Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Bollette, per famiglie italiane possibili rincari da 9,3 miliardi. Le città più a rischio

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

A una quindicina di giorni dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, gli effetti economici della crisi in Medio Oriente colpiscono anche l’Italia. E se i mercati delle principali materie prime sembrano tenere, l’Ufficio studi della Cgia ha stimato che il rincaro delle bollette sui bilanci delle famiglie italiane potrebbe toccare i 9,3 miliardi di euro. Alcune città sono più a rischio. I dettagli

Quello che devi sapere

Le materie prime

La Cgia sottolinea come al momento i mercati delle principali materie prime “mostrano una tenuta complessivamente solida, senza quelle impennate generalizzate dei prezzi che spesso accompagnano fasi di forte tensione geopolitica”. L’analisi delle quotazioni dei mercati delle materie prime, spiega l’associazione, “evidenzia infatti un quadro sorprendentemente stabile. Molte delle principali commodities hanno addirittura registrato lievi riduzioni di prezzo: il nickel è sceso dell’1,9 per cento, il rame del 2,6, il piombo del 2,7, lo zinco del 3 e lo stagno del 7,9”. Secondo la Cgia, “si tratta di segnali che indicano come le catene di approvvigionamento globali e i mercati internazionali stiano reagendo con una certa resilienza all’incertezza del contesto internazionale”.

 

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I combustibili fossili

Di fatto, nota l’associazione, “soltanto i combustibili fossili hanno mostrato forti tensioni: il prezzo del petrolio è salito del 45,8 per cento, mentre il gas ha registrato una crescita più significativa, pari al 62 per cento. In entrambi i casi gli incrementi di queste ultime due settimane sono stati superiori a quelli verificatesi dopo l’invasione russa all’Ucraina”. 

 

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Il comparto energia e la situazione geopolitica internazionale

La Cgia sottolinea come queste dinamiche dimostrino ancora una volta la particolare sensibilità del comparto energetico agli squilibri geopolitici emersi dopo l’avvio del conflitto in Iran. Nel complesso, precisa però l’associazione, “i dati delle prime due settimane suggeriscono che l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime è stato, almeno fino ad ora, circoscritto. L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo, che almeno in questa fase non sembra esposto a una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime”.

 

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Le bollette

Tuttavia, al netto del caro carburante e di eventuali misure di mitigazione del costo delle bollette che il governo di Giorgia Meloni dovrebbe mettere a punto a breve, Nomisma Energia ha stimato che le famiglie italiane – circa 26,7 milioni – potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro. Partendo da questa ipotesi, l’Ufficio studi della Cgia ha stimato che, approssimativamente, “il rincaro complessivo delle bollette sui bilanci delle 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe toccare i 9,3 miliardi di euro”.

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Le città

I rialzi più consistenti, secondo la Cgia, si concentrerebbero nelle principali aree urbane metropolitane. Gli aumenti più alti potrebbero verificarsi a Roma: nella capitale “l’incremento complessivo della spesa energetica potrebbe toccare i 705,8 milioni di euro”. Seguono Milano con 554,5 milioni e Napoli con poco più di 406 milioni. Queste tre grandi città, quindi, secondo la Cgia sarebbero tra i territori più esposti al peso dei nuovi aumenti energetici. Le province meno colpite dai rincari, invece, sarebbero Vibo Valentia (con un aggravio di 23,1 milioni di euro), Aosta (+21,3) e Isernia (+12,7).

Le differenze

L’escalation di tensioni in Medio Oriente ha riacceso il dibattito sugli effetti economici dei conflitti geopolitici. In questo contesto, la Cgia ha sottolineato le differenze con il periodo subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: “Se si osservano i dati e i precedenti più recenti, emerge con chiarezza come l’impatto potenziale di questa crisi appaia, almeno per il momento, sensibilmente diverso rispetto a quanto accaduto nel febbraio del 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. Allora lo shock sui mercati internazionali fu immediato e particolarmente violento. A soli quindici giorni dall’inizio dell’offensiva russa, le principali materie prime registrarono rialzi eccezionali: il prezzo del nickel aumentò del 93,8 per cento, quello del gas del 48 per cento, mentre i cereali subirono forti tensioni con il granoturco in crescita del 30,3 per cento e il frumento del 29,2 per cento. Anche l’energia e i metalli industriali furono coinvolti nella fiammata dei prezzi: il petrolio salì del 16,3 per cento e l’alluminio dell’8,3”.

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Il potere d’acquisto

Le famiglie italiane, comunque, anche ora devono fare i conti con il caro carburante: a causa del forte rincaro, speculativo, il prezzo della benzina è salito dell'8,7% e quello del diesel del +18,2%. Ma devono considerare anche il possibile aumento nei prossimi mesi delle bollette di luce e gas. Caro carburante e aumenti in bolletta, sottolinea la Cgia, rischiano di diventare tra i principali fattori di pressione sul potere d'acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese

Cgia chiede intervento del governo

Per mitigare gli effetti della crisi del Golfo su famiglie e imprese italiane, la Cgia chiede l’intervento del governo. “Ridurre questi prezzi – sottolinea - non dipende da una singola misura, ma da una strategia articolata che combini interventi fiscali, regolatori e strutturali. Nel breve periodo, il governo dovrebbe intervenire sulla componente fiscale con un calo temporaneo e mirato delle accise sui carburanti o una modulazione dell'Iva sulle bollette energetiche. Senza contare che è necessario intervenire riducendo anche gli oneri di sistema nelle bollette di luce e gas che aiutano a sostenere il potere d'acquisto dei cittadini e migliorano la competitività delle aziende”. Inoltre, secondo la Cgia c’è bisogno di “rafforzare i poteri delle autorità di vigilanza per monitorare le speculazioni lungo la filiera energetica e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi”.

 

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