Introduzione
Il 2026 non si è aperto con le migliori prospettive sul presente e sul futuro. O almeno è questo quello che emerge dall'ultima indagine condotta da Legacoop e Ipsos, contenuta nel report FragilItalia “Le previsioni per il 2026 - Uno sguardo al futuro”.
Quello che devi sapere
Due italiani su tre sono pessimisti
Tra i dati contenuti nel documento emerge come nell’anno appena iniziato ben due italiani su tre non si aspettino miglioramenti della situazione complessiva dell’Italia. Inoltre sei su dieci temono un aumento del costo della vita, con un pessimismo che si fa più accentuato nel ceto popolare. E ancora, in cima alla lista delle preoccupazioni dei cittadini ci sono le guerre in corso, i cambiamenti climatici e la concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone.
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Quattro italiani su 10 temono una recessione
Nel dettaglio, dai dati pubblicati emerge come il 62% degli italiani sono non si immagini un miglioramento della situazione complessiva dell’Italia: si tratta di un aumento di un punto percentuale rispetto alla rilevazione dello scorso anno, ed è da notare che la percezione negativa salga al 78% tra il cosiddetto “ceto popolare”. E non è tutto: il 40% degli intervistati pensa che ci sarà una recessione economica (un dato in diminuzione di due punti rispetto allo scorso anno), mentre il 31% si immagina una stagnazione economica (anche in questo caso un dato in calo, di tre punti percentuali). E ancora, il 62% delle persone intervistate si attende un aumento del costo della vita, in calo di un punto rispetto allo scorso anno.
Le preoccupazioni per il futuro
All’interno dell’indagine condotta da Legacoop e Ipsos emergono anche quelle che sono le principali preoccupazioni per il futuro. Nella classifica dei fattori indicati come negativi ci sono le guerre, scelte dal 55% degli intervistati ma in calo di 5 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. A seguire ci sono i cambiamenti climatici, indicati dal 45% del campione ma anch’essi in forte calo (-10%). A crescere nella graduatoria delle preoccupazioni ci sono le differenze di reddito, con una eccessiva ricchezza concentrata in poche mani scelta dal 39% degli intervistati e in crescita di 3 punti). Salgono anche le tasse (al 32%, ma in aumento di 8 punti), mentre è stabile al 32% l'inflazione.
Le note positive per il 2026
Ci sono, comunque, anche alcuni segnali positivi che emergono dalla ricerca: rispetto alle percezioni relative al contesto generale, infatti, il 57% degli intervistati vede in miglioramento o positive le aspettative sulla propria situazione economica e il 51% la propria capacità di spesa. Anche sotto questo aspetto sono comunque rilevanti le differenze in base alla collocazione economia, come emerso dai dati sulle preoccupazioni. E ancora, risultano essere positive le previsioni per l’andamento delle relazioni familiari secondo l’85% del campione, così come le relazioni amicali (80%) e l’amore (77%).
Le differenze in base al reddito
I dati, come detto, tendono ad essere più negativi tra le persone in una situazione economica più difficile. Il 78% di loro infatti si dice preoccupato per l’evoluzione della propria situazione economica, in aumento del 2% rispetto allo scorso anno e nettamente superiore al dato medio del 36%. Risulta inoltre essere più alta la percentuale di chi accetterebbe lavori precari (44% contro la media del 29%). E cambia anche la percezione della propria collocazione nella società: se il 77% delle persone appartenenti al ceto medio si considera ben incluso, la percentuale scende al 57% tra le persone meno abbienti.
“Sentimento diffuso di incertezza”
Sul tema è intervenuto il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, secondo cui “all'inizio di questo 2026 non possiamo dire di non sapere che l'Italia è un Paese attraversato da un sentimento diffuso di incertezza e preoccupazione per il futuro, che colpisce in modo particolarmente duro il ceto popolare". Gamberini ha aggiunto che “accanto a questo quadro, emerge anche la volontà delle persone di difendere e valorizzare la dimensione familiare, relazionale e comunitaria”. Secondo il presidente di Legacoop questa volontà sarebbe un “bisogno di protezione, e quindi una conferma delle tensioni diffuse, ma allo stesso tempo un fattore che continua a rappresentare un fondamentale elemento di tenuta sociale. È su questa base che occorre ricostruire fiducia e prospettive”.
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