Guerra Iran, petrolio oltre 90 dollari. Borse europee bruciano 918 mld in una settimana
EconomiaIl conflitto in Medio Oriente, l'impennata del prezzo del greggio, ma anche i dati deludenti sul mercato del lavoro negli Usa, hanno terremotato i mercati finanziari che hanno chiuso la settimana con forti perdite. Lo Stoxx 600, l'indice che raggruppa i principali titoli quotati sui mercati azionari europei, ha bruciato in cinque giorni 918 miliardi di euro. Cresce l'incognita sulle mosse delle banche centrali, a partire dalla Bce: non è escluso un rialzo dei tassi di interesse
Guerra in Medio Oriente, mercato del lavoro Usa debole e rialzo del prezzo del petrolio hanno depresso i mercati finanziari mondiali al termine di una settimana di instabilità. Il greggio Usa ha registrato a New York il suo maggiore guadagno settimanale nella storia dei futures con l'escalation e i conseguenti contraccolpi sulle forniture globali. I futures sul West Texas Intermediate (Wti) sono aumentati del 12,21%, ovvero 9,89 dollari, chiudendo a quota 90,90 al barile. Il benchmark globale Brent ha guadagnato l'8,52%, pari a 7,28 dollari, finendo a 92,69 dollari. Il greggio Usa ha segnato un balzo del 35,63%, centrando il maggiore guadagno settimanale nella storia dei contratti futures, a partire dal 1983. Il Brent, invece, ha segnato un balzo del 28% durante la settimana.
Borse europee ko, Milano -6% in una settimana
Un campanello d'allarme sulle ricadute del confltto riguarda le Borse europee che pagano una settimana all'insegna della volatilità. Lo Stoxx 600, l'indice che raggruppa i principali titoli quotati sui mercati azionari europei, ha bruciato in cinque giorni 918 miliardi di euro. I listini azionari europei hanno chiuso in territorio negativo: Milano ha registrato un passivo settimanale di oltre il 6% trainato anche da una Wall Street negativa.
Rebus sulle prossime mosse delle banche centrali
Con la prospettiva di un rialzo dell'inflazione e il rallentamento dell'economia, aumentano le incognite sulle decisioni delle banche centrali, su tutte la Fed e la Banca centrale europea. Lo scenario di una possibile stagflazione mette ancora più in difficoltà la Banca centrale americana, stretta fra le pressioni dell'amministrazione Trump a tagliare e stimolare l'economia - visti anche i dati negativi sulla disoccupazione - e quella di fare fronte all'inflazione in arrivo a seguito del balzo del petrolio. Il rebus investe anche la Bce, con il mercato che ha iniziato a scommettere su un aumento dei tassi di almeno 25 punti base nel corso dell'anno.
Incognite sul blocco dello stretto di Hormuz
Secondo gli operatori decisivi saranno la durata del conflitto contro l'Iran, ma soprattutto il perdurare del blocco nello stretto di Hormuz di idrocarburi, gas e petrolio. Una lunga durata del blocco e, di conseguenza, dei rialzi del greggio e del gas via via che si esauriscono le scorte, manderà l'inflazione su un terreno di forte crescita oltre a danneggiare commerci ed export nei Paesi dell'area. Le navi petroliere ferme, e il monito lanciato tramite il Financial Times dal ministro dell'energia del Qatar di un possibile stop alla produzione e spedizione di idrocarburi nel giro di poche settimane, hanno mandato infatti alle stelle il prezzo del petrolio e alcuni analisti si spingono anche a ipotizzare una crescita in area 150 dollari se gli effetti del conflitto dovessero perdurare. Si è mosso anche il gas dove i contratti future sul mese di aprile hanno guadagnato il 5,23% a 53,39 euro al Mwh. Livelli che, se perdureranno, fatalmente si trasmetteranno all'inflazione globale ed europea anche con una economia debole.
Leggi anche
Benzina oltre 2 euro al litro, Guardia di Finanza rafforza i controlli
Bce, si scommette su un rialzo dei tassi
Secondo il governatore del Banco de Espana Jose Luis Escrivà - che siede nel board Bce - è "molto improbabile" un rialzo dei tassi la prossima settimana anche se ci vorrà tempo per valutare l'impatto sull'inflazione. Francoforte, che ha tenuto i tassi fermi per cinque riunioni e dalla quale ci si attendeva un allentamento monetario per l'anno in corso, ora potrebbe aumentare il costo del denaro per far fronte all'aumento dei prezzi. Per il presidente di Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, l'economia europea rischia, a causa soprattutto dell'impennata dei costi energetici, dei forti cali dei mercati borsistici e i maggiori costi dei commerci internazionali". Dall'altra parte dell'Oceano oltre all'effetto sui prezzi si guarda al deludente e inatteso dato sul mercato del lavoro. A febbraio, negli Stati Uniti, si sono persi 92 mila posti di lavoro dopo l'aumento di gennaio e il tasso di disoccupazione, di riflesso, è salito al 4,4% a febbraio. Come scrivono gli analisti di Morgan Stanley, la via della Fed è stretta e "anche una modesta pressione sui prezzi del petrolio potrebbe dilazionare i tagli dei tassi".