Introduzione
Dopo l'applicazione da parte degli Stati Uniti di dazi sui prodotti europei nel 2025, si torna a parlare dello strumento anti-coercizione (chiamato dai media "bazooka") per rispondere alla promessa del presidente americano Donald Trump di aumentare le tariffe ai Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia dopo le tensioni con Washington. Cos'è questo strumento? E come può essere attivato?
Quello che devi sapere
Lo strumento anti-coercizione
Quando si parla di "bazooka" si fa riferimento allo strumento anti-coercizione (Aci) entrato in vigore nel dicembre 2023, che si applica nei confronti di Paesi terzi che esercitano una pressione indebita sull'Unione europea o su un suo Stato membro. Le misure di deterrenza possono colpire qualsiasi ambito, dai prodotti merceologici ai servizi digitali.
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Cosa vuol dire "coercizione"
Con "coercizione economica" si intende l'uso di minacce o restrizioni commerciali e sugli investimenti - tra cui dazi, boicottaggi o controlli doganali - per costringere l'Unione o uno Stato membro a modificare una decisione politica o normativa.
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Come nasce il "bazooka" europeo
La scelta di prevedere un quadro normativo comunitario contro la coercizione di Paesi terzi risale al 2020, quando la prima Commissione di Ursula von der Leyen annunciò l'intenzione di varare uno strumento di dissuasione in risposta ad azioni commerciali aggressive. Il piano mirava ad arginare Russia, Cina e gli Stati Uniti del "primo" Trump che avevano imposto dazi sull'acciaio e l'alluminio.
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Il "caso" Lituania
A dare un'accelerata al varo dello strumento anti-coercizione dell'Unione è stata soprattutto la politica ritorsiva della Cina che nel 2021 impose limitazioni commerciali alla Lituania in risposta all'avvicinamento di Vilnius con la "rivale" Taiwan. Gli imprenditori lituani denunciarono ostacoli nella stipula o nel rinnovo di contratti con le controparti cinesi e il blocco in dogana delle merci esportate.
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Come viene attivato
Spetta alla Commissione europea attivare la procedura, verificando l'esistenza di uno stato di coercizione economica su propria iniziativa o a seguito di una richiesta formulata da uno o più Stati membri. Dal momento in cui il dossier viene aperto, Palazzo Berlaymont ha 4 mesi di tempo per ultimare l'analisi e per presentare una proposta formale al Consiglio. Servono poi ulteriori 8-10 settimane per certificare la coercizione e chiederne l'interruzione al Paese terzo.
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Le possibili misure
Sotto l'ombrello dell'Aci rientra una vasta gamma di contromisure temporanee. Le misure di risposta anti-coercizione possono includere: dazi doganali o restrizioni all'import/export di merci provenienti dal Paese responsabile; limitazioni all'accesso agli appalti pubblici nell'Ue per operatori del Paese terzo; restrizioni agli investimenti esteri diretti, in particolare quelli di imprese controllate dallo Stato in questione; barriere alla fornitura di servizi o sospensione dell'autorizzazione a operare nel mercato europeo; azioni su brevetti e diritti di proprietà intellettuale, compresa la revoca di diritti o licenze; designazione di imprese o persone fisiche coinvolte, che possono essere oggetto di misure specifiche (tra cui divieti, restrizioni, obblighi).
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La prima fase del "bazooka"
Il meccanismo anti-coercitivo viene attivato solo dopo un eventuale fallimento dei negoziati. L'attivazione di questo strumento prevede due fasi: si inizia con l’Unione europea che intensifica l'offensiva diplomatica nei confronti del Paese terzo tramite una richiesta formale di cessazione delle misure coercitive.
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La seconda fase del "bazooka"
Nel caso in cui l'offensiva diplomatica non dovesse bastare e permangano le misure coercitive del Paese terzo, l'Unione europea adotterà le contromisure economiche volte a colpire il Paese terzo in modo proporzionato al danno subìto. L’obiettivo resta in ogni caso quello di attutire il più possibile l'impatto delle azioni su cittadini e imprese europee.
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Gli ostacoli e i percorsi accelerati
Per l'attivazione del "bazooka" è necessaria la maggioranza qualificata dei 27. Riguardo alle misure, i divieti potrebbero riguardare anche singole imprese o persone fisiche, mentre nei casi più gravi sono previsti percorsi accelerati sull’adozione delle misure restrittive.
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Le prime risposte ai dazi di Trump
L'Unione europea non è rimasta a guardare nello scontro commerciale scatenato da Trump nel 2025. Ad aprile dell'anno passatto, infatti, Bruxelles ha approvato un primo pacchetto di contromisure da 21 miliardi di euro, in tre fasi, in un'iniziale risposta - poi sospesa - ai dazi americani del 25% sull'acciaio e l’alluminio esportati dal Vecchio Continente. Ora si torna a parlare del "bazooka" dopo la promessa della Casa Bianca di incrementare le tariffe a quei Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia.
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I prodotti Usa "colpiti" dall'Ue
Tra i primi prodotti made in Usa a essere inseriti nella prima fase del pacchetto di contromisure Ue sono stati inclusi i jeans Levi's, il burro d'arachidi, le moto Harley-Davidson, il tabacco e gli articoli per la cura della persona. Il 15 luglio 2025 è stata resa nota una nuova lista di contro-dazi, da oltre 72 miliardi di euro, che includeva carni bovine e suine, Suv, pick-up e componenti aeronautici legati a Boeing, le aragoste del Maine, gli agrumi della Florida, i microchip texani e le tecnologie della Silicon Valley. Figuravano anche comparti chiave per Stati agricoli e manifatturieri come la soia della Louisiana, la carne bovina e il pollame centrali per Nebraska e Kansas, e i prodotti in legno, considerati input strategici per la manifattura americana e cruciali per le economie di Stati come Georgia, Virginia e Alabama. Sono quindi due i fronti su cui Bruxelles aveva deciso il contrattacco: l'agroalimentare e l'industria pesante.
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Il "bazooka" sulle Big Tech
Non è stata esclusa, in linea di principio, nemmeno la possibilità di applicare il "bazooka" alle Big Tech americane. Le opzioni in tal senso sarebbero quelle die introdurre accise su pubblicità e intermediazioni oppure una digital service tax in formato comunitario, fino all’applicazione del Digital Service Act e del Digital Markets Act. In questo caso le grandi piattaforme online statunitensi si troverebbero a dover osservare norme più rigide in materia di trasparenza, concorrenza e moderazione dei contenuti con il rischio di incappare in multe salate, fino al 10% del fatturato globale annuo e lo stop al mercato.
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