Energia, in aumento il Prezzo unico nazionale: ecco perché e cosa cambia per le bollette
EconomiaNelle ultime settimane sta nuovamente salendo il PUN dell’energia elettrica, ovvero l’indicatore che esprime il valore medio negoziato sul mercato all’ingrosso italiano. Alla base di questa dinamica rialzista le tensioni geopolitiche e l’aumento del costo del gas naturale
Tensioni geopolitiche e aumento del costo del gas naturale. Sono queste le ragioni alla base dei picchi registrati dal PUN, il Prezzo Unico Nazionale, ovvero l’indicatore che esprime il valore dell’energia elettrica negoziata sul mercato all’ingrosso italiano. La rilevazione del 9 febbraio 2026 registrava un valore pari a 0,13683 euro per kilowattora, un livello significativo confermato dalle media delle quotazioni nazionali e anche dall’andamento della scorsa settimana, visto che a inizio febbraio il Gestore dei Mercati Energetici ha registrato un prezzo medio di acquisto di 140,74 euro per megawattora, decisamente superiore delle medie storiche.
Come viene stabilito il PUN e come incide sulla bolletta
Il prezzo del PUN viene stabilito quotidianamente sulla Borsa Elettrica e vale per il giorno successivo. A livello pratico, il dato che viene normalmente utilizzato è quello mensile, ottenuto calcolando la media delle quotazioni giornaliere ponderata sulla quantità di energia effettivamente scambiata. Questo parametro riveste un ruolo centrale per i consumatori, poiché influisce in maniera significativa sul costo finale dell’energia pagata dalle famiglie. A parità di consumi, un incremento del Prezzo Unico Nazionale si traduce automaticamente in una spesa più elevata in bolletta, mentre una sua riduzione può alleggerire i costi mensili.
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L’andamento degli ultimi mesi e le ragioni del rialzo
Osservando i dati più recenti, si nota come nel corso dell’ultimo anno il PUN abbia mostrato una tendenza rialzista. A partire da gennaio 2024, con un valore intorno a 0,099 euro per kilowattora, il prezzo è rimasto pressoché invariato fino alla primavera per poi registrare un moderato aumento sia in estate che tra dicembre 2024 e febbraio 2025, quando è arrivato anche a 0,150 euro al kilowattora. Da allora si è innestata una dinamica ribassista che, solo di recente, ha visto nuovamente salire i valori. Ma perché questa crescita? Alla base ci sarebbero soprattutto fattori esterni al mercato nazionale, come le tensioni internazionali, che hanno reso il mercato energetico estremamente volatile. A ciò si aggiunge anche l’aumento del costo del gas naturale, che rappresenta una fonte di produzione di energia elettrica molto diffusa. A testimoniarlo l'annuncio dello scorso mese da parte di ARERA, che ha comunicato un incremento del +10,5% per i clienti vulnerabili rispetto a dicembre 2025, con un prezzo di riferimento a 113,02 centesimi di euro per metro cubo, a causa del rialzo dei prezzi all'ingrosso.
Le difficoltà per famiglie e imprese
Queste oscillazioni rendono difficile la pianificazione nel medio periodo per le famiglie e le imprese prive di coperture finanziarie o contratti a prezzo bloccato. Anche la variabilità su base oraria e giornaliera assume un peso rilevante, poiché le differenze tra fasce di consumo e picchi di domanda possono generare scostamenti di costo notevoli all’interno della stessa giornata, incidendo sulle strategie operative aziendali, soprattutto nelle ore serali o nei giorni festivi, quando l’energia tende a risultare più onerosa. Sullo sfondo si inseriscono inoltre le evoluzioni del mercato all’ingrosso, con il progressivo passaggio verso una maggiore differenziazione zonale dei prezzi e l’introduzione del PUN Index GME, strumenti pensati per riflettere in modo più accurato le condizioni reali di domanda e offerta nei diversi territori.