Anche se ridotto rispetto ai due anni precedenti, dove si è registrato un calo del 4% nel 2024 e del 2% nel 2023, secondo il presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori Dona “per invertire la curva produttiva non bastano i consumi delle famiglie perché sono già ridotti all’osso”
L'Istat ha registrato nel 2025 un calo dello 0,9% nella produzione industriale. Secondo l’istituto, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica hanno registrato la maggiore crescita rispetto all'anno precedente, mentre le flessioni più ampie riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto
Quali settori hanno subito un incremento o un calo produttivo
A consuntivo del 2025, al netto degli effetti di calendario, la produzione industriale flette dello 0,2% rispetto all'anno precedente. Lo indica l'Istat, stimando che a dicembre scorso l'indice destagionalizzato diminuisca dello 0,4% rispetto a novembre e, al contrario, su base annua aumenti del 3,2%. Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l'energia si registra un incremento nel complesso del 2025. Nell'ambito della manifattura, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica registrano la maggiore crescita rispetto all'anno precedente, mentre le flessioni più ampie riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto. Nella media del quarto trimestre il livello della produzione cresce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. L'indice destagionalizzato mensile mostra aumenti nei comparti dell'energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%); mentre sono state registrate variazioni negative per i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%). I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), le altre industrie manifatturiere (+9,3%) e la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%). Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%) e nell'industria del legno, della carta e stampa (-2,9%). "A dicembre l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce rispetto a novembre: - commenta l'Istat - il calo è diffuso ai principali raggruppamenti di industrie, con esclusione dell'energia e dei beni strumentali. Al contrario, su base annua, l'andamento dell'indice è positivo e la crescita riguarda tutti i principali raggruppamenti di industrie tranne i beni di consumo durevoli".
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Massimiliano Dona: "Un baratro dal quale non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie”
"Anno sempre nero per le nostre industrie. Anche se l'annata 2025, con un calo medio della produzione dello 0,2%, non sembra apparentemente una disfatta, il problema è che si aggiunge ai crolli precedenti: -4% nel 2024 e -2% nel 2023”. Queste il commento del Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona in merito al dato Istat sulla produzione industriale. "Un baratro dal quale non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie, essendo ridotti all'osso. Non per niente i beni di consumo calano dello 0,5%, due volte e mezza la produzione totale, -0,8% per i beni durevoli, 4 volte l'indice complessivo", conclude Dona.