Morellato, sanzione Antitrust da oltre 25 milioni per intesa restrittiva della concorrenza

Economia

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato che l'azienda "ha imposto i prezzi di vendita fissando i livelli massimi di sconto che i distributori potevano applicare sui canali di vendita online"

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Oltre 25 milioni di multa per Morellato Spa. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato il brand di gioielleria con una multa da 25.895.043 euro per un'intesa restrittiva della concorrenza nella distribuzione di gioielli e orologi di fascia media-accessibile, attuata dal 20 luglio 2018 al 23 dicembre 2025. A renderlo noto è l’Antitrust, che in una nota precisa di aver accertato come Morellato abbia “imposto i prezzi di vendita fissando i livelli massimi di sconto che i distributori potevano applicare sui canali di vendita online, attraverso precise raccomandazioni ai rivenditori sulle percentuali da applicare".

Prezzi imposti e controllo sui rivenditori

 

L'istruttoria, precisa la nota dell'autorità garante, ha evidenziato che “la condotta è stata attuata attraverso il continuo monitoraggio dei prezzi dei distributori, con sistemi di punizione nei confronti di coloro che non rispettano le sue istruzioni, successivi richiami e richieste di revoca degli sconti, fino al blocco automatico degli ordini e degli account Amazon, e anche con minacce di recesso dal contratto”. Inoltre, nei contratti di distribuzione, Morellato “ha previsto una clausola esplicita che vieta ai suoi distributori di operare su piattaforme online terze”, come Amazon o eBay. “Anche il rispetto di questo divieto all'uso del marketplace è stato oggetto, da parte di Morellato, di monitoraggi, minacce e ritorsioni in caso di violazione, contrariamente al suo comportamento visto che la società opera sui marketplace”. Secondo l’Autorità, questa condotta configura “un'intesa verticale in violazione dell'articolo 101 del TFUE perché dispone la fissazione dei prezzi di rivendita e limita l'attività online su marketplace, peraltro in modo discriminatorio e non proporzionale, riducendo la concorrenza tra i rivenditori autorizzati e limitando la loro autonomia nel definire le proprie politiche commerciali”.

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