Nonostante il 69,5% degli italiani percepisca una crescente instabilità lavorativa legata ad ansia e pressione, emerge una forte resilienza: il 70% gestisce le sfide e l'80% ha obiettivi chiari. La risposta all'incertezza è la formazione, scelta dal 92% per rafforzare la propria sicurezza. L'indagine di Universitas Mercatorum e ALTO evidenzia come in Lombardia il fenomeno sia molto avvertito, ma impatti meno sul benessere
L'incertezza lavorativa non è più percepita come un'eccezione, ma come una condizione strutturale. Per il 69,5% degli studenti e dei lavoratori italiani le opportunità di impiego sono oggi più instabili e precarie rispetto al passato. Questa sensazione diffusa incide soprattutto sulla sfera personale: circa due terzi dichiarano un impatto negativo sul proprio senso di sicurezza e sul benessere individuale. Crescono ansia, timore della competizione e paura di fallire, mentre il lavoro diventa un terreno emotivamente più fragile. Eppure, accanto alla vulnerabilità, emerge una forte capacità di reazione. Sette italiani su dieci mostrano maturità emotiva e abilità nella gestione dello stress e dei conflitti. Otto su dieci hanno chiari i propri obiettivi professionali e il 92% è disposto a sviluppare nuove competenze per rafforzare la propria stabilità lavorativa. Di fronte all'incertezza, inoltre, più della metà chiede alle aziende un supporto psicologico o percorsi di coaching, mentre otto su dieci ritengono fondamentali strumenti per il benessere finanziario.
La ricerca
Questi dati emergono dalla ricerca "Il futuro lavorativo in Italia e in Lombardia: paure, incertezze e prospettive", realizzata da Universitas Mercatorum e ALTO su un campione di 17.800 studenti e lavoratori. Lo studio è stato presentato oggi a Milano durante "Lombardia Lab - Persone e Lavoro", l'evento promosso da AIDP Lombardia come spazio di confronto tra istituzioni, politica, sindacati, mondo accademico e stakeholder sui cambiamenti in atto nel mondo del lavoro.
Secondo Elena Panzera, Presidente di AIDP Lombardia, l'incertezza lavorativa "influenza le scelte professionali e incide sull'identità personale, sulla percezione di autoefficacia e sul benessere psicologico". La pressione della performance, il confronto costante con gli altri e il timore di fallire generano tensione, soprattutto tra i più giovani. Allo stesso tempo, la disponibilità ad apprendere e a investire nella crescita professionale indica un atteggiamento proattivo, che rende evidente la necessità di contesti lavorativi capaci di sostenere non solo la performance, ma anche la salute psicologica e l'identità professionale delle persone.
Ansie, rinunce e timore di sbagliare
Il quadro che emerge è segnato da preoccupazioni diffuse. Il 59% degli intervistati teme che il tempo scorra più velocemente dei propri progressi professionali, mentre il 44,9% rinvia progetti personali a causa dell'instabilità lavorativa. Quattro persone su dieci dichiarano difficoltà a orientarsi in un contesto incerto e il 38,3% teme di compiere scelte professionali sbagliate. A questo si aggiunge un dato particolarmente significativo: il 72,7% è preoccupato all'idea di non percepire la pensione. L'incertezza incide soprattutto sulla dimensione personale. Il 66% riferisce un impatto negativo sul proprio senso di sicurezza e il 65,6% sul benessere individuale. L'effetto sul rendimento lavorativo è più contenuto, ma comunque rilevante. Il timore di fallire è spesso rivolto verso sé stessi: il 44,2% teme di deludere le proprie aspettative, più della paura di deludere la famiglia o le persone importanti.
Anche la competizione rappresenta una fonte di stress. Più di un terzo prova ansia per il confronto con gli altri, per il ritmo di avanzamento altrui o per la percezione che altri progrediscano più velocemente.
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Resilienza e orientamento professionale
Nonostante il clima di incertezza, la maggior parte degli italiani mantiene una direzione chiara nel proprio percorso professionale. Solo il 21% dichiara di non sapere come realizzare i propri progetti e appena il 13,7% non ha chiaro cosa desideri dal futuro lavorativo. Le risorse personali risultano solide: oltre il 73% sa gestire emozioni e fallimenti in modo costruttivo, il 78,5% affronta con efficacia i feedback negativi e l'82,8% dimostra buone capacità di networking. La disponibilità a formarsi è quasi universale: il 92,9% è pronto a sviluppare nuove competenze per aumentare la propria sicurezza lavorativa. Tra le opportunità di supporto, prevale l'interesse per percorsi dedicati alle soft skills, alla mentorship e al coaching professionale.
Il ruolo delle aziende tra supporto psicologico e benessere finanziario
Una delle criticità più evidenti riguarda la mancanza di supporto esterno. Oltre metà degli intervistati ritiene utile un sostegno psicologico o un servizio di coaching professionale per affrontare l'incertezza. Ancora più forte è la richiesta di strumenti per il benessere finanziario: l'84,8% li considera fondamentali per migliorare la qualità del lavoro e la serenità personale. Il successo professionale rimane un valore centrale per il 77,8% degli italiani, ma viene definito soprattutto come indipendenza ed equilibrio tra lavoro e vita privata, più che come avanzamento di carriera in senso tradizionale.
Il caso Lombardia
La Lombardia presenta un profilo particolare. Qui la percezione di incertezza è più marcata: il 45,1% fatica a muoversi in un contesto instabile e il 45% teme di sbagliare le scelte lavorative, valori superiori alla media nazionale. Tuttavia, i lombardi sono meno preoccupati del tempo che passa e mostrano una maggiore chiarezza progettuale: solo il 7,8% non sa come realizzare i propri obiettivi, contro il 21% nazionale. L'impatto emotivo dell'incertezza è più contenuto rispetto al resto d’Italia, ma la sensibilità alla competizione è più alta. Il 35,3% prova ansia nel confronto con gli altri e il 39,2% soffre nel vedere altri progredire più rapidamente. Le competenze personali risultano solide, ma emerge una minore capacità di gestire le relazioni professionali e il networking. Sul fronte del supporto, i lombardi mostrano meno interesse per il sostegno psicologico e maggiore apertura verso strumenti orientati alla performance, come il coaching.
Una regione laboratorio per il Paese
Secondo Panzera: "La Lombardia è la seconda economia regionale dell'Eurozona e la prima per valore aggiunto industriale un ecosistema dal ruolo trainante in Italia, che convive con profonde sfide strutturali, demografiche, economiche e sociali. Osservare il rapporto tra persone e lavoro in questa regione significa adottare un punto di vista privilegiato per anticipare alcune traiettorie evolutive per l'intero Paese". I dati confermano uno scenario di incertezza diffusa, ma anche una forte capacità di adattamento, soprattutto in contesti ad alta intensità produttiva. La regione mostra come sia possibile sviluppare forme di resilienza e strategie di crescita professionale anche in ambienti altamente competitivi.