Pil, nel 2026 oltre 2.300 miliardi. L’Emilia-Romagna supera il Veneto: la classifica Cgia
EconomiaIntroduzione
L’Ufficio studi della Cgia ha diffuso le previsioni del Pil per l’anno appena iniziato: a livello nazionale, in termini nominali è atteso un incremento di 66 miliardi rispetto al 2025. E se a livello regionale lo scorso anno lo sviluppo italiano è stato trainato principalmente dal Veneto, per il 2026 si prevede che la locomotiva sarà l'Emilia-Romagna. I dati
Quello che devi sapere
Le previsioni della Cgia sul Pil nazionale
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, nel 2026 il Pil nazionale in termini nominali è previsto superare i 2.300 miliardi di euro: un incremento di 66 miliardi, pari al +2,9 per cento, rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento, sostenuta - continua la Cgia - principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,5). Si registra un rallentamento, invece, degli investimenti (+0,7 per cento rispetto al +2,4 dell’anno appena concluso).
Per approfondire: Pil, crescita dello 0,5% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026: le previsioni Istat
Sotto la media europea
“È evidente che la scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per la prossima estate, avrà un impatto rilevante – osserva la Cgia –. Al di là di questa circostanza, l'Italia - come Francia e Germania - continua ad avere difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica che si spera possa essere l'ultimo”. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), sottolinea ancora la Cgia, da oltre 20 anni la nostra crescita rimane inferiore alla media europea, segnalando “debolezze profonde sul lato della produttività, dell'efficienza della Pubblica Amministrazione e del capitale umano”.
Per approfondire: Confindustria: "Pil Italia è fermo. Pesano dazi ed export"
Dalla pace ai tagli a burocrazia e fisco
Secondo la Cgia, “se la guerra tra Russia e Ucraina dovesse terminare a breve e la crisi mediorientale trovasse una soluzione di pace duratura, si aprirebbe una fase nuova per l’economia globale, con ricadute potenzialmente positive anche per l’Italia”. Inoltre, si legge nel report, “in uno scenario più stabile tornerebbe la fiducia degli investitori. I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Per l’Italia sarebbe un’occasione cruciale per rafforzare crescita e occupazione, a condizione di saper accompagnare il contesto favorevole con riforme e politiche industriali coerenti. Riducendo, in particolar modo, il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese”.
Per approfondire: Fmi, il debito pubblico globale oltre il 100% del Pil entro il 2029. L'analisi
L’Emilia-Romagna supera il Veneto
Guardando alle regioni, nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato soprattutto dal Veneto: aveva fatto registrare +0,66 per cento rispetto al 2024. Nel 2026, invece, la Cgia prevede che la locomotiva del nostro Paese sarà l’Emilia-Romagna: +0,86 sul 2025 (l’anno scorso era +0,60). Quest’anno la previsione per il Veneto, invece, si ferma a +0,64%.
La prospettiva che quest'anno l'Emilia-Romagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane, spiega la Cgia, è riconducibile alla tenuta del settore della metalmeccanica, dell'automotive e delle biotecnologie. “Senza considerare che questa regione può contare su un mercato del lavoro solido, su investimenti pubblici mirati e su strategie per l'innovazione e l'export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che è destinato a consolidarsi anche negli anni a venire”, aggiunge l’Ufficio studi.
Le altre regioni
Sempre guardando alle previsioni per il Pil regionale, dopo l’Emilia-Romagna troviamo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). Seguono Campania (+0,72), Valle d’Aosta (+0,70), Umbria (+0,66), Abruzzo (+0,66), Veneto (+0,64), Molise (+0,62), Toscana (+0,62), Puglia (+0,54), Sardegna (+0,53), Trentino-Alto Adige (+0,50), Marche e Liguria (entrambe +0,42). In coda alla graduatoria si piazzano la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24.
Le differenze in Italia
La media italiana della previsione del Pil nazionale per il 2026 è di +0,66%. Ma ci sono delle differenze: al Nord Ovest il dato sale a +0,71%, al Nord Est si arriva a +0,72%, al Centro si attesta a +0,68%, al Sud scende a +0,51.
Le province
A livello provinciale, nella classifica delle previsioni di crescita del Pil nel 2026 troviamo ai primi posti Varese, Bologna e Reggio Emilia. In particolare, sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista a Varese: +1 per cento. Seguono Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89).
“La leadership nazionale dovrebbe premiare Varese che, grazie alla sua collocazione geografica, da sempre è economicamente influenzata sia dall’area metropolitana di Milano che dalla Svizzera. La combinazione tra un forte export, la diversificazione dei mercati esteri, la specializzazione manifatturiera e il contesto lombardo rende il varesotto particolarmente attrezzato a sostenere un ritmo dell’economia più rapido rispetto alle altre province italiane”, commenta la Cgia.
Il divario tra Nord e Sud
“Sebbene siano previsioni e le distanze tra i territori molto ravvicinate, torna a farsi sentire il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli)”, spiega ancora l’Ufficio studi della Cgia. Tra le 107 province monitorate in questa analisi - continua -, le uniche che parrebbero presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane: Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05). “Va sottolineato che ancora una volta il cuore dello sviluppo del Paese corre lungo la via Emilia – sottolinea la Cgia –. Nelle prime 15 posizioni a livello nazionale, ben 6 sono occupate dalle province che sono ubicate lungo questa importantissima arteria stradale”.
Per approfondire: Manovra 2026, dall'Irpef alle pensioni: chi ci guadagna e chi ci perde?