Fringe Benefit 2025, novità in Manovra e tempistiche di pagamento. Cosa sappiamo
EconomiaIntroduzione
La Legge di Bilancio 2025 ha confermato il limite di esenzione fiscale dei fringe benefit già attivo, cioè 1.000 euro per i lavoratori dipendenti e 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli a carico.
Vengono inseriti però anche importi maggiorati per i neoassunti che accettano di trasferirsi ad oltre 100 chilometri da casa: nello specifico il limite di non tassabilità è aumentato a 5.000 euro. La soglia viene innalzata per due anni dalla data di assunzione a patto che il lavoratore abbia un reddito fino a 35.000 euro nell’anno d’imposta precedente all’assunzione. Gli importi relativi all’anno in corso devono essere pagati entro la scadenza del 12 gennaio 2025
Quello che devi sapere
Cosa succede dopo il 12 gennaio 2025
- Se la scadenza del 12 gennaio viene superata, le somme vengono inserite in quelle previste per l’anno 2025. In questo caso dovranno essere considerati i limiti in vigore con quest’ultima Legge di Bilancio e gli importi concorreranno a raggiungere la soglia di non tassabilità con riferimento all’anno di imposta 2025. All’interno di tale soglia, con la riconferma di quanto già previsto per l’anno 2024, rientrano gli importi relativi all’uso di beni e servizi. Una volta superate le soglie in questione tutto l’importo viene sottoposto a tassazione
Per approfondire: Ok del Senato alla fiducia, la Manovra è legge. Tutte le misure previste
Cosa sono i fringe benefit
- Per trovare una definizione di fringe benefit si può fare riferimento all’articolo 2099 del codice civile: vengono infatti citati come parte della retribuzione "con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura”. Sono perciò beni e servizi aggiuntivi o integrativi (assegnati senza vincoli, oppure concordati dai contratti) con cui il datore di lavoro punta a incentivare e fidelizzare i dipendenti. In genere, questi premi vengono abbastanza apprezzati dai dipendenti e dai datori di lavoro rispetto ad altre soluzioni, come l’aumento retributivo o le gratifiche occasionali, soggetti a maggiore tassazione
Gli esempi più comuni
- Fra gli esempi più comuni ci sono l’alloggio e il vitto in famiglia, oppure buoni pasto o accesso alla mensa aziendale. O ancora, la possibilità di soggiornare in appartamenti o alberghi a spese dell'azienda
Dal telefono aziendale agli asili
- Rientrano nei fringe benefit anche la concessione all’uso di beni di proprietà dell’azienda, come per esempio: telefono aziendale; pc, tablet, stampanti o altri dispositivi elettronici aziendali, autovetture o altri mezzi di trasporto. A questi si aggiungono altri servizi, come il trasporto collettivo, gli asili aziendali, le polizze assicurative e i prestiti aziendali
Gratis o condizioni vantaggiose
- Di norma, il lavoratore può usufruire di questi beni e servizi a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato, oppure gratis. Il valore è determinato in base a prezzi e tariffe medie indicate dalle camere di commercio
Chi li sceglie
- Stando a quanto emerge dall’Osservatorio Welfare 2024 di Edenred, nel 2023 la composizione della spesa welfare era costituita per oltre un terzo dai fringe benefit. Sono utilizzati soprattutto da chi ha meno di 30 anni: in questa fascia d’età pesano per il 40%
I cambiamenti degli ultimi tre anni
- Negli ultimi tre anni la soglia di esenzione dei fringe benefit ha subito diverse oscillazioni: con il Decreto Aiuti-bis, entrato in vigore il 10 agosto 2022, la cosiddetta tasca fringe è passata, da 258,23 euro a 600 euro, per poi essere ulteriormente incrementata a 3000 euro per il medesimo periodo d’imposta, come previsto dal Decreto Legge Aiuti quater pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 novembre 2022. Nel 2023 la soglia esentasse è tornata a 258,23 euro, fatta eccezione per i dipendenti con figli a carico: in favore di questi ultimi il Decreto Lavoro ha prorogato, per il 2023, l’innalzamento della soglia di esenzione a 3.000 euro. Infine, con la manovra 2025 sono state approvate le modifiche citate all’inizio
Differenza tra fringe benefit e flexible benefit
- I fringe benefit infine non sono da confondere con i flexible benefit. Questi ultimi sono beni, prestazioni, opere e servizi (di cui all’art. 51, comma 2, TUIR, il Testo unico delle imposte sui redditi), offerti dal datore di lavoro nell’ambito dei cosiddetti piani di welfare aziendale. Costituiscono parte importante della remunerazione del lavoratore e rispondono a specifiche esigenze di carattere non economico dei beneficiari. Fra questi rientrano l’assistenza sanitaria integrativa, la previdenza complementare, i servizi per l’infanzia e l’istruzione, l’assistenza ai familiari non autosufficienti, e così via. A differenza dei fringe benefit, molte categorie di flexible benefit non concorrono, senza alcun limite, alla formazione del reddito di lavoro dipendente, né alla formazione della base imponibile previdenziale
Per approfondire: Manovra 2025, Irpef e cuneo fiscale. Come cambiano gli stipendi dei dipendenti