Pensioni, allarme Inps Sicilia sui precari della Pa a rischio povertà: cosa sappiamo
EconomiaIntroduzione
Secondo il comitato regionale Inps, per circa 9mila lavoratori tra precari e stabilizzati nel corso degli anni come dipendenti presso le pubbliche amministrazioni dell'isola si prospettano trattamenti previdenziali "ai limiti della sopravvivenza". Ecco perché
Quello che devi sapere
Allarme sulle pensioni povere
"Così come dichiarato lo scorso 16 settembre durante la presentazione del Rendiconto sociale Inps Sicilia 2023 alla presenza di istituzioni e parti sociali, nella sede dell'Agenzia per la Semplificazione e la Digitalizzazione (Aes), lanciando un alert, c'è un problema di sostenibilità sociale ed economica rispetto ai pensionamenti in essere degli ex precari e precari della pubblica amministrazione siciliana”, afferma la responsabile del comitato Valeria Tranchina che lancia poi un appello a istituzioni locali, forze politiche e organizzazioni sindacali per una soluzione rivolta a chi “sta percorrendo l'ultimo miglio della propria carriera lavorativa”.
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Dove si concentra il precariato nella Pa siciliana
Non solo Comuni, Province e Regioni: il comitato individua sacche di precarietà anche in altri enti pubblici della Sicilia, dalle società partecipate a tribunali, centri per l’impiego e parrocchie, dove per anni i lavoratori tra i quali ex Resais, ex Pip e ex Asu sono stati inquadrati con contratti part-time e salari bassi. Percorsi frammentati che rischiano di proseguire anche dopo la cessazione dell’attività come si sta verificando per circa mille neo-pensionati che ricevono assegni mensili pari o al di sotto il trattamento minimo – circa 600 euro - pur avendo lavorato almeno 35 anni
Carenza di organico
Secondo Tranchina, il fenomeno del lavoro pubblico part-time penalizza l’intera macchina regionale che patisce una carenza visibile soprattutto negli enti locali con una contrazione dell'organico pari al 40% negli ultimi dieci anni. "È paradossale che nel contesto siciliano, in cui nella Pubblica amministrazione, specie negli enti locali, gli organici risultano inadeguati rispetto ai compiti istituzionali da svolgere e ai servizi da erogare per i cittadini, non si può pensare che ci siano migliaia di lavoratori pubblici in part time", afferma
Il caso degli “Articolisti”
Ad essere penalizzati sono soprattutto i lavoratori “Articolisti”, risorse inquadrate tramite l’articolo 23 della Legge 67 del 1988. Il provvedimento, pensato allora per progetti di lavoro sociale nel Mezzogiorno, ha aperto la strada all’immissione - attraverso gli uffici di collocamento - di 10-12 mila persone alla volta sulla base di parametri come l’anzianità di disoccupazione e i titoli di studio, dalla licenza media alla laurea
Come funziona il meccanismo
L’immissione massiva era resa possibile dai cosiddetti “progetti di pubblica utilità” che un soggetto della Pa – per esempio un Comune, la Regione, le Aziende sanitarie provinciali o le Camere di commercio – appaltavano a un ente esterno come una società privata o una cooperativa. Nella fase di attuazione del piano, l’ente incaricato tratteneva circa del 20% dei fondi complessivi erodendo di fatto i contributi pensionistici del personale assunto con stipendi medi da 480mila lire al mese
Lavoratori socialmente utili
Di conseguenza, l’occupazione risultava in crescita in una regione dove la domanda di lavoro è da sempre superiore alla media nazionale ma a scapito della previdenza. Una prima svolta arriva nel 1996 quando i lavoratori assunti tramite enti esterni passano alle dipendenze dirette degli enti pubblici come lavoratori socialmente utili (Lsu). Cresce la retribuzione pari a 800mila lire e nei contratti entrano i contributi previdenziali figurativi
Da Lsu a lavoratori a contratto di diritto privato
L’odissea degli “Articolisti” e della platea di precari nella Pa siciliana prosegue nei primi anni del Duemila quando Lsu e altre tipologie diventano lavoratori a contratto di diritto privato con circa 18-24 ore settimanali a tempo determinato, da 1 a 3 anni a seconda degli enti, e versamenti contributivi
Il nodo dei contributi previdenziali
Ripercorrendo l’iter professionale “frammentato” di migliaia di lavoratori con un piede dentro e uno fuori dalla Pa, il comitato regionale Inps conclude che "i soggetti beneficiari hanno prestato servizio e fornito servizi utili alla collettività, contribuendo allo svolgimento di compiti istituzionali, sopperendo a carenze di organico e con notevole risparmio degli enti in cui erano collocati, pur in presenza di lavoro subordinato e continuo, ma senza contributi previdenziali"
L'appello
A fronte di un incremento della domanda di servizi da erogare ai cittadini, Inps Sicilia chiede alle istituzioni interventi per sanare “una ferita che incide nel sistema sociale” e investe oltre che la Pa anche il settore privato
Inps Sicilia: "A rischio la dignità"
“Si vuole lanciare un appello al governo regionale, alle forze politiche e ai sindacati affinché si possano trovare soluzioni adeguate a quello che sta diventando un problema sociale causato da tipologie di contratto che non danno certezze e tolgono dignità al lavoro", conclude Tranchina.
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