Dazi, Trump verso tariffe al 100% su farmaci per aziende che non hanno collaborato con Usa
EconomiaIntroduzione
Donald Trump è pronto a tornare a spingere sui dazi. Nel mirino del tycoon ci sono i prodotti farmaceutici: vari media, tra cui il Financial Times, parlano di nuove tariffe del 100%, da applicare alle società che non hanno sottoscritto accordi vantaggiosi con la Casa Bianca per fornire farmaci a basso costo negli Stati Uniti.
Quello che devi sapere
Nuovi dazi Usa sui farmaci
I nuovi dazi sarebbero imposti tramite la Section 232 del Trade Expansion Act, che prevede il lancio di un'indagine prima di decidere se approvarli o meno. Tutte le aziende che nell’ultimo anno non sono venute incontro alle richieste di Washington rischiano quindi di vedere i prezzi applicati ai loro prodotti negli Usa schizzare verso l’alto, comprese le società italiane. Reuters scrive però che potrebbero esserci alcune eccezioni per medicinali specifici o per malattie particolari.
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Chi ha stretto accordi con la Casa Bianca
Fra chi invece si è mosso per non incorrere in dazi punitivi ci sono ad esempio Pfizer, AstraZeneca e Nov Nordisk, tutte società che hanno aumentato gli investimenti negli Stati Uniti o ridotto i prezzi dei propri farmaci in cambio di una tregua sulle tariffe.
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Un anno di dazi
È ormai un anno che l’amministrazione di Donald Trump spinge sui dazi: l’annuncio delle prime tariffe era arrivato il 2 aprile 2025, giornata che lo stesso tycoon aveva ribattezzato “Liberation Day”, il “Giorno della Liberazione”. Nei mesi seguenti l’importo dei dazi si è però man mano ridimensionato, rispetto alle cifre iniziali. Tuttavia, riporta Bbc, a un anno di distanza, i tassi tariffari negli Usa si trovano comunque al livello più alto degli ultimi decenni, con un’aliquota media effettiva che si aggira intorno al 10%, in aumento rispetto a circa il 2,5% dell’inizio del 2025.
L’effetto dei dazi sulle famiglie americane
Lo scorso anno, secondo le stime di Tax Foundation, i dazi trumpiani hanno avuto un impatto di circa mille dollari in più di imposte per le famiglie americane. Nel 2026 si dovrebbe avere un aumento di circa 600 dollari a famiglia.
Bce, i costi dei dazi ricadono al 95% su imprese e consumatori
D’altronde, stando a quanto si legge in un’analisi della Banca centrale europea, l'aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti sta avendo un impatto limitato sugli esportatori stranieri, mentre la maggior parte dei costi viene assorbita proprio dalle imprese e dai consumatori americani. Lo studio evidenzia come solo il 5% dei costi aggiuntivi generati dai dazi sia sostenuto dagli esportatori, mentre il restante 95% grava sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali statunitensi. In particolare, circa un terzo dei costi dei dazi è attualmente sostenuto dai cittadini. Se le tariffe dovessero rimanere in vigore a lungo termine, questa quota potrebbe salire a oltre la metà, perché anche le imprese statunitensi esaurirebbero la capacità di assorbire i costi aggiuntivi. Lo studio sottolinea come, nel lungo periodo, la redistribuzione dei costi potrebbe diventare ancora più sfavorevole per i consumatori.
I dazi tra le principali cause di bancarotta
Un recente sondaggio condotto dalla società di servizi finanziari JG Wentworth, come riportato da Newsweek, evidenzia come i dazi siano, insieme al costo della vita, la principale causa di bancarotta per la popolazione statunitense. Così ha riferito il 41,7% dei 1.421 adulti intervistati per la ricerca.
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