Introduzione
Sono 156mila i punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante scomparsi in Italia tra il 2012 e il 2025. Questa la cifra, che rappresenta oltre un quarto del totale, emersa nell'ambito del rapporto "Città e demografia d'impresa" condotto dagli esperti dell'Ufficio Studi di Confcommercio su 122 città italiane, tra cui 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo ma tra i più popolosi del nostro Paese.
Quello che devi sapere
La desertificazione commerciale
Un primo dato è stato segnalato come evidente ed allarmante ed è quello che riguarda il cosiddetto fenomeno della "desertificazione commerciale". Situazione che è stata registrata in aumento ed in maniera sempre più rapida, con un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi. Ad essere colpiti in particolar modo sono soprattutto i comuni del Nord dove molti locali commerciali risultano ad oggi sfitti, anche se cresce il numero delle imprese del comparto alloggio e ristorazione (+19mila).
Il Nord maggiormente colpito
Secondo l'analisi, tra i comuni che hanno visto più negozi abbassare definitivamente le serrande ci sono Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che hanno perso oltre il 33% dei punti vendita, mentre, suggeriscono gli esperti, "al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta".
I dati città per città
Concentrandosi ancora sui dati relativi ai 122 comuni presi in esame dall'analisi, i primi 10 con le maggiori perdite di imprese risultano essere Agrigento (-37,5%), Ancona (-35,9%), Belluno (-35,8%), Pesaro e Vercelli (-34,9%), Trieste (-34,1%), Alessandria (-33,7%), Savona (-33,5%), Ascoli Piceno (-33,4%) e Gorizia (-33,3%). I 10 comuni che, di contro, registrano la minore perdita di imprese sono invece Crotone (-1,8%), Olbia (-10,1%), Latina (-13,8%), Frascati (-13,9%), Cagliari (-14,4%), Cinisello Balsamo (-14,5%), Iglesias (-15,3%), Imperia (-15,7%), Cuneo (-16,3%) e Vibo Valentia (-16,5%).
Il peso dell'e-commerce
Tra i fattori che hanno, in maggior parte, determinato questa situazione c'è principalmente il cambiamento dei modelli di consumo. Secondo il rapporto, infatti, un ruolo decisivo lo ha giocato l’e-commerce. Nel 2025, in base a quanto emerso, "le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro". Dati che contribuiscono a ridurre il numero di negozi fisici e modificano l'organizzazione dell'offerta commerciale. Anche considerando che, a fronte di una variazione dell'indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme mentre l'online, come detto, risulta quasi triplicato.
Il ruolo delle imprese straniere
A svolgere un ruolo significativo, nell'ambito del commercio e nei pubblici esercizi, è il contributo portato dalle imprese a conduzione straniera, che hanno fatto registrare un aumento di 134mila unità, rispetto ad un calo di 290mila per quelle italiane, sempre nel periodo 2012-2025. Le attività straniere, in particolare, svolgono un'importante funzione di integrazione economica e occupazionale (+194 mila occupati).
Una crescente ricerca di produttività
In questo contesto, però, viene segnalata la dimensione media delle imprese italiane, che passa da 2,4 addetti per impresa come nel 2012 a 3 addetti nel 2025, mentre quelle guidate da imprenditori stranieri restano generalmente più piccole e diffuse (da 1,9 addetti a 1,7 addetti). Rispetto alla forma societaria, risultano in aumento le società di capitale (dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell'alloggio e ristorazione) e diminuiscono tutte le altre forme, tra cui ditte individuali o cooperative. Fattore, questo, che sottolinea un processo di progressiva strutturazione delle imprese del terziario, con una maggiore organizzazione imprenditoriale e una crescente ricerca di produttività.
Il dato sui b&b
A livello territoriale, nei 122 comuni oggetto dell'analisi, al Sud è stato registrato uno sviluppo di attività meno ordinato nell'ambito di una maggiore vitalità. Nel dettaglio, il dato più significativo è, in particolare, quello legato ai b&b, che risultano quasi quadruplicati nei centri storici dal 2012 ad oggi, con un incremento del 290% a fronte del 147% al centro-nord.
Le attività più in crisi
Il dato più evidente emerso dall'analisi di Confcommercio è il calo diffuso delle attività commerciali tradizionali, in particolare nei settori legati ai beni non alimentari, come edicole (-51,9%), abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%), libri e giocattoli (-32,6%). Anche bar e commercio ambulante risultano in diminuzione, segno di una contrazione dell'offerta commerciale tradizionale soprattutto nei centri urbani.
Le attività in crescita
In controtendenza crescono, invece, alcune attività legate ai servizi e alla domanda turistica. Si tratta in particolar modo di ristoranti (+35%), rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+14,4%) e soprattutto gli altri alloggi (+184,4%), categoria in cui rientrano gli affitti brevi. Dinamiche positive, ma più contenute, riguardano anche farmacie (+9,8%) e computer e telefonia (+7,9%).