Alimentare, aumento dei costi e calo dei consumi. Come sta reagendo il settore?

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Quello che si è appena concluso è stato un anno difficile per i protagonisti della filiera dell’industria alimentare, con l’aumento dei costi di produzione e consumi deboli. Il 2026 potrebbe però segnare un’inversione di tendenza, secondo gli esperti: i consumatori sembrano ancora sotto pressione, ma l’inflazione sta rallentando e alcune contromisure messe in campo stanno dando qualche frutto. Ecco tutti i dettagli, dall'Italia all'estero

Quello che devi sapere

I dati in Italia

La filiera dell’industria alimentare fatica ovunque, anche in Italia. E, nel nostro Paese, è innegabile che la curva ascendente dei prezzi alimentari abbia rappresentato, negli ultimi anni, un problema reale: “Dal 2021 ad oggi" i prezzi "sono aumentati del 24,9%, rispetto al 17,3% dell’indice generale dei prezzi al consumo”, ricorda la Confcommercio. "Motivo che ha spinto l’Agcom ad aprire un’indagine conoscitiva che punta i fari soprattutto sul ruolo svolto dalla Gdo nella catena che va dai produttori agricoli all’industria di trasformazione alimentare e infine alla distribuzione commerciale al consumatore". L’esplosione dei costi per agricoltori e allevatori, in particolare, “è cominciata negli anni di pandemia con l’enorme frenata del commercio mondiale, ed è stata poi rilanciata dall’invasione russa in Ucraina”, sottolineano gli esperti.

 

Per approfondire:

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All’estero

E all’estero? Come detto, anche oltre i confini italiani l’aumento dei costi di produzione e i consumi deboli hanno rappresentato, soprattutto negli ultimi 12 mesi, i problemi principali. Partendo dallo scenario del 2025, e guardando al 2026, Il Sole 24 Ore ha provato a tracciare un quadro dei principali protagonisti del settore, a livello internazionale, tra luci ed ombre.

 

In particolare, negli Usa, l’intensificarsi della concorrenza sui prezzi, le promozioni più aggressive e una rinnovata spinta verso i marchi privati, probabilmente metteranno sotto pressione le vendite e limiteranno la ripresa dei margini per i produttoridi alimenti confezionati anche per i prossimi mesi.

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Kraft Heinz

Kraft Heinz ha deciso di scindersi in due: da un lato, nelle salse, Global Taste Elevation (con brand come Heinz e Philadelphia), dall’altro Grocery Unit, chiamata a risollevare le sorti dei brand di prodotti a scaffale noti tra i consumatori nordamericani, come Oscar Mayer o Lunchables. Intanto, a fine ottobre, la società ha tagliato le previsioni per l’intero anno fiscale, segnalando una contrazione delle vendite nette organiche tra il 3% e il 3,5%.

Nestlé

Nestlé, invece, sta affrontando una difficile fase di transizione. Negli Usa nel 2025 il titolo ha perso il 10%, che segue la frenata del 25% del 2024. A ottobre dell’anno scorso il gruppo ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il taglio di 16mila posti di lavoro nei prossimi due anni. Questa misura punta a generare risparmi per circa 3 miliardi di franchi svizzeri entro il 2027, per finanziare investimenti nel marketing e rilanciare i volumi di vendita.

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Hormel Foods

Sta affrontando diverse difficoltà anche Hormel Foods, dopo che nel 2025 ha perso in Borsa circa il 26% del valore. La società, comunque, ha diffuso previsioni ottimistiche per l’anno fiscale 2026. Le difficoltà del produttore di carne in scatola rimangono comunque legate alle problematiche del settore: i costi di carne bovina e suina sono aumentati sensibilmente, erodendo i margini.

 

Beyond Meat

E chi, invece, ha puntato su nuovi settori? Non sempre è stata un’idea vincente. Beyond Meat, produttore di carne vegetale, come spiega Il Sole 24 Ore, si trova ad affrontare una grave crisi di liquidità: la maggior parte del debito da circa un miliardo di dollari è in scadenza nel 2027. Lo scorso ottobre il titolo ha perso il 30% in Borsa dopo la proposta di una ristrutturazione del debito e di allungamento delle scadenze. Nel secondo trimestre del 2025 i ricavi sono scesi del 19,6%, trainati da una diminuzione del 18,9% del volume dei prodotti venduti.

 

Di recente il marchio ha annunciato il suo ingresso nel settore delle bevande con il lancio di una nuova linea di drink proteici frizzanti denominata Beyond Immerse. L'idea è quella di dare un’alternativa rispetto ai classici frullati proteici.

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Indicatori positivi

Ci sono però alcune realtà che possono contare su indicatori positivi. È il caso, ad esempio, di Mondelez, nata nel 2012 dalla scissione del business degli snack e del cioccolato di Kraft. I ricavi sono crescita del 4,13% nell’ultimo anno. Anche Tyson Foods, altro produttore di carne, sta risalendo, con focus sul pollo come perno della sua redditività.

 

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