Liste di attesa nella Sanità, il rebus delle risorse

Economia
Simone Spina

Simone Spina

Il governo non ha spiegato come saranno finanziate tutte le nuove misure decise per ridurre i tempi per curarsi. In mancanza di stanziamenti bisognerà attingere dai fondi già esistenti, col rischio che si debba stringere la cinghia da qualche altra parte

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Tempi più brevi nella sanità per visite ed esami. Questa la promessa delle nuove misure volute dal governo. Ma con quali soldi? Di risorse fresche, cioè nuovi finanziamenti, sembrano essercene poche. Con l’ultima manovra, quella approvata a dicembre, si sono destinati 520 milioni per tagliare le liste d’attesa. Non si sa, però, quanto di questo mezzo miliardo sia stato già utilizzato e quanto sia rimasto in cassa: lo sapremo – ha assicurato il ministro della Salute Orazio Schillaci – a fine mese.

I soldi necessari per curarsi in tempo

Ma questi quattrini sono in ogni caso sufficienti? Una stima dello stesso ministero ha calcolato in un miliardo i fondi necessari per dare la precedenza a chi ha un’urgenza facendolo curare intramoenia, o in una clinica privata, a carico dello Stato.  

Più straordinari per medici e infermieri

Per accorciare le attese, di cui peraltro non ci sono numeri precisi (ma sappiamo che tre milioni di italiani si sono rivolti ai privati per aggirarle), si è poi pensato di incentivare medici e infermieri a lavorare di più abbassando la tassazione sugli straordinari (che scenderà al 15 per cento). Ci sono i 250 milioni necessari, ha detto Schillaci, ma bisognerà trovare i soldi per gli stipendi del personale che, con orari più lunghi, saliranno.

Spesa sanitaria in discesa rispetto al Pil

Viste le difficoltà dei conti pubblici, quel che ora manca si troverà probabilmente  attingendo dal fondo sanitario, ma se la coperta non si allunga c’è il rischio di dover tagliare altri servizi o delegarli ai privati. Per quest’anno alla Sanità sono stati destinati tre miliardi in più, in gran parte per aumentare gli stipendi dei camici bianchi, ma rispetto al Pil (andato meglio del previsto) si tratta del 6,4 per cento, una quota destinata ad assottigliarsi nei prossimi anni.

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