Bonus bollette, oggi in Cdm la discussione del decreto: a chi spetta e in cosa consiste

Economia
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Introduzione

Nel Consiglio dei ministri previsto per oggi dovrebbe approdare il decreto Bollette, il cui testo è stato limato negli ultimi giorni dalla maggioranza. Diverse le novità, dal contributo una tantum per le famiglie a basso reddito alla rimodulazione degli oneri generali di sistema, che pesano per il 10% sui costi complessivi. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Sostegni diretti alle famiglie più fragili

L’esecutivo punta ad ampliare la portata degli interventi economici, portando le risorse complessive destinate agli sconti energetici fino a circa 3 miliardi di euro. Rimane centrale il capitolo dedicato ai nuclei con redditi bassi, cioè quelli con Isee fino a 9.796 euro (o 20 mila euro in presenza di almeno quattro figli), che dovrebbe ricevere un contributo straordinario sulla bolletta elettrica nel corso del 2026. L’aiuto una tantum, riconosciuto a chi già percepisce il bonus sociale, avrà un importo stimato tra 90 e 100 euro. L’obiettivo è attenuare l’impatto dei rincari energetici senza modificare l’impianto generale dei bonus esistenti.

 

Per approfondire: Bollette, negozi spendono 2mila euro al mese per luce e gas. Verso Dl energia

Agevolazioni possibili anche per la fascia intermedia

Per il biennio 2026-2027 dovrebbe essere introdotta la possibilità, su base volontaria, che i fornitori riconoscano un contributo anche ai clienti domestici con Isee fino a 25 mila euro che non accedono agli aiuti sociali. L’importo sarà calcolato sulla componente del prezzo dell’energia relativa ai consumi dei primi due mesi dell’anno, entro determinati limiti di utilizzo: non oltre 0,5 megawattora nel bimestre e meno di 3 MWh complessivi nei dodici mesi precedenti. In un secondo momento verranno rese note le aziende che aderiranno, in modo tale da favorire trasparenza e concorrenza tra operatori.

 

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Il nodo dei prezzi del gas e l’effetto a cascata sull’elettricità

Una parte rilevante del provvedimento interviene sul mercato del gas, dal quale dipende gran parte della produzione elettrica nazionale. Ridurre il divario tra i prezzi italiani e quelli europei dovrebbe portare a una diminuzione del costo dell’energia. Per finanziare l’operazione si prevede anche la vendita di parte delle scorte acquistate durante la crisi energetica del 2022, destinando i proventi a ridurre oneri di trasporto, distribuzione e approvvigionamento per le imprese più energivore.

Rinnovabili nel mirino: incentivi da rimodulare

All’interno del decreto previsto inoltre un intervento sugli oneri generali di sistema, voce che pesa circa il 10% della bolletta e finanzia, tra l’altro, il sostegno alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione. Le modifiche non saranno obbligatorie ma opzionali. I produttori potranno scegliere una riduzione temporanea degli incentivi, del 15% o del 30% tra luglio 2026 e dicembre 2027, ottenendo in cambio un prolungamento del periodo di agevolazione. Un’alternativa prevede la rinuncia ai sussidi attuali con recupero successivo delle somme, a partire dal 2028, in forma rateizzata e con una remunerazione prefissata. Per gli impianti alimentati da bioenergie agricole è inoltre programmato un ridimensionamento dei sostegni, con conseguente calo della spesa pubblica destinata ai prezzi minimi garantiti.

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Vendita dell’energia regolata per gli impianti a fine incentivo

Tra le novità più discusse nel testo anche l’obbligo, per gli impianti rinnovabili che hanno concluso il ciclo di sussidi, di cedere l’elettricità tramite contratti a prezzo amministrato con il Gestore dei Servizi Energetici. Gli operatori temono che le tariffe fissate non garantiscano una remunerazione adeguata, motivo per cui il governo sta lavorando a possibili correttivi.

Cambia la formazione del prezzo dell’energia elettrica

Il provvedimento dovrebbe anche intervenire sul meccanismo con cui si determina il prezzo all’ingrosso dell'energia elettrica, in particolare sul “Sistema di scambio di quote di emissione di CO₂” dell’Unione europea (Ets). Oggi l’energia prodotta con gas naturale incorpora, infatti, oltre al costo della materia prima e della gestione degli impianti, anche quello delle quote di emissione di CO₂ previste dal sistema europeo Ets: si tratta di un costo per le aziende che emettono anidride carbonica e che dovrebbero pagare anche le centrali termoelettriche. La bozza del decreto prevede che chi produce elettricità con il gas non debba pagare gli oneri del trasporto del metano e la tassazione Ets, oneri che verrebbero spostati nelle bollette della luce e pagati dai consumatori. Il gas, però, costando meno alle centrali termoelettriche, consentirebbe di abbassare il prezzo dell'elettricità: in questo modo l’energia risulterebbe inizialmente meno costosa e più competitiva.

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La preoccupazione delle associazioni

Le misure hanno suscitato la forte reazione delle associazioni, che contestano l’impatto sui margini delle aziende. La bozza circolata preoccupa Confartigianato soprattutto per le misure sugli oneri generali di sistema a carico delle piccole e medie imprese: "L'allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6%, riduce il costo annuale della bolletta ma ne aumenta l'impatto reale complessivo sui consumatori, pari, sembrerebbe, a 10 miliardi", osserva la Confederazione. Confcommercio apprezza l'impostazione complessiva del provvedimento in cui però "manca una misura dedicata alle micro e medio-piccole imprese di riduzione strutturale e generalizzata degli oneri di sistema, che ancora oggi pesano per oltre il 20% sul totale della bolletta elettrica". La copertura finanziaria potrebbe darla "una parte dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO₂", dice l'associazione dei commercianti.

Il “fattore Lombardia”

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla posizione della Regione Lombardia, dove si concentra una quota significativa della produzione idroelettrica. La Regione ha infatti recentemente concluso un accordo con Edison e A2A per prolungare alcune concessioni in cambio della fornitura di energia a prezzo calmierato alle industrie del territorio. Da qui la richiesta politica di coordinare la norma nazionale con gli accordi territoriali per evitare effetti distorsivi.

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Confronto aperto con Bruxelles sulle regole ambientali

La revisione del sistema richiede un dialogo con le istituzioni europee, sia per valutare eventuali modifiche al mercato delle emissioni sia per evitare contestazioni sugli aiuti di Stato. La partita coinvolge la Commissione europea ed è seguita dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, incaricato di approfondire i margini di intervento con il commissario Raffaele Fitto. Sul piano politico, Forza Italia sostiene la necessità di rivedere le norme sulle quote di emissione, ritenute troppo onerose per il sistema industriale. Per la Lega, invece, sarebbe doveroso un contributo delle banche. "L'obiettivo è di arrivare in Cdm, tagliando di quanti più euro possibile il peso e il costo per gli italiani, chiedendo un sacrificio e un contributo alle aziende, come le banche", ha dichiarato il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

 

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