Euro digitale, oggi il voto al Parlamento europeo. Lagarde: "Vi imploro di andare avanti"

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Oggi al voto due emendamenti sull’euro digitale inseriti nella risoluzione sull’attività della Bce. L’appello di Lagarde a Strasburgo: “L’euro digitale è un elemento fondamentale della nostra sovranità”. Senza una moneta digitale l’Ue resterebbe dipendente da infrastrutture di pagamento non europee

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Il Parlamento europeo va alla conta sull'euro digitale (COS'È). Oggi l’Eurocamera è chiamata a votare due emendamenti contenuti nella risoluzione sull’attività della Banca centrale europea. Non si tratta di un voto legislativo, ma di un passaggio politico chiave, dopo mesi di rinvii e sospetti di ostruzionismo, per capire se ci sia davvero la volontà politica di portare avanti il dossier. Alla vigilia del voto è arrivato un appello della presidente della Bce Christine Lagarde, che si è rivolta direttamente agli eurodeputati: "Vi imploro di andare avanti con la proposta". Senza la nuova moneta digitale, ha avvertito, l'Europa dipenderà da "infrastrutture offerte da fornitori non europei”. 

L’appello di Lagarde agli eurodeputati

 

Questa situazione "non è indipendenza, non è sovranità europea", ha spiegato Lagarde intervenendo in plenaria a Strasburgo, per poi sottolineare che gli eurodeputati "detengono le chiavi" sulla rapidità con cui il progetto potrà essere realizzato. L'euro digitale, ha ribadito, è "un elemento importante della nostra sovranità, della nostra indipendenza e della capacità di attuare la politica monetaria". Un messaggio in linea con quello lanciato anche dal commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis, secondo cui, alla luce dei recenti sviluppi geopolitici, il progetto di euro digitale "è più importante che mai". 

 

I due emendamenti al voto 

 

La “conta” di Strasburgo passa quindi dal voto su due emendamenti sull’euro digitale, atteso oggi intorno a mezzogiorno. I testi sono stati inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Bce proprio con l’obiettivo di far emergere in modo chiaro le diverse posizioni politiche.  Firmati trasversalmente da decine di eurodeputati Socialisti e democratici, Renew, Verdi, Sinistra, ma anche da una parte dei popolari, i due “emendamenti simbolo” hanno come primo firmatario Pasquale Tridico (M5s). Nei testi si afferma che l'accesso ai pagamenti è essenziale alla partecipazione economica e che affidare la digitalizzazione solo ad attori privati e non europei rischia di creare nuove esclusioni. Il secondo emendamento, in particolare, accoglie l'euro digitale e lo definisce strumento di sovranità monetaria europea, complemento al contante e ai servizi privati. 

 

La prova del voto e la linea di frattura

 

A rallentare il dossier è il relatore del regolamento Fernando Navarrete (spagnolo del Ppe), che, dopo essersi fatto attendere per mesi, a novembre ha presentato una bozza che non respinge l'euro digitale ma ne cambia totalmente l'impostazione chiedendo di verificare prima se il mercato possa creare una rete europea privata dei pagamenti e solo in caso contrario procedere alla valuta della banca centrale. Una linea interpretata da molti eurodeputati come una frenata politica più che tecnica. Le divisioni attraversano anche i singoli gruppi. Al netto delle posizioni contrarie all’euro, emergono sensibilità diverse e spesso trasversali, anche su base nazionale: la delegazione italiana, ad esempio, risulta in larga parte favorevole all’adozione dell’euro digitale. Più complessa la situazione del Ppe, che oltre al ruolo di Navarrete relatore, vede anche quattro firmatari degli “emendamenti simbolo” pro euro digitale. Il voto di Strasburgo servirà dunque soprattutto a capire la dimensione reale di questa linea di frattura. 

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