Dry January, dai No-Lo ai mocktail: cresce il mercato dei prodotti senza alcol. I dati
EconomiaIntroduzione
Da diversi anni ormai, il primo mese dell’anno, per molti, coincide con l’occasione per non bere alcolici. Una tendenza, questa, che si traduce anche nei dati sui consumi di bevande alternative a quelle alcoliche, anche in Italia.
In Europa, a livello generale, negli ultimi anni, il rapporto con l’alcol sta cambiando profondamente: il 71% dei consumatori dichiara di aver ridotto l’acquisto o il consumo di bevande alcoliche, mentre sempre più persone sperimentano il Dry January non più vivendolo come una rinuncia temporanea, ma come una scelta di benessere, equilibrio e ritmi più sostenibili.
Secondo i dati Iwsr (International Wine and Spirits Record) dell’autunno 2025, inoltre, il 39% dei consumatori adulti in 15 mercati ha praticato almeno un giorno di astinenza negli ultimi sei mesi. Il dato segnala però un lieve rallentamento rispetto ai picchi recenti, con cali in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Quello che devi sapere
I dati
Come scrive Il Sole 24 Ore, secondo le stime Iwsr riprese da Federvini, il mercato globale delle bevande no e low-alcol (No-Lo) è destinato a crescere di oltre 4 miliardi di dollari entro il 2028.
In Italia, come emerge dai dati dell’Ufficio Studi Coop e Nomisma su dati Euromonitor, elaborati per Food24, le vendite a volume di vino, spirits e birra no alcol hanno raggiunto i 31,8 milioni di litri nel 2025, vale a dire il 14,8% in più rispetto al 2022.
Nel dettaglio:
- +9,5% per il vino,
- +31,1% per gli spirits
- e +31,3% per la birra.
Quella italiana è, a livello europeo, la seconda performance di crescita tra i quattro Paesi analizzati, e cioè, oltre allo Stivale: Regno Unito, Germania e Francia. Negli ultimi tre anni, inoltre, gli stessi prodotti nella tradizionale versione alcolica sono calati complessivamente del 2,7%.
Per approfondire:
Dry January, come cambia il consumo di alcol e le nuove tendenze
Ancora una fetta piccola di mercato
Va comunque ricordato che i vini No-Lo valgono circa lo 0,1% del mercato, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly per un controvalore di 3,3 milioni di dollari che, tuttavia, secondo le stime Iwsr, dovrebbe raggiungere i 15 milioni nei prossimi quattro ann. Le birre analcoliche valgono il 2% secondo l’ultimo report Assobirra. Ma stanno crescendo: da una fetta del 24% nel 2022 al 33% del 2029 secondo l’ufficio studi Coop.
I gusti degli italiani
Secondo l’Ufficio Studi Coop e Nomisma, sono 15,4 milioni gli italiani che preferiscono una bevanda senza alcol. Inoltre, emerge che il 43% degli italiani è interessato a consumare vini low-alcol. E questa tendenza cresce se si guarda ai Millennial (47%). Mentre il 24% è curioso di provare vini totalmente analcolici, con la tendenza che cresce - al 31% - tra la Gen Z. Per quanto riguarda gli spirits, il 15% dei consumatori è interessato a provarli low-alcol e l’8% completamente dealcolati.
I benefici del Dry January e cosa aspettarsi
È stato ampiamente dimostrato che non esiste una quantità “sicura” di alcol che non influisca sulla salute. Secondo l’OMS i rischi iniziano fin dalla prima goccia di alcol ingerita. Ma, quindi, quali effetti si avranno astenendosi completamente dal consumo di alcol per un mese? Molto dipende dalla quantità e dalla frequenza con cui si beveva prima di iniziare la sfida. Chi beve in modo più sporadico, potrebbe notare cambiamenti positivi già dai primi giorni, come un miglioramento del sonno, della pelle e un aumento delle energie giornaliere. Chi invece consuma alcol più frequentemente, potrebbe inizialmente manifestare degli effetti collaterali prima di iniziare a sentirsi meglio. Tra le reazioni avverse, il sintomo più frequente è l’irritabilità.
"Caffetterie, bar e ristoranti protagonisti della trasformazione"
“Il Dry January rappresenta un momento chiave per osservare come stanno evolvendo le aspettative dei consumatori nei confronti dei locali e delle esperienze di socialità”, commenta Umberto Zola, di SumUp, che ha analizzato le nuove tendenze alcol-free. "La richiesta di esperienze di consumo alternative, orientate al benessere e alla qualità del tempo condiviso, supera il semplice prodotto alcolico, privilegiando ambienti più rilassati e inclusivi. Caffetterie, bar e ristoranti diventano, così, protagonisti di questa trasformazione”.
Le alternative ai drink
Il Dry January diventa così l’occasione per riscoprire il caffè come protagonista del rituale quotidiano, ma anche per sperimentare drink alcol-free alternativi che completano l’offerta dei locali: infusi ai fiori, tè fermentati o estratti di frutta e verdura, dal caffè al cardamomo con latte d’avena, fino alle combinazioni più audaci, come l’Espresso Tonic a base di espresso e acqua tonica con note agrumate.
Trovano sempre più spazio anche il mate, servito caldo o freddo e apprezzato per il rilascio graduale di caffeina naturale, e il guaranà, spesso proposto in infusione o come base per soft drink artigianali dal profilo energizzante. A questi si affiancano bevande analcoliche a base di frutta, verdura, spezie ed erbe, come spremute e centrifughe, estratti con sedano, cetriolo e zenzero, succhi artigianali di mela, pera o melograno, fino alle versioni speziate come il succo di pomodoro in stile virgin (analcolico). Completano l’offerta tisane e infusi serviti anche freddi, acque aromatizzate con agrumi e erbe mediterranee e latti caldi speziati a base di curcuma o cannella.
Per approfondire:
Per approfondire: Binge drinking, l'allarme degli esperti sul consumo di alcol tra i più giovani