Dazi Trump, Ue: "Esenti da nuove tariffe aerei, energia e prodotti farmaceutici"

Economia

Le imprese di aeronautica, farmaceutica ed energia restano fuori dalle nuove tariffe a stelle e strisce. Per questi comparti, già coperti dagli accordi Ue-Usa, non ci sono nuovi costi diretti legati al 10% aggiuntivo

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Sono entrati in vigore lo scorso 24 febbraio i nuovi dazi statunitensi voluti da Donald Trump e annunciati nella Proclamazione del 20 febbraio nell’ambito della “imposizione di una tariffa temporanea all’importazione per affrontare problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. L’aliquota aggiuntiva è del 10% e si applica oltre ai dazi Nmf (Most Favoured Nation) già esistenti, ovvero quelli applicati alla nazione più favorita. Bruxelles – ha specificato il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, – “si aspetta che gli Stati Uniti rispettino gli impegni stabiliti nella Dichiarazione Congiunta così come l'UE rispetta i propri impegni. In particolare, i prodotti dell'Unione devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti tariffari oltre il tetto chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato. Per quanto riguarda le esportazioni dell'UE verso gli Stati Uniti, nella maggior parte dei casi il dazio Nmf è inferiore al 5%".  Inoltre, - spiega ancora Gill – “gli Stati Uniti hanno descritto l'attuale situazione come una fase di transizione, della durata massima di 150 giorni”.

I limiti posti da Bruxelles

Aerei, farmaceutica ed energia restano fuori dal perimetro dei nuovi dazi voluti da Donald Trump: la Commissione europea ha voluto essere la prima a chiarirlo, annunciando che settori simbolo dell’industria continentale, già protetti dall’accordo di luglio, restano nella "zona protetta". Ma anche per acciaio, auto, camion, legname non ci sarà l’effetto valanga: il nuovo 10% non si somma alle tariffe già imposte con la Sezione 232 americana per motivi di sicurezza nazionale, scongiurando una doppia stangata per i comparti che stanno già pagando il prezzo più alto della guerra commerciale. Secondo quanto annunciato da Gill sono esentati dunque aeromobili e parti di aeromobili, prodotti farmaceutici e prodotti energetici, in quanto già coperti dagli impegni assunti nell’accordo di luglio tra Ue e Stati Uniti. Le imprese di aeronautica, farmaceutica ed energia restano fuori dalle nuove tariffe a stelle e strisce. Per questi comparti, già coperti dagli accordi Ue-Usa, non ci sono nuovi costi diretti legati al 10% aggiuntivo.

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L'iter

L’accordo raggiunto l’estate scorsa a Turnberry, in Scozia (poi formalizzato da una “dichiarazione congiunta”) è stato rimesso in discussione dalla sentenza della Corte Suprema di venerdì scorso, 20 febbraio, che ha bocciato la base giuridica usata dall’Amministrazione americana per i dazi all’importazione di gran parte dei prodotti europei negli Stati Uniti. Questi dazi, secondo la “dichiarazione congiunta”, dovevano avere un’aliquota massima del 15% (contro l’azzeramento dei dazi europei sulla maggior parte dei prodotti industriali Usa). Ma successivamente il presidente Trump ha deciso l’imposizione generalizzata, con un’altra base giuridica, di nuovi dazi temporanei per il 10% sulle importazioni, aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti con i paesi che godono della clausola di “nazione più favorita”. Le tariffe per la maggior parte dei prodotti dell’Ue sono inferiori al 5%, e quindi, sommandoli ai nuovi dazi Usa aggiuntivi del 10%, si resterebbe sotto la soglia massima concordata del 15%. Per alcuni prodotti europei, tuttavia,superano il 5%, e in questi casi è necessario che gli Stati Uniti spieghino come intendano rispettare il tetto “onnicomprensivo” al 15% previsto nella “dichiarazione congiunta”.

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