Pensioni, contributi sfavorevoli esclusi dal ricalcolo: chi può fare richiesta all’Inps

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Uno strumento giuridico riconosciuto per la prima volta dalla Corte Costituzionale, nella sentenza numero 82 del 2017, consente di neutralizzare i periodi contributivi penalizzanti con l'obiettivo di incrementare l'assegno della propria pensione.

 

Ecco come funziona l'opzione e a chi spetta

Quello che devi sapere

Cos'è la neutralizzazione contributiva

Obiettivo di questo strumento è evitare che l'attività svolta negli ultimi anni di carriera ad uno stipendio più basso abbia ripercussioni negative sul trattamento. La neutralizzazione dei contributi consente infatti di ricalcolare la pensione togliendo dal computo i contributi che abbassano l'importo finale. A poter attivare il meccanismo sono tuttavia categorie specifiche, a partire dai lavoratori che hanno maturato i requisiti con il sistema retributivo

 

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Come funzione il calcolo con il metodo retributivo

L'assegno calcolato con il metodo retributivo si basa sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni. Per un lavoratore che nell'ultimo quinquennio di attività abbia percepito uno stipendio inferiore rispetto al passato è possibile, dunque, fare richiesta all'Inps per lo scorporo di versamenti "più deboli".

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Differenze tra sistema retributivo, misto e contributivo

Il sistema pensionistico italiano è passato dal metodo retributivo a quello contributivo con la Riforma Dini del 1995. Per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi versati al 31 dicembre '95, la pensione viene calcolata con il vecchio sistema retributivo. Per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 la pensione si basa invece su un sistema misto: metodo retributivo per gli anni fino al '95 e in seguito contributivo. Per tutti i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996 è invece in vigore il sistema contributivo puro.

Chi non può fare richiesta

Dalla neutralizzazione è escluso il sistema contributivo che basa il calcolo dell'assegno sull'età e sulla quota totale dei versamenti previdenziali, senza dunque considerare il valore medio della retribuzione. Nel meccanismo non rientrano inoltre i contributi frutto di riscatto della laurea in quanto rappresentano una scelta volontaria collocata all'inizio della vita lavorativa. Una volta effettuato il pagamento e acquisito il periodo nel proprio montante contributivo, la scelta è considerata definitiva e non può essere annullata a posteriori, anche se dovesse risultare svantaggiosa per il calcolo finale.

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Il limite temporale dei cinque anni

Come ribadito dalla Consulta in una sentenza del 2022 (n.224) sui lavoratori marittimi, la neutralizzazione interviene sui contributi maturati negli ultimi cinque anni di carriera, pari a 260 settimane consecutive. Al lavoratore viene riconosciuto il diritto a escludere i contributi che abbassano la media retributiva con la prospettiva di ottenere un assegno più elevato. Escludendo i periodi meno favorevoli, la media retributiva aumenta con un incremento della pensione che oscilla a seconda dei casi tra il 15% e il 20%

La sentenza della Cassazione del 2024

A seguito di una sentenza (n.30803) della Corte di Cassazione, dal 2024 il meccanismo della neutralizzazione è stato esteso anche ai pensionati anticipati che maturano i requisiti contributivi prima del raggiungimento dell'età minima anagrafica. Tale facoltà scatta tuttavia a partire dal compimento dei 67 anni con 20 di contributi e riguarda i versamenti fatti successivamente a tale soglia, necessaria per l'ottenimento della pensione di vecchiaia.

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I casi più noti

Un caso frequente riguarda un lavoratore che, dopo aver maturato i requisiti pensionistici, decide di proseguire l'attività accettando mansioni o forme contrattuali meno favorevoli, dal part-time a prestazioni discontinue. In caso di accoglimento della domanda, ai fini dell'assegno pensionistico verranno considerati unicamente gli anni maturati in precedenza.

 

Ecco un esempio concreto: ipotizzando un lavoratore di 67 anni con 38 di contributi e uno stipendio di 40mila euro lordi annui, la pensione si attesta sui 2mila euro mensili. Se tuttavia proseguisse l'attività altri tre anni accettando un part-time con una retribuzione dimezzata, l’assegno scenderebbe a 1.900 euro. La neutralizzazione riporta l'assegno di pensione alla quota originaria escludendo gli ultimi tre anni a reddito ridotto.

Come fare richiesta all'Inps

La richiesta di ricostituzione della pensione va presentata, come detto, direttamente all'Inps chiarendo la volontà di scomputare le fasi contributive sfavorevoli. Nella domanda va allegata la documentazione che include le buste paga del periodo considerato ed eventuali attestazioni di disoccupazione.

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Contributi figurativi Naspi

La domanda di neutralizzazione non riguarda eventuali contributi figurativi coperti dalla Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (Naspi). I periodi dove scatta l'indennità di disoccupazione sono già scorporati dall'Inps e non vengono dunque considerati per determinare l'assegno pensionistico.

Cosa succede in caso di accoglimento della richiesta

In caso di esito positivo dell'iter, la ricostituzione della pensione produce effetti retroattivi. Il ricalcolo interviene sull'assegno e può dare diritto ad eventuali arretrati nei limiti di prescrizione. Resta fondamentale dunque valutare la propria posizione contributiva per tempo e capire se sussistono i requisiti per fare richiesta all'Istituto.

 

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