddito il sostegno si azzera del tutto.
Come recuperare il bonus con il 730
Nel caso dei dipendenti di lavoro domestico, il trattamento integrativo viene garantito senza ritardi a patto di soddisfare i requisiti e di presentare, entro la scadenza, il modulo 730 relativo all’anno fiscale 2025. Nella compilazione va specificato che la dichiarazione avviene “senza sostituto d’imposta”. Spetta all’Agenzia delle Entrate effettuare il calcolo ed effettuare l'eventuale rimborso sull'Iban riportato nel documento.
Quando arriva il rimborso
Per quanto riguarda la tempistica, il pagamento del bonus dipende dall’invio del 730. In assenza di sostituto di imposta, come nel caso di colf e badanti, il rimborso non arriva in estate associata con la busta paga bensì a fine anno, solitamente nei giorni successivi a Natale. I tempi dipendono, in ogni caso, da quando si presenta la dichiarazione: l’invio anticipato garantisce di entrare prima nei flussi di pagamento che in ogni caso sono più lunghi rispetto ai lavoratori che operano con sostituto d’imposta.
Perché l’importo può essere ridotto
La dichiarazione dei redditi non è una semplice richiesta di rimborso ma un riepilogo della posizione fiscale. Il trattamento integrativo, come detto, può quindi essere riassorbito del tutto o in parte, nel conto delle imposte dovute per l’anno precedente.
Stop a invio del bollettino
Per il comparto del lavoro domestico, che secondo gli ultimi dati diffusi nel 4° Paper del Rapporto 2025 Family (Net) Work riguarda in Italia una platea di oltre 1 milione 229 mila unità – tra regolari e non – il riconoscimento del trattamento in caso di mancato invio del 730 non è l’unica novità attesa quest’anno. L'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) intende infatti completare il processo di dematerializzazione dei contributi superando progressivamente l'invio cartaceo dei modelli di pagamento.
Nuovi canali di pagamento
Come comunicato dall’Istituto in una recente nota, nel 2026 solo i datori di lavoro di età pari o superiore a 76 anni continueranno a ricevere la lettera annuale, come misura di accompagnamento nella fase di transizione al servizio online. Per tutti gli altri viene previsto il pagamento attraverso pagoPA o altri canali digitali, come home banking e app.
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