Spread intorno a quota 60, Mef: “Benefici per tutti”. Cosa cambia per famiglie e imprese
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Lo spread scende e tutti ne guadagnano: "imprese, famiglie e finanza". Così il ministero dell'Economia riassume gli effetti benefici del calo del differenziale tra Btp e Bund tedeschi, negli ultimi giorni molto vicino ai 60 punti base, "indicatore della solidità italiana" e - continua il ministero - della ritrovata (e riconquistata) fiducia dei mercati. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
Azzerato lo spread con i titoli francesi
Il Mef ripercorre i tre anni di governo e rivendica i risultati raggiunti, con il passaggio dagli oltre 250 punti di settembre 2022, poco prima dell'insediamento di Giancarlo Giorgetti a Via XX Settembre, agli attuali 62/63 punti base con rendimento al 3,47%. In questo arco di tempo il differenziale tra i titoli di Stato francesi (Oat) e i Btp italiani, che già ad agosto aveva iniziato ad assottigliarsi, si è azzerato. "Un effetto visibile e misurabile del lavoro responsabile svolto dall'esecutivo in questi primi tre anni", dice il Mef.
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Le ragioni di questi dati economici
A rassicurare nel tempo sono state le politiche di bilancio "prudenti", più volte evidenziate dallo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il rispetto degli impegni con l'Ue e l'attenzione del governo al contenimento del debito. Tutti fattori visti positivamente dai mercati e dalle agenzie di rating che non a caso hanno premiato la traiettoria di crescita e consolidamento del Paese: da S&P a Fitch, da Dbrs a Scope, il Mef cita una per una tutte le revisioni positive dell'ultimo anno, fino al rialzo del rating da parte di Moody's a Baa2, arrivato a novembre scorso per la prima volta dopo 23 anni.
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I dati sulle entrate tributarie
I commenti del ministero arrivano insieme ai nuovi dati sulle entrate tributarie che nei primi undici mesi del 2025 mostrano ancora un aumento. Nel periodo gennaio-novembre, le entrate accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano infatti a 530,6 miliardi di euro, con un aumento di 11,3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+2,2%). Le imposte dirette si attestano a 294,8 miliardi (poco meno di 1,5 miliardi in più, pari a 0,5%) con il gettito Irpef a 206 miliardi di euro, in calo di circa 4,6 miliardi, pari a -2,2%, e con l'Ires rimasto sostanzialmente stabile a 44,4 miliardi.
I dati sulle imposte indirette
Le imposte indirette sono invece cresciute a 235,7 miliardi (+9,8 miliardi, pari a +4,3%). In particolare, l'Iva, considerata la cartina di tornasole dell'andamento dell'economia, ha registrato un aumento del 3% a 160,8 miliardi.
Cresciuto il gettito delle entrate tributarie a novembre
Nel solo mese di novembre, infine le entrate tributarie sono aumentate di 1,92 miliardi (+3,4%) sfiorando i 59 miliardi di euro: le imposte dirette hanno mostrato un aumento di gettito pari a 545 milioni di euro (+1,9%) a 28,6 miliardi, mentre il gettito delle imposte indirette è cresciuto di 1,37 miliardi di euro (+4,7%) a 30,3 miliardi.
Credito bancario in ripresa dopo gli anni della stretta
Le più recenti rilevazioni di Bankitalia indicano un miglioramento sensibile dell’andamento del credito in Italia. Nel mese di novembre, i finanziamenti al settore privato hanno registrato un aumento del 2,1% su base annua, mostrando un’accelerazione rispetto al mese precedente. Questo risultato segna una discontinuità netta rispetto alla fase di debolezza osservata tra il 2022 e il 2023, quando l’inasprimento della politica monetaria europea aveva frenato sia la domanda sia l’offerta di prestiti.
Famiglie al centro della nuova fase espansiva
All’interno del quadro complessivo, spicca la dinamica dei prestiti alle famiglie, cresciuti del 2,3% su dodici mesi. Si tratta di un dato ormai stabilizzato su livelli positivi, che segnala un progressivo recupero della fiducia. In particolare, torna a rafforzarsi il comparto dei mutui per l’acquisto di abitazioni: a fine novembre, lo stock complessivo ha raggiunto i 439 miliardi di euro, in aumento rispetto al mese precedente. Un segnale che riflette aspettative più favorevoli su redditi, occupazione e orizzonte economico di medio periodo.
Costo dei mutui stabile e domanda latente in riattivazione
Il miglioramento del credito è accompagnato da una stabilizzazione dei costi di finanziamento. Il Taeg applicato ai nuovi mutui si è attestato al 3,7%, senza variazioni rispetto al mese precedente. Dopo il forte rialzo dei tassi nel biennio passato, la tenuta dei livelli attuali rappresenta un fattore decisivo per sbloccare la domanda rimasta compressa, soprattutto tra i nuclei più giovani e nel segmento delle prime case. In un contesto di inflazione rientrata e salari nominali in graduale recupero, il costo del credito appare più compatibile con una ripresa ordinata del mercato immobiliare.
Normalizzazione finanziaria e effetti sull’economia reale
Il ritorno a una crescita del credito superiore al 2% suggerisce una progressiva normalizzazione delle condizioni finanziarie, favorita da aspettative di maggiore stabilità dei tassi e da un clima di fiducia in miglioramento tra famiglie e imprese. L’aumento dei mutui tende a sostenere investimenti residenziali, consumi durevoli e comparti collegati, generando effetti moltiplicativi sull’attività economica complessiva.
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