Via libera della plenaria dell'Europarlamento a due emendamenti chiave sull'euro digitale, inseriti nella risoluzione sulla relazione annuale della Bce. I testi rafforzano il sostegno politico al progetto, indicato come strumento "essenziale" per la "sovranità europea". Ieri era arrivato l'appello di Lagarde a Strasburgo: “Vi imploro di andare avanti"
Il Parlamento europeo va alla conta sull'euro digitale (COS'È). Oggi l’Eurocamera è stata chiamata a votare due emendamenti contenuti nella risoluzione sull’attività della Banca centrale europea. Dalla plenaria è arrivato il via libera ai due testi, a prima firma dell'eurodeputato del M5S Pasquale Tridico, che rafforzano il sostegno politico al progetto, indicato come strumento "essenziale" per la "sovranità europea" nei pagamenti in un contesto di crescente incertezza geopolitica e di forte dipendenza da infrastrutture di Paesi terzi. L'Aula sostiene inoltre la creazione di un euro digitale che offra parità d'accesso ai servizi di pagamento, mettendo in guardia dal rischio di nuove forme di esclusione per cittadini ed esercenti se la digitalizzazione fosse affidata solo ad attori privati. Entrambi gli emendamenti sono stati approvati a larga maggioranza. Quello che rafforza il sostegno politico al progetto ha ottenuto 438 voti favorevoli, 158 contrari e 44 astensioni. L'emendamento sulla parità di accesso ai servizi di pagamento è passato con 420 voti a favore, 158 contrari e 64 astensioni. Non si è trattato di un voto legislativo, ma di un passaggio politico rilevante, arrivato dopo mesi di rinvii e tensioni procedurali, utile a misurare se esista una reale volontà politica di portare avanti il dossier sull’euro digitale.
L’appello di Lagarde agli eurodeputati
Alla vigilia del voto era arrivato un appello della presidente della Bce Christine Lagarde, che si era rivolta direttamente agli eurodeputati: "Vi imploro di andare avanti con la proposta". Senza la nuova moneta digitale, aveva avvertito, l'Europa dipenderà da "infrastrutture offerte da fornitori non europei”. Questa situazione "non è indipendenza, non è sovranità europea", aveva spiegato Lagarde intervenendo in plenaria a Strasburgo, per poi sottolineare che gli eurodeputati "detengono le chiavi" sulla rapidità con cui il progetto potrà essere realizzato. L'euro digitale, aveva ribadito, è "un elemento importante della nostra sovranità, della nostra indipendenza e della capacità di attuare la politica monetaria". Un messaggio in linea con quello lanciato anche dal commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis, secondo cui, alla luce dei recenti sviluppi geopolitici, il progetto di euro digitale "è più importante che mai".
I due emendamenti al voto
I testi sono stati inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Bce proprio con l’obiettivo di far emergere in modo chiaro le diverse posizioni politiche. Firmati trasversalmente da decine di eurodeputati Socialisti e democratici, Renew, Verdi, Sinistra, ma anche da una parte dei popolari, i due “emendamenti simbolo” hanno come primo firmatario Pasquale Tridico (M5s). Nei testi si afferma che l'accesso ai pagamenti è essenziale alla partecipazione economica e che affidare la digitalizzazione solo ad attori privati e non europei rischia di creare nuove esclusioni. Il secondo emendamento, in particolare, accoglie l'euro digitale e lo definisce strumento di sovranità monetaria europea, complemento al contante e ai servizi privati.
La prova del voto e la linea di frattura
A rallentare il dossier era il relatore del regolamento Fernando Navarrete (spagnolo del Ppe), che, dopo essersi fatto attendere per mesi, a novembre ha presentato una bozza che non respinge l'euro digitale ma ne cambia totalmente l'impostazione chiedendo di verificare prima se il mercato possa creare una rete europea privata dei pagamenti e solo in caso contrario procedere alla valuta della banca centrale. Una linea interpretata da molti eurodeputati come una frenata politica più che tecnica. Le divisioni attraversano anche i singoli gruppi. Al netto delle posizioni contrarie all’euro, sono emerse sensibilità diverse e spesso trasversali, anche su base nazionale: la delegazione italiana, ad esempio, risulta in larga parte favorevole all’adozione dell’euro digitale. Più complessa la situazione del Ppe, che oltre al ruolo di Navarrete relatore, vede anche quattro firmatari degli “emendamenti simbolo” pro euro digitale. Il voto di Strasburgo servirà dunque soprattutto a capire la dimensione reale di questa linea di frattura.