Crisi carburante per gli aerei, voli a rischio da maggio se la guerra prosegue

Economia
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Introduzione

Non solo l’aumento alle stelle del prezzo del carburante, ma anche - e soprattutto - l’approvvigionamento. Il settore dei trasporti aerei potrebbe vivere una crisi importante, per via delle incognite legate alla guerra in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sono state già migliaia le cancellazioni di voli nella zona del Golfo, per la chiusura dello spazio aereo, ma le conseguenze del protrarsi della crisi si stanno diffondendo, arrivando anche all’Europa. E il rischio più concreto è quello della mancanza di carburante. In sostanza, se il conflitto in Medio Oriente dovesse continuare, le forniture di carburante per gli aerei che volano in Europa potrebbero subire interruzioni a partire già da maggio.

 

Del resto, l’associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) stima che circa il 25-30% della domanda europea di carburante per aerei provenga proprio dal Golfo Persico, il che rende il continente europeo una delle aree maggiormente esposte, rispetto alle forniture, all'impatto della guerra.

Quello che devi sapere

Come funzionano i rifornimenti per gli aerei

Prima di tutto, va detto che, per muoversi, gli aerei di linea bruciano cherosene, un idrocarburo che si ottiene dalla distillazione frazionata del petrolio. Molte compagnie comprano il carburante in anticipo a un prezzo fisso, proprio per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi. Ora, se la crisi nello Stretto di Hormuz dovesse durare ancora a lungo, ci sarebbe il rischio che le compagnie aeree rimangano senza cherosene. Questo farebbe schizzare i prezzi dei rifornimenti, già ora molto alti. 

 

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A rischio le scorte di Rayanair tra maggio e giugno

Gli effetti della crisi sono concreti. Con il protrarsi del conflitto, ad esempio, è potenzialmente a rischio il 25% delle scorte di Ryanair, proprio tra maggio e giugno, come ha dichiarato a Sky News l'amministratore delegato Michael O'Leary. "Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture", ha proseguito O'Leary nella sua analisi. "Ma se, invece, la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale, forse il 10%, il 20% o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno", ha aggiunto. O'Leary ha anche confermato che la compagnia aerea irlandese, ad oggi, non ha cancellato alcun volo perché le sue forniture di carburante sono attualmente sicure. 

 

Proprio di recente, comunque, lo stesso O'Leary aveva dichiarato al quotidiano irlandese Business Post di aspettarsi un aumento delle tariffe aeree estive di oltre il 3% su base annua, a causa di una combinazione di limitazioni di capacità e prezzi del petrolio più elevati per i concorrenti meno coperti.

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Il piano di Lufthansa

Intanto, la compagnia aerea tedesca Lufthansa sta valutando la possibilità di mettere a terra alcuni aerei. Un team è stato incaricato di valutare la situazione e di predisporre eventuali misure a riguardo, come ha dichiarato l'amministratore delegato, Carsten Spohr, durante una riunione virtuale con i dipendenti, secondo quanto scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt. Secondo il manager, si parlerebbe di ridurre del 2,5% la capacità di posti disponibili. Se necessario, fino a 40 aerei potrebbero essere temporaneamente messi a terra. Nessuna decisione, secondo il giornale Spiegel, è stata ancora presa, ma il target di crescita della capacità nel 2026 appare a rischio. "Vogliamo essere preparati per tempo", ha affermato Spohr, riferendosi alle conseguenze della guerra in Medio Oriente.

 

Sebbene Lufthansa abbia coperto l'80% del suo fabbisogno di carburante contro le fluttuazioni dei prezzi, ha affermato Spohr, l'aumento del solo prezzo del cherosene comporterà costi aggiuntivi per 1,5 miliardi di euro per il restante volume di carburante. Lufthansa non ha quindi altra scelta che aumentare i prezzi dei biglietti. "Questo, a sua volta, influirà sulla domanda, meno persone viaggeranno", ha dichiarato l'amministratore delegato.

Le misure dell'Ue

Intanto, proprio dall'Ue, è già arrivato un invito a limitare l'uso dei carburanti. Il commissario Ue all'energia, Dan Jørgensen, ha inviato una missiva ai 27 Stati membri, prima del Consiglio dei ministri competenti del 31 marzo. Il testo invita a razionare le scorte di combustibile, a privilegiare i mezzi pubblici rispetto all'auto privata e a ricorrere allo smart working quando possibile. Suggerite poi anche misure per dissuadere dal prendere voli non necessari. Poi l'avvertimento: "Lo shock sarà prolungato". 

 

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