Wef, allarme da Davos: "Rischi globali per guerre commerciali e conflitti armati"

Economia
Simone Spina

Simone Spina

Il Rapporto sui Rischi Globali del World Economic Forum: conflitti armati e guerre commerciali minacciano la stabilità e possono frenare l’economia. Domina l’incertezza, che potrebbe aumentare in futuro. Uno scenario ricco di incognite precede la riunione dei maggiori leader mondiali che si terrà in Svizzera nei prossimi giorni

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Un mondo in ebollizione, in bilico, turbolento e tempestoso. Con governi e  organismi internazionali che non riescono più a essere efficaci, a far rispettare le regole e a mantenere la stabilità.

Dazi e armi

Le cause? Innanzitutto le dispute commerciali e i conflitti armati. Il presente e il futuro disegnato dall'ultimo rapporto del Forum economico mondiale non trasmette certo tranquillità. Lo scenario emerge dalle previsioni di 1.300 fra economisti, istituzioni e imprese raccolte nel Global Risk Report. Profonda preoccupazione nel documento, che precede gli incontri che la prossima settimana porteranno a Davos, in Svizzera, molti leader fra i quali Donald Trump.

La classifica dei pericoli

Secondo il Rapporto, siamo sull’orlo di un precipizio, con minacce dettate anche da disinformazione, cambiamenti climatici e disuguaglianze. Si guarda con ansia soprattutto agli Stati Uniti e alla loro politica che vuole scardinare l’ordine al quale siamo abituati, mentre le altre potenze, Cina ed Europa, puntano ad assicurare i propri interessi.

Recessione e inflazione dietro l'angolo

Le crescenti rivalità mettono a rischio le forniture di merci e aumentano le probabilità di una caduta in recessione e un aumento dell'inflazione, a cui si affianca il timore per lo scoppio di una bolla speculativa nel settore dell’intelligenza artificiale, con possibili effetti negativi sull’occupazione.

I rischi per l'Italia

Gli esperti accendono un faro anche sui rischi dei singoli Paesi e per l’Italia la graduatoria mette al primo posto il declino di salute e benessere, seguita dalla mancanza di opportunità, servizi pubblici (cioè istruzione e pensioni) insufficienti e divari crescenti nella distribuzione della ricchezza.  

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