L'ufficio del Rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha avviato l'iniziativa, ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, per far luce sulle "pratiche di lavoro forzato" in 60 economie. Unione europea, Cina, Giappone, Corea del Sud, Canada, Messico, India, Taiwan e Regno Unito sono i soggetti esplicitamente citati dall'inchiesta. Nell'elenco compare anche a sorpresa la Russia
L'amministrazione del presidente Donald Trump ha avviato una nuova serie di indagini commerciali per individuare potenziali "carenze nella lotta contro il lavoro forzato" che potrebbero giustificare l'imposizione di nuovi dazi. L'ufficio del Rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha avviato l'iniziativa, ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, per far luce sulle "pratiche di lavoro forzato" in 60 economie: Unione europea, Cina, Giappone, Corea del Sud, Canada, Messico, India, Taiwan e Regno Unito sono i soggetti esplicitamente citati dall'inchiesta. Nell'elenco compare anche, a sorpresa, la Russia.
Le indagini
Le indagini, ha riferito una nota serale, sono state avviate allo scopo di stabilire "se gli atti, le politiche e le pratiche di ciascuna di queste economie - relativi all'omissione nell'imporre e far rispettare in modo efficace un divieto all'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato - siano irragionevoli o discriminatori e se gravino sul commercio Usa o lo limitino". Malgrado il consenso internazionale contro il lavoro forzato, "i governi non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente misure che vietino l'ingresso nei loro mercati di merci prodotte con il lavoro forzato. Per troppo tempo, i lavoratori e le imprese americane sono stati costretti a competere con produttori stranieri che potrebbero godere di un vantaggio artificiale in termini di costi, ottenuto sfruttando la piaga del lavoro forzato", ha commentato Greer. Tali indagini "stabiliranno se i governi stranieri abbiano adottato misure sufficienti per proibire l'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato e in che modo l'incapacità di sradicare tali pratiche abominevoli incida sui lavoratori e sulle imprese statunitensi", ha aggiunto Greer.
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"Pratiche estere inique"
La Sezione 301 del Trade Act del 1974 è concepita per affrontare "pratiche estere inique" che incidono sul commercio americano, allo scopo di far emergere "pratiche di governi stranieri - ingiustificabili, irragionevoli o discriminatorie - che gravino sul commercio Usa o lo limitino". Il Rappresentante per il Commercio ha avviato le indagini con un piano di audizioni dei Paesi interessati per il 28 aprile 2026: "Le parti interessate sono tenute a presentare commenti scritti e richieste di intervenire all'audizione - corredate da una sintesi della testimonianza - entro il 15 aprile 2026". Ieri, lo stesso Greer ha annunciato la prima tornata di indagini sulle politiche commerciali scorrette dei Paesi terzi in linea con il Trade Act, sempre per aggirare lo stop della Corte Suprema sui dazi reciproci del tycoon. ll processo, che probabilmente porterà a una nuova tornata di tariffe, riguarda tra gli altri Ue, Messico e Cina, vale a dire "economie che presentano un eccesso strutturale di capacità e produzione in vari settori manifatturieri, ad esempio attraverso surplus commerciali persistenti o capacità sottoutilizzate o inutilizzate".