Un quadro europeo in apparenza solido ma sempre più sbilanciato, una dipendenza crescente dalla Cina e un ruolo chiave nel surplus con gli Stati Uniti: lo studio di Allianz mostra come la geografia commerciale dell'Ue stia cambiando rapidamente, aumentando vulnerabilità e rischi per l'Italia
L'ultimo studio di Allianz Trade, "Variable geometry for European trade: Building resilience and diversification", rivela come il sistema commerciale europeo stia attraversando una trasformazione strutturale, segnata da crescenti dipendenze strategiche, vulnerabilità geopolitiche e nuove opportunità di diversificazione. Le conclusioni dell'analisi offrono spunti cruciali anche per l'Italia, Paese a forte vocazione esportatrice e pienamente integrato nelle filiere globali.
Europa: surplus in crescita, ma su fondamenta sempre più sbilanciate
Nel periodo post-pandemico, la bilancia commerciale dei dieci principali Paesi europei è cresciuta fino a 354 miliardi di euro (+18%), ma questo risultato nasconde una crescente polarizzazione: il deficit con la Cina è quasi raddoppiato, passando da –156 a circa –300 miliardi di euro; il surplus con gli Stati Uniti è aumentato del 34%, raggiungendo 127 miliardi di euro. Questo sbilanciamento rende l'Europa esposta, da un lato, alle dipendenze da forniture critiche cinesi (oltre 400 prodotti strategici, in particolare in elettronica, macchinari e tecnologie per la transizione) e, dall'altro, alla crescente incertezza tariffaria statunitense.
Italia: crescente dipendenza dalla Cina e ruolo chiave nel surplus con gli Stati Uniti
L'Italia emerge nel report come uno dei Paesi in cui il cambiamento della geografia commerciale è più evidente. Fra i punti chiave: Dipendenza dalla Cina in forte aumento. Il deficit commerciale dell'Italia con la Cina è passato da –19 a –34 miliardi di euro, riflettendo una maggiore esposizione alle importazioni di beni ad alto contenuto tecnologico.
Questo fenomeno rappresenta una vulnerabilità per settori chiave come meccanica, elettronica, automotive e tecnologie green, che dipendono da componenti soggetti a eventuali tensioni geopolitiche o restrizioni commerciali. L'Italia contribuisce in modo significativo al surplus europeo verso gli Usa, con un avanzo cresciuto da 29 a 39 miliardi di euro, trainato da: chimica e farmaceutica, meccanica industriale, agrifood di alta qualità. Tuttavia, l'ipotesi di tariffe statunitensi del 10% (Section 122) rappresenta un rischio rilevante: le perdite di export Ue potrebbero arrivare fino a 85 miliardi di dollari l'anno, colpendo in modo significativo anche le imprese italiane.
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La dipendenza italiana da fornitori extra‑Ue, in particolare asiatici, è aumentata in quasi tutti i settori strategici: elettronica e semiconduttori, batterie e tecnologie per la mobilità elettrica, macchinari avanzati, componentistica automotive.
In uno scenario di frammentazione geopolitica crescente – come evidenziato anche dal recente confronto al World Economic Forum e alla Munich Security Conference – queste vulnerabilità rischiano di tradursi in: maggiori costi di approvvigionamento, ritardi nelle catene di fornitura, aumento dell'inflazione importata, perdita di competitività delle esportazioni italiane.
Le opportunità per l'Italia: nearshoring CEE e nuovi accordi commerciali globali
Il report suggerisce una serie di soluzioni che potrebbero portare benefici diretti all'Italia: Rafforzare il nearshoring nell'Europa centro‑orientale. Spostare il 25% delle importazioni europee dalla Cina verso i Paesi CEE – tra cui Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia – avrebbe un impatto modesto sull'inflazione (+0,1 punti percentuali) e offrirebbe maggiore sicurezza nelle filiere cui partecipano molte imprese italiane.
Nuovi accordi commerciali ad alto potenziale
Secondo Allianz Research, accordi con: India, Mercosur, ASEAN e una possibile integrazione nel framework CPTPP potrebbero generare oltre USD 120 miliardi di nuovo export europeo e ridurre la dipendenza da Cina e USA. L'Italia, grazie alla struttura del proprio export, sarebbe uno dei principali beneficiari.
Allianz Trade: "Serve un salto di qualità nella resilienza commerciale europea"
"All'Europa non serve meno commercio, ma un commercio più resiliente, diversificato e avanzato", dichiarano gli economisti di Allianz Trade. La strategia raccomandata poggia su tre pilastri: spostare le forniture da criteri di minimo costo a criteri di rischio‑adeguato; sostenere la produzione interna nei settori strategici, dalle terre rare ai semiconduttori; accelerare la diversificazione delle esportazioni, aprendo nuovi corridoi con economie ad alta crescita.
Il nuovo scenario commerciale descritto da Allianz Trade evidenzia come la resilienza europea – e italiana – dipenderà dalla capacità di riconfigurare le catene del valore, rafforzare il mercato interno e costruire partnership globali che garantiscano sicurezza economica e crescita sostenibile. L'Italia, grazie alla forza del suo export e alla qualità del suo tessuto manifatturiero, ha oggi un ruolo strategico da giocare, ma deve agire ora per proteggere la propria competitività in un mondo sempre più frammentato.