Lavoro domestico, 54% italiani non vuole che i figli diventino colf, badanti o baby sitter
EconomiaIntroduzione
Il lavoro domestico ha una reputazione sociale ancora fragile, nonostante il suo ruolo nella quotidianità delle famiglie. Secondo un'indagine condotta dal Censis su un campione rappresentativo della popolazione per conto di Assindatcolf - Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, il 72% degli italiani ritiene che questo tipo di lavori sia poco o per niente stimato socialmente e oltre la metà non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse.
Quello che devi sapere
I motivi
Gli italiani si esprimono negativamente sulla possibilità che un figlio possa intraprendere questo percorso lavorativo: il 54,4%, infatti, non vorrebbe che svolgesse un lavoro domestico. Tra chi si dichiara contrario pesano soprattutto fattori economici e prospettive professionali: poche possibilità di crescita, paghe basse e fatica le principali cause. Secondo gli italiani, per rafforzare la reputazione del lavoro domestico servirebbero soprattutto incentivi alla regolarizzazione contrattuale e un aumento delle retribuzioni.
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C’è anche chi la vede come una scelta positiva
Dall’altra parte della bilancia c’è un 30,5% che si dice molto o abbastanza contento se un figlio facesse questi lavori. Tra chi vede positivamente questa possibilità, prevale il riconoscimento della dignità del lavoro: il 59,6% lo considera un lavoro dignitoso come gli altri, mentre il 33,4% ne valorizza la dimensione di assistenza e cura delle persone. Altri aspetti apprezzati riguardano la dimensione relazionale (20,2%), la stabilità dell’occupazione (12,1%) e il carattere dinamico delle attività svolte (11,6%).
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Il report
I dati, contenuti nel Primo Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work "La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale", mettono inoltre in evidenza che solo il 28% degli italiani ritiene che chi svolge questo lavoro sia molto (5,5%) o abbastanza stimato socialmente (22,5%).
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Perché questa percezione?
A incidere sulla percezione è l'idea che si tratti di una scelta obbligata: la metà degli italiani ritiene che chi svolge lavoro domestico lo faccia perché non ha alternative e il 22,8% lo interpreta come un lavoro temporaneo in attesa di opportunità migliori. A incidere anche la percezione di tutele insufficienti: per il 57,3% degli italiani il lavoro domestico non è adeguatamente tutelato dallo Stato e solo il 7,8% ritiene che sia sufficientemente protetto.
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Utilità riconosciuta
Eppure, il riconoscimento dell’utilità dei lavori domestici è molto elevato: per l'80,1% degli italiani è un lavoro importante e per l'89,4%, quindi circa 9 su 10, contribuisce in modo significativo al benessere della società.
Irregolarità diffuse
Il paper ha evidenziato come a pesare sia anche l'irregolarità diffusa: il 34,5% degli italiani ritiene che incida molto sulla sua reputazione, anche a fronte, per il 49,5% degli italiani, di una responsabilità del lavoro nero condivisa tra lavoratori e famiglie.
Assindatcolf: “Lavoro domestico indispensabile ma poco considerato”
Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, commentando i dati dice: "Questa è la prima indagine in Italia dedicata alla social reputation del lavoro domestico e mette in luce un paradosso: è un lavoro riconosciuto come indispensabile, ma ancora poco considerato. In più emerge che negli ultimi dieci anni la reputazione del settore è rimasta sostanzialmente ferma: per il 52,2% degli italiani non è cambiata, mentre solo il 22,9% ritiene che sia migliorata e il 18,9% che sia peggiorata. In un Paese che affronta un inverno demografico senza precedenti non possiamo permetterci che resti un settore di serie B: chiediamo alle istituzioni di investire per valorizzarlo".
Toma (Censis): “Trovare soluzioni buone per famiglie e lavoratori"
Andrea Toma, responsabile dell'area Economia, Lavoro e Territorio del Censis, ha spiegato: "Sicuramente il lavoro domestico è considerato dagli italiani un lavoro dignitoso per tutta una serie di aspetti, ma anche molto faticoso. Questo tende a rendere il lavoro domestico un po' marginale rispetto alle attività più comuni. Gli italiani concordano sul fatto che questa bassa reputazione sia uno dei fattori attraverso il quale si diffonde un po' anche l'irregolarità, perché se viene considerato marginale non si riescono a creare dei meccanismi di professionalizzazione”. L'obiettivo resta quello di "cercare di trovare delle soluzioni win-win, dove sia le famiglie sia i lavoratori domestici tendono ad avere un risultato positivo".
De Rita (Censis): “Lavoro domestico contribuisce al benessere"
"Il lavoro domestico soffre di molti paradossi: ha una reputazione bassa, ma contribuisce al benessere degli italiani in maniera collettiva”, dice infine Giorgio De Rita, segretario generale del Censis. “Si tratta di trovare un bilanciamento tra un'accelerazione sulla tutela dei lavoratori e sulle famiglie datrici di lavoro. I bonus sono previsti per lavoratrici mamme, ma non per chi fa un lavoro domestico, sfuggendo a una serie di tutele. Si può investire in questo settore e il rendimento sarebbe straordinario. Gli italiani dicono che il lavoro domestico è spesso irregolare, ma l'interesse a migliorare la regolarità è un interesse collettivo e anche delle istituzioni”.
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